La Nuova Sardegna

Un condomino l’ha chiamato Lui: sono qui a cena, che vuoi?

di Eleonora Caddeo
Un condomino l’ha chiamato Lui: sono qui a cena, che vuoi?

L’ex militare è conosciuto da tutti nel palazzo: per anni è stato l’amministratore Il racconto degli inquilini: primi segni di squilibrio dopo l’addio della compagna

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ORISTANO. «Tempo fa ho fatto del male a qualcuno e ora mi stanno cercando per farmela pagare, non posso più stare a casa, devo scappare». Era questa la paura di Walter Mancini, confidata più volte, anche in questi ultimi giorni, ad alcuni vicini di casa, residenti come lui nella palazzina arancione di via Lepanto a Oristano, facendo riferimento probabilmente a un periodo del suo passato lavorativo come carabiniere. La stessa paura che ieri pomeriggio, con buone probabilità, ha fatto scattare nella testa dell'ex militare cinquantanovenne, originario della zona di Boccea, nel Lazio, e residente a Oristano da oltre vent'anni, la scintilla di un gesto folle, portandolo a barricarsi in casa di un vicino del quarto piano, padre di una donna di 43 anni diversamente abile, e a tenerli sotto sequestro sino a tarda notte. Dall'interno del palazzo di via Lepanto è un altro vicino di casa, che intorno alle diciannove è riuscito a parlare al telefono con Walter Mancini, per tentare di dissuaderlo, a raccontare i dettagli di un pomeriggio e una nottata fuori dal comune, soffermandosi in particolar modo sulle sfumature caratteriali di un uomo in difficoltà, da qualche tempo molto fragile. Tutti i condomini lo conoscevano, sia per i suoi problemi sia perché molti anni fa Mancini era stato un buon amministratore di quel palazzo che ieri sera ha tenuto sotto scacco. «Non ti conosco, non so chi sei, io sono qui ospite a cena». Così ha risposto l'ex militare alla telefonata del vicino, rimanendo al telefono per parecchi minuti, quanto basta per far capire il pieno delirio in cui si trovava. «Ho chiamato per provare a farlo desistere – spiega il vicino – gli ho chiesto che ci facesse là e mi ha detto che era ospite a cena, era stato invitato. Poi ha iniziato a dirmi che non mi conosceva e a chiedermi perché lo stessi chiamando, ovviamente stava delirando. È venuto a bussare a casa mia anche l'altro giorno, è rimasto ore e ore a parlare, raccontando le sue preoccupazioni, mi ha detto di essere nel mirino di qualcuno a cui avrebbe fatto del male in passato e che ora lo sta cercando per regolare i conti. Io ho solo avuto paura che potesse farsi del male, è una persona buona, ma troppo, decisamente troppo fragile. Secondo quanto racconta il vicino l'ex militare avrebbe iniziato a dare i primi segnali di squilibrio pochi anni fa, dopo essere stato lasciato dalla compagna. Da quel momento ha mostrato una evidente fragilita ma non ha mai oltrepassato il limite della pericolosità per gli altri, semmai solo per se stesso. «Vivo qui da oltre quindici anni, non ha mai dato segnali di squilibrio nel primo periodo – sottolinea il vicino –. Anzi, è stato un bravo amministratore di condominio. Tutto è cambiato quando la compagna se ne è andata. Lui ha tentato anche di farla finita». Quello che viene fuori è il ritratto di un uomo di carattere mite ma turbato profondamente da alcune vicissitudini della vita. Il vicino di casa non ha dubbi: «So che ha chiuso il portone con un chiavistello, si è barricato dentro – conclude l'uomo – non aveva armi con sé, non avrebbe fatto male a nessuno. Ha solo bisogno di aiuto».

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