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Nelle spiagge presenze in calo dell’80 per cento

Nelle spiagge presenze in calo dell’80 per cento

Il dato sardo è il peggiore d’Italia. Gli albergatori: subito una campagna di comunicazione incessante

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SASSARI. Se per gli albergatori le cose vanno male, per i balneari non vanno granché meglio. I dati di giugno sono da disperazione per gli uni e per gli altri: meno 95 per cento per i proprietari di hotel, meno 80 per i gestori di stabilimenti sulle spiagge. «Per gli imprenditori balneari la stagione estiva - dice Antonio Capacchione, presidente del sindacato italiano Balneari aderente a Fipe Confcommercio - è iniziata in ritardo e con la concentrazione delle presenze nei fine settimana». Le presenze rispetto allo stesso periodo del 2019 sono in calo in tutte le regioni, ma il dato più negativo è quello sardo con, appunto, un meno 80 per cento. Un po’ meglio va nel Lazio e in Molise (-75%). Il dato migliore è quello della Toscana, con un calo contenuto al 30 per cento.

Si può ancora fare qualcosa per salvare, almeno in parte, la stagione? Il presidente di Federalberghi, Paolo Manca, è convinto di sì: «Abbiamo due-tre settimane per comunicare in modo pesante la posizione della Sardegna come destinazione sicura e assolutamente raggiungibile nel mondo. Diciamo sino al 19 luglio: dopo sarà troppo tardi. Serve una campagna istituzionale che rassicuri tutti sulla destinazione. Che spieghi che la destinazione è pronta, sta aspettando i turisti. Sottolineo che deve essere una campagna istituzionale: non bastano quelle degli alberghi. Ci vogliono tempi rapidissimi e tre settimane di comunicazione incessante. Abbiamo bisogno che la Regione faccia la sua parte. Così che le compagnie evitino di continuare a cancellare. Le compagnie aeree le abbiamo criticate, ma bisogna ammettere che organizzarsi in un mercato così instabile è difficile».

Le aziende del settore chiedono anche «certezze sui contributi alle assunzioni - conclude Manca -. Fanno la differenza tra rimanere aperti e chiudere. Noi stiamo investendo sul futuro tenedo presenti due valori: non uscire dal mercato e dare del lavoro ai dipendenti. Ma non si vincerà: se va bene finisce 0-0».

Non tutti gli albergatori si trovano nella stessa situazione. Le strutture medio-piccole sono più avvantaggiate: con livelli di riempimento più bassi riescono a fare delle economie di scala. In Sardegna la dimensione media degli alberghi è la più grande d’Italia: la media nazionale è di 30 camere per struttura e di 60 nell’isola. In questa situazione alberghi che hanno sino a 50 camere hanno maggiore capacità di aprire, almeno in parte. Chi ha 300 camere ha più difficoltà: «Non tutti stanno decidendo di aprire - ribadisce Paolo Manca, presidente di Federalberghi -. Anche nei trasporti i flussi si sono ridotti a un terzo. E non tutti vengono in albergo. È palese che non ci sono numeri sufficienti».

La distribuzione delle strutture in Sardegna non è omogenea: la maggiore concentrazione si ha in Gallura che da sola ha la metà dei posti letto. Il 18-20 per cento sta Alghero, 3-4 Oristano, 18-20 a Nuoro, il resto tra Cagliari, Chia, Villasimius, Costa Rei. A parte Alghero la costa ovest è la meno servita: dalla cittadina catalana sino a Chia ci saranno una sessantina di strutture, secondo Federalberghi.

Al sud c’è tradizionalmente una maggiore presenza di italiani quindi in quelle zone gli alberghi hanno un indice di riempimento migliore. Di fatto mancano gli stranieri. Particolare la situazione di Alghero: «Stanno aprendo in questo fine settimana - dice ancora Paolo Manca -. Chi nello scorso week end ha cercato posto ha trovato veramente poche scelte. Su 110 alberghi nel Sassarese, esclusa ovviamente la Gallura, solo una decina erano aperti». (r.pe.)



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