La Nuova Sardegna

Stop ai turisti Usa: a Elmas non si passa

di Roberto Petretto
Stop ai turisti Usa: a Elmas non si passa

Sbarco vietato per 11 passeggeri tra cui 5 americani e un’oristanese Nella notte sono ripartiti tutti verso un aeroporto del nord Europa

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SASSARI. Stop agli statunitensi: qui non si passa: nel giorno in cui l’Europa riapre i confini a molte nazioni del mondo e li mantiene chiusi per chi arriva dagli Usa, la Sardegna diventa teatro del primo “intoppo”. A farne le spese un gruppo di 11 persone, tra cui una ragazza di oristano, arrivate ieri mattina a bordo di un Dassaul Falcon 7x nell’aeroporto di Cagliari Elmas intorno alle 9. Sei adulti e 5 bambini, provenienti dal Colorado, Stati Uniti, al loro arrivo sono stati bloccati dalla polizia di frontiera. Dopo una giornata di proteste e trattative, con la Regione che ha tentato di mediare, durante la notte gli undici passeggeri si sono nuovamente imbarcati e l’aereo è decollato facendo rotta per un aeroporto del nord Europa. A Cagliari (e in Italia), gli statunitensi per ora non possono entrare. Come hanno sperimentato i 5 passeggeri con con passaporto Usa sbarcati a Elmas. Gli altri sei, con passaporto europeo, avevano invece libero accesso, pur con l’obbligo di quarantena in isolamento fiduciario. «Le regole sono cambiate mentre eravamo in volo - ha raccontato Federica Fanari, una ragazza oristanese che faceva parte del gruppo –. Ci hanno bloccato qui, ma noi alla partenza avevamo le carte in regola per arrivare in Sardegna».

Cosa è accaduto mentre l’aereo privato sorvolava l’Atlantico? Proprio ieri l’Unione europea ha riaperto le sue frontiere esterne a 15 paesi. Divieto d’ingresso, invece, per chi arriva da Stati Uniti, Russia e Brasile.

«Siamo partiti dal Colorado martedì con l’approvazione del volo. Siamo arrivati e la polizia di frontiera ci ha bloccato. Avevamo tutte le autorizzazioni, ma le regole sono cambiate mentre eravamo in volo. Ci hanno trattenuto, facendoci sbarcare agli arrivi internazionali dove siamo rimasti dalle 10 del mattino alle 4 del pomeriggio, con cinque bambini piccoli, due al di sotto di un anno, senza cibo. Poi ci hanno consentito di spostarci nella sala dell’aviazione generale». LaSogaer, società di gestione dell’aeroporto, ha cercato di alleviare il loro disagio.

Il problema riguardava solo gli americani: «I miei amici sono qui per interessi lavorativi - ha raccontato Federica Fanari -. Una di loro è qui perché ha intenzione di acquistare un’azienda in Sardegna. Lei potrebbe restare, ma i suoi tre figli, al di sotto dei 5 anni, devono essere rimpatriati . Io con passaporto italiano e i miei due figli con passaporto tedesco potremmo entrare e loro no. Nonostante siamo stati insieme negli ultimi 4 mesi, abbiamo volato insieme e quindi se c’è un pericolo Covid posso portarlo io come loro. Non ha senso fare differenze sul passaporto».

I passeggeri dell’aereo privato hanno cercato di coinvolgere la Regione, il Governo, ma non c’è stato nulla da fare: «Pensavamo di dover fare la quarantena. Avevamo preso in affitto una villa dove saremmo stati in isolamento fiduciario, abbiamo richiesto che ci vengano fatti i tamponi. Niente di tutto questo ci è stato concesso».

Gli 11 passeggeri hanno anche ricevuto la visita dell’assessore regionale al Turismo, Gianni Chessa: «La Regione non ha nessuna responsabilità per quanto accaduto. Da subito, con la collaborazione della società di gestione dell’aeroporto, ci siamo messi al lavoro - per trovare una soluzione che consentisse ai passeggeri americani di rimanere in Sardegna, anche sottoponendosi alla quarantena - ha detto il presidente della Regione, Christian Solinas - . La singolare interpretazione restrittiva delle norme da parte del Governo, opposta alla nostra ragionevolezza di garantire anche in questo caso la sicurezza sanitaria, ha inflitto un grave danno alla credibilità turistica internazionale della nostra Isola e del nostro senso di ospitalità».

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