Americani respinti a Elmas «Chiederemo i danni»
di Alessandro Pirina
Il racconto della donna di Oristano sull’aereo: «Trattati come delinquenti» La comitiva è poi approdata in Inghilterra: ci hanno accolti senza alcun problema
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SASSARI. Avevano tutte le carte in regola per arrivare in Sardegna, ma mentre sorvolavano l’Atlantico l’Ue ha cambiato le norme: stop agli arrivi dagli Usa. E così il gruppo di 11 persone atterrato all’aeroporto di Cagliari ha dovuto lasciare l’isola con destinazione Gran Bretagna. Un durissimo colpo per l’immagine della Sardegna, l’ennesimo in questa fase di ripartenza post Covid. Un cortocircuito di norme e decisioni che però avrà strascichi legali. I passeggeri non graditi alla frontiera italiana sono pronti a dare battaglia. Lo annuncia Federica Fanari, l’unica sarda del gruppo formato da cinque americani e sei europei. Tra i quali anche cinque bambini. «Per la prima volta nella mia vita non mi sono sentita orgogliosa di essere sarda – dice la donna oristanese ma residente in Germania –. Siamo stati trattati da delinquenti. Una cosa inaccettabile».
La comitiva era arrivata mercoledì mattina alle 9 nello scalo cagliaritano, ma subito è scattato lo stop. Le trattative sono andate avanti per ore, anche perché il divieto assoluto riguardava solo gli americani, mentre la legge consentiva ai 6 europei di restare in Sardegna . Alla fine, però, i primi non hanno voluto abbandonare gli amici e insieme sono ripartiti alla volta della Inghilterra. «Siamo arrivati alle 3 del mattino – racconta Federica Fanari –. È stato un viaggio massacrante. Dodici di ore di volo dal Colorado, poi l’intera giornata buttati all’aeroporto di Cagliari. Abbiamo supplicato di farci passare almeno la notte a Cagliari, con noi c’erano cinque minori. Invece, ci hanno forzatamente costretti a partire. Anche il pilota era stanco ma non hanno voluto sentire ragioni». E così hanno preso il volo per Birminghan, dove «in mezz’ora abbiamo risolto tutto, mica come nella mia fantastica Sardegna», aggiunge con amarezza la donna.
Quando il gruppo è partito dal Colorado non era stata presa alcuna decisione riguardo agli ingressi dagli Stati Uniti. «Si vociferava di uno stop ma non si sapeva nulla di più preciso – dice ancora –. Noi, però, ci siamo documentati per capire se fosse possibile partire. E abbiamo avuto tutte le autorizzazioni per il piano volo. A Cagliari sapevano che stava arrivando un aereo con 5 americani a bordo. Invece, a due ore dall’atterraggio abbiamo saputo dello stop agli Usa. Senza tenere conto delle persone che erano già in transito». E, infatti, allo sbarco l’amarissima sorpresa: la polizia di frontiera ha notificato ai passeggeri americani l’impossibilità di mettere piede sul territorio italiano. «Eravamo tutti sullo stesso aereo ma il problema riguardava solo quelli con passaporto Usa: questo a casa mia si chiama razzismo – è ancora molto arrabbiata Federica Fanari –. Ci siamo offerti di fare il tampone, di osservare la quarantena, li abbiamo supplicati di non rispedirci indietro. Nulla da fare. Non ci hanno nemmeno chiesto perché fossimo lì. Io, è vero, ero venuta in vacanza, volevo rivedere mio nonno di 84 anni, i miei genitori e mio fratello, ma la mia amica era in Sardegna per lavoro. Doveva vedere due aziende e una villa da acquistare. Invece mi ha detto che non vuole più tornarci. L’accoglienza è stata davvero pessima. La Regione si è mobilitata, era dalla nostra parte, ma non esiste comunicazione con la polizia o con lo stesso aeroporto. È assurdo che la Regione non riesca a impugnare questa decisione». Ci proveranno loro a opporsi. «Abbiamo già dato mandato a un avvocato per chiedere i danni per tutti i soldi persi. Io sono una che promuove sempre la mia cara Sardegna, ma questa volta mi sono sentita davvero poco orgogliosa di esserlo».
La comitiva era arrivata mercoledì mattina alle 9 nello scalo cagliaritano, ma subito è scattato lo stop. Le trattative sono andate avanti per ore, anche perché il divieto assoluto riguardava solo gli americani, mentre la legge consentiva ai 6 europei di restare in Sardegna . Alla fine, però, i primi non hanno voluto abbandonare gli amici e insieme sono ripartiti alla volta della Inghilterra. «Siamo arrivati alle 3 del mattino – racconta Federica Fanari –. È stato un viaggio massacrante. Dodici di ore di volo dal Colorado, poi l’intera giornata buttati all’aeroporto di Cagliari. Abbiamo supplicato di farci passare almeno la notte a Cagliari, con noi c’erano cinque minori. Invece, ci hanno forzatamente costretti a partire. Anche il pilota era stanco ma non hanno voluto sentire ragioni». E così hanno preso il volo per Birminghan, dove «in mezz’ora abbiamo risolto tutto, mica come nella mia fantastica Sardegna», aggiunge con amarezza la donna.
Quando il gruppo è partito dal Colorado non era stata presa alcuna decisione riguardo agli ingressi dagli Stati Uniti. «Si vociferava di uno stop ma non si sapeva nulla di più preciso – dice ancora –. Noi, però, ci siamo documentati per capire se fosse possibile partire. E abbiamo avuto tutte le autorizzazioni per il piano volo. A Cagliari sapevano che stava arrivando un aereo con 5 americani a bordo. Invece, a due ore dall’atterraggio abbiamo saputo dello stop agli Usa. Senza tenere conto delle persone che erano già in transito». E, infatti, allo sbarco l’amarissima sorpresa: la polizia di frontiera ha notificato ai passeggeri americani l’impossibilità di mettere piede sul territorio italiano. «Eravamo tutti sullo stesso aereo ma il problema riguardava solo quelli con passaporto Usa: questo a casa mia si chiama razzismo – è ancora molto arrabbiata Federica Fanari –. Ci siamo offerti di fare il tampone, di osservare la quarantena, li abbiamo supplicati di non rispedirci indietro. Nulla da fare. Non ci hanno nemmeno chiesto perché fossimo lì. Io, è vero, ero venuta in vacanza, volevo rivedere mio nonno di 84 anni, i miei genitori e mio fratello, ma la mia amica era in Sardegna per lavoro. Doveva vedere due aziende e una villa da acquistare. Invece mi ha detto che non vuole più tornarci. L’accoglienza è stata davvero pessima. La Regione si è mobilitata, era dalla nostra parte, ma non esiste comunicazione con la polizia o con lo stesso aeroporto. È assurdo che la Regione non riesca a impugnare questa decisione». Ci proveranno loro a opporsi. «Abbiamo già dato mandato a un avvocato per chiedere i danni per tutti i soldi persi. Io sono una che promuove sempre la mia cara Sardegna, ma questa volta mi sono sentita davvero poco orgogliosa di esserlo».
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