Il Ppr scatena la bagarre scambio di accuse in aula
di Umberto Aime
Discussione a oltranza sulla leggina, l’opposizione presenta 682 emendamenti
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CAGLIARI. Troppi, 682 emendamenti, all’inizio erano più del doppio, per votare le correzioni al Piano paesaggistico nella notte di mercoledì. Il centrodestra non ce l’ha fatta neanche 24 ore dopo. L’ostruzionismo delle opposizioni ha vinto per il secondo giorno di fila. La maggioranza ci riproverà oggi e stavolta dovrebbe riuscirsi. Dalla sua, lo sa bene, ha il vantaggio dei numeri, e quindi «finché ci va, faremo sfogare la minoranza». Perché, hanno fatto trapelare ancora dalla coalizione al governo, «mai rinunceremo a queste correzioni sacrosante». Visto che, come ha ribadito l’assessore all’urbanistica, Quirico Sanna, «serviranno a sbloccare l’ultimo lotto della Sassari-Alghero, la statale Olbia-Arzachena e altre opere pubbliche». Mentre «oggi dobbiamo chiedere il permesso allo Stato centrale se un cantiere ricade nella fascia costiera, nell’agro e nei terreni intorno ai beni identitari. Sia chiaro – ha proseguito Sanna – non ci sono all’orizzonte chissà quali altri spaventosi obiettivi. La nostra è solo una battaglia meritoria per l’autonomia della Sardegna. Mai e poi mai per il cemento. Chi sostiene il contrario, ci offende». Ma finora è stata proprio questa dichiarata «giustificazione giuridica» ad aver scatenato la rivolta del centrosinistra e dei Cinque stelle. «Bugiardi, le due strade sono solo il vostro cavallo di Troia. La verità è che volete spazzare via i vincoli con questa legge-inganno. Quattordici anni dopo il Piano paesaggistico, volete rifar costruire dovunque e addirittura riesumare migliaia e migliaia di metri cubi, quelli del passato, bloccati dal 2016», è stata la replica unanime delle opposizioni, con in testa Gianfranco Ganau del Pd. Il botta e risposta è andato avanti su questa falsariga per oltre 10 ore, senza pause, con anche un bel po’ di scintille.
Lo scontro. È stata una giornata di fuoco sin dall’inizio della seduta. La bagarre è scoppiata, nel primo pomeriggio, dopo uno scontro verbale fra Angelo Cocciu, Forza Italia, ed Eugenio Lai di Liberi e uguali. A innescare la miccia è stata questa richiesta del consigliere di opposizione, Lai: «Vorrei conoscere il numero di pagina degli emendamenti». Nella provocazione è caduto il capogruppo di Forza Italia, Cocciu, che ha sbottato: «Avete rotto le palle. Ora basta». Da uno schieramento e dall’altro, a quel punto, sono volate parole ancora più grosse. Il presidente del Consiglio, Michele Pais, però non s’è fatto travolgere dal tafferuglio globale. Impugnata la campanella di servizio, in un battibaleno ha riacciuffato il comando: «Colleghi, quest’aula non può essere trasformata in una bettola. Vi richiamo entrambi, ricordando che dopo la seconda ammonizione, sarete espulsi». La calma è ritornata d’incanto, ma solo per cinque minuti. Un secondo round ha avuto come protagonisti Franco Mula del Psd’Az e Desirè Manca dei Cinque stelle, che si sono beccati . «Non riuscirete a fermarci», ha intimato il sardista. «Basta con le minacce», è stata la replica secca dai banchi dell’opposizione. Pais è dovuto intervenire: «Sono io a dire: finitela. Anche voi due siete richiamati all’ordine. Chiunque continuerà a esprimersi con questi toni da bar inqualificabile, lo farò portare via di peso». Dopo l’ennesimo avvertimento, non ci sono stati altri duelli verbali, ma la tensione ha continuato a essere altissima..
Tam tam romano. A calmare le fazioni non è stata neanche la notizia che il governo Conte sarebbe pronto a promuovere la Sassari-Alghero al rango di opera strategica. Se lo facesse, metterebbe fine non solo al contenzioso di fronte al Tar fra la Regione e il ministero ai beni culturali sulla quattro corsie, ma anche a quello burocratico fra lo stesso ministero e quello ai lavori pubblici. Ma l’eventuale decisione di Palazzo Chigi non arriverà prima della settimana prossima. «Anche se Conte dovesse dire la sua, non cambierà nulla», hanno fatto sapere dalla maggioranza, «perché, lo ribadiamo, la nostra è una crociata». Nel frattempo, nella notte, ogni emendamento della minoranza è stato bocciato sempre con almeno 10 voti di scarto. «Pazienza, abbiamo altre 600 “cartucce” a disposizione», hanno detto dai banchi dell’opposizione.
Lo scontro. È stata una giornata di fuoco sin dall’inizio della seduta. La bagarre è scoppiata, nel primo pomeriggio, dopo uno scontro verbale fra Angelo Cocciu, Forza Italia, ed Eugenio Lai di Liberi e uguali. A innescare la miccia è stata questa richiesta del consigliere di opposizione, Lai: «Vorrei conoscere il numero di pagina degli emendamenti». Nella provocazione è caduto il capogruppo di Forza Italia, Cocciu, che ha sbottato: «Avete rotto le palle. Ora basta». Da uno schieramento e dall’altro, a quel punto, sono volate parole ancora più grosse. Il presidente del Consiglio, Michele Pais, però non s’è fatto travolgere dal tafferuglio globale. Impugnata la campanella di servizio, in un battibaleno ha riacciuffato il comando: «Colleghi, quest’aula non può essere trasformata in una bettola. Vi richiamo entrambi, ricordando che dopo la seconda ammonizione, sarete espulsi». La calma è ritornata d’incanto, ma solo per cinque minuti. Un secondo round ha avuto come protagonisti Franco Mula del Psd’Az e Desirè Manca dei Cinque stelle, che si sono beccati . «Non riuscirete a fermarci», ha intimato il sardista. «Basta con le minacce», è stata la replica secca dai banchi dell’opposizione. Pais è dovuto intervenire: «Sono io a dire: finitela. Anche voi due siete richiamati all’ordine. Chiunque continuerà a esprimersi con questi toni da bar inqualificabile, lo farò portare via di peso». Dopo l’ennesimo avvertimento, non ci sono stati altri duelli verbali, ma la tensione ha continuato a essere altissima..
Tam tam romano. A calmare le fazioni non è stata neanche la notizia che il governo Conte sarebbe pronto a promuovere la Sassari-Alghero al rango di opera strategica. Se lo facesse, metterebbe fine non solo al contenzioso di fronte al Tar fra la Regione e il ministero ai beni culturali sulla quattro corsie, ma anche a quello burocratico fra lo stesso ministero e quello ai lavori pubblici. Ma l’eventuale decisione di Palazzo Chigi non arriverà prima della settimana prossima. «Anche se Conte dovesse dire la sua, non cambierà nulla», hanno fatto sapere dalla maggioranza, «perché, lo ribadiamo, la nostra è una crociata». Nel frattempo, nella notte, ogni emendamento della minoranza è stato bocciato sempre con almeno 10 voti di scarto. «Pazienza, abbiamo altre 600 “cartucce” a disposizione», hanno detto dai banchi dell’opposizione.
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