La Nuova Sardegna

La 4 corsie Sassari-Alghero 30 anni di lotte e docce gelate

di Silvia Sanna
La 4 corsie Sassari-Alghero 30 anni di lotte e docce gelate

Via libera negli anni Ottanta: ultimati tre lotti, all’appello manca solo l’ultimo Destra, sinistra e anche i 5 stelle uniti per superare i paletti del ministero

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SASSARI. Un percorso a ostacoli iniziato più di 30 anni fa, quando il Piano paesaggistico non era neppure lontanamente nei pensieri della giunta. Già allora però la strada a quattro corsie Sassari-Alghero era considerata una priorità. Impensabile andare avanti ancora a lungo con un tracciato tortuoso e pericolosissimo tutto l’anno ma in particolare d’estate: con l’assalto dei turisti nella Riviera del Corallo e la transumanza dei giovani sassaresi nelle discoteche, all’epoca affollatissime, di Alghero, il fine settimana era puntualmente costellato di croci. Ma se il primo progetto della nuova strada venne approvato a metà degli anni Ottanta, il primo tratto vide la luce solo nel 1999. A frenarne la realizzazione furono le proteste, prima dei proprietari dei terreni che dovevano essere espropriati e poi degli ambientalisti. Il completamento del quarto lotto, nella zona della borgata di Bancali, sembrò una sorta di miracolo. Ma l’opera era ancora tutta in salita. Il calendario corre sino al 2013: quell’anno, 14 dopo rispetto al quarto, furono inaugurati il terzo e il secondo lotto. All’appello mancava, e manca tuttora, il primo lotto, quello che va dalla cantoniera di Rudas al centro abitato e la bretella che da lì taglia verso l’aeroporto. Tre chilometri e mezzo d’asfalto intorno ai quali è scoppiata la battaglia politica. Tre chilometri e mezzo che uniscono, perché tutti vogliono che la quattro corsie venga completata: quella strozzatura non ha senso, dicono esponenti di maggioranza e opposizione, sindaci ed ex sindaci di diverso colore politico, i soldi ci sono e i progetti anche. Dunque facciamo battaglia per realizzarli. I primi problemi risalgono al 2015: all’appello mancano circa 120 milioni di euro ma l’impasse viene risolto dallo “sblocca cantieri” e dalla Regione. Tutto ok allora? Neanche per sogno. Il primo lotto della quattro corsie secondo il ministero è “impattante e incompatibile con le prescrizioni del Ppr approvato nel 2006. Parte la mobilitazione guidata dall’allora sindaco di Alghero Mario Bruno. Presìdi, sit-in e altre iniziative per difendere il diritto ad avere una strada sicura. Il progetto viene modificato dall’Anas per mitigare l’impatto dell’opera sul territorio con l’obiettivo di ottenere il via libera. Nel frattempo c’è anche il rischio di perdere i finanziamenti stanziati dal Cipe, e questo sarebbe il ko definitivo. Nel 2018 la situazione è ancora in stallo e parte la nuova protesta con gazebo, container e raccolta di firme lungo la strada. Stessa unità politica di sempre ma dal governo giallo-verde formato all’epoca da M5s e Lega arriva nell’estate del 2019 la mazzata: nonostante le rassicurazioni dell’allora ministro grillino Toninelli il Mibact ribadisce il no alla quattro corsie, l’ultimo tratto dovrà essere realizzato a due corsie. Il nuovo sindaco di Alghero Mario Conoci, Psd’Az, decide di alzare la voce come il suo predecessore. I parlamentari isolani assicurano: risolveremo il problema. Tutti scendono in campo: dal M5s alla Lega al Pd. Le posizioni e le strategie sono diverse ma l’obiettivo finale è comune. Paola Deiana, deputata algherese del M5s dice che «la strada è finita in ostaggio dei tecnici». Di mezzo c’è la crisi del governo e la nuova alleanza giallorossa «che ha portato a un cambio degli interlocutori, ma ce la faremo». Il capogruppo Pd in Regione Gianfranco Ganau insiste sul tema della sicurezza e sul fatto che il progetto sia «antecedente al piano paesaggistico regionale». Siamo a gennaio 2020, la Regione decide di impugnare al Tar la decisione del ministero. Ma, considerato che l’ostacolo è il Ppr, la maggioranza di centrodestra decide di intervenire sul piano. Ed è su questa modifica che si innesca la nuova battaglia politica. Il centrodestra vuole superare il problema con una legge regionale di interpretazione autentica che svincoli dall’obbligo di intesa con il governo in materia di urbanistica. «Sbagliato – tuona l’ex sindaco Mario Bruno – come già spiegato dai tecnici del Mibact. L’unica strada corretta è quella ricercata insieme nei giorni scorsi al Mit. Poiché l’istruttoria, come ha ribadito recentemente il Tar, non è ancora chiusa, la si completi nel luogo deputato: il Consiglio dei Ministri. Solo la Presidenza può ora ribaltare il parere Via negativo e lo deve fare per salvaguardare gli interessi generali. La soluzione può essere solo politica».

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