La Nuova Sardegna

L’ultimo anno nell’ombra passeggiate e battute sul calcio

di Valeria Gianoglio
L’ultimo anno nell’ombra passeggiate e battute sul calcio

I compaesani: dopo la scarcerazione faceva la vita di un pensionato qualsiasi I vicini di casa: usciva ogni sera per andare a firmare, una puntualità maniacale

4 MINUTI DI LETTURA





INVIATA A ORGOSOLO. Un anno e quasi un mese trascorsi come un pensionato qualsiasi. Come se i quasi 50 anni di carcere, le fughe avventurose, le accuse e le condanne, i processi e la grazia, e poi di nuovo il carcere e la ritrovata libertà sul filo di lana, non fossero mai esistiti. Come se non si chiamasse Graziano Mesina, ma fosse un maturo signore di 78 anni, che ogni giorno esce di casa del nipote per fare due passi, bere un caffè, parlare della Juve e del Cagliari – le sue squadre del cuore – e ultimamente anche con il sindaco, del turismo «che in paese quest’anno è molto meno per colpa del coronavirus».

Finita l’epopea del bandito primula rossa, gli ultimi 388 giorni, prima del guizzo finale di giovedì sera – quando per la prima volta non si è presentato a firmare in caserma dai carabinieri e non si è fatto trovare in casa per essere accompagnato in carcere – Graziano Mesina li ha trascorsi in una quotidianità ordinaria. Una routine di basso profilo fatta di piccole cose, di brevi chiacchierate con i compaesani in piazza Caduti in guerra, di aria pura, scorci di verde, e camminate in paese. E scandita da due sole certezze implacabili: l’obbligo di presentarsi in caserma tutte le sere alle 19 per firmare il registro e l’obbligo di restare a casa dalle 22 alle 7 del mattino successivo. Così prevedevano le misure che ne avevano accompagnato la scarcerazione l’8 giugno di un anno fa, dal penitenziario di Badu ’e Carros. E così, ogni giorno di questi ultimi 388 da uomo quasi libero, Graziano Mesina ha fatto, rispettando tutte le prescrizioni senza fiatare e senza particolari commenti. Chi lo ha visto passare tutte le sere, per recarsi in caserma in via Sicilia, ne ricorda l’estrema puntualità. Quasi maniacale. «Si fermava sempre davanti al cancello di ingresso dell’edificio – raccontano i vicini – e aspettava che arrivassero le 19 in punto. Poi entrava, firmava, due saluti e se ne andava». Eccolo qui, dunque, il primo anno di Mesina da uomo di nuovo libero, seppur tra diverse restrizioni. Un anno e poco più “low profile” e tutto sommato abbastanza ritirato. Se si esclude la quotidiana passeggiata lungo corso Repubblica fino alla caserma per rispettare l’obbligo di firma, i vicini non lo vedevano granché, o quantomeno non era di sicuro una presenza rumorosa ma decisamente discreta. Al market Cossu, sempre su corso Repubblica, la commessa ieri mattina non sapeva nemmeno della sua “irreperibilità”. «Qui da noi in negozio – diceva – non lo abbiamo visto». Idem alla lavanderia “Sa ’e zia Mele” dall’altro lato di casa Mesina dove di buon’ora, ieri, ci si affaccendava per pulire il pavimento del locale: «Mesina? Non ci siamo accorti di nulla». Orgosolo è un paese stanco di commentare la presenza, le assenze e le vicissitudini giudiziarie di un compaesano accolto bene sì, ma spesso sentito come ingombrante perché attrattore di microfoni, telecamere, domande moleste e di clichè abusati «Mesina? Sì, passa qui quasi ogni mattina – racconta, in piazza Caduti in guerra, il piccolo gruppetto di pensionati e amici della quotidianità – parliamo del più e del meno, delle solite cose, del paese e del calcio. Sì, del calcio gli piace parlare: Mesina parla di Juve e di Cagliari».

Anni luce, per l’appunto: anni luce da quegli stralci di conversazione intercettati a suo tempo dalle forze dell’ordine: quelli dove secondo l’accusa e i giudici Mesina parlava anche delle sue scorrerie di tempi passati. La sua seconda vita da uomo libero, invece, Mesina l’ha trascorsa da uomo forse un po’ stanco e consapevole che stavolta forse era meglio dosare le chiacchiere, le telefonate, i ricordi di anni vivaci. Eccolo qui, insomma, il suo anno low profile. «In piazza Caduti lo abbiamo visto spesso – racconta Miriam Corrias, che gestisce il chiosco per i turisti e organizza i tour, anche con le audioguide, per conoscere i murales – si fermava con il solito gruppetto per due chiacchiere». E a pochi metri, una famigliola di turisti bresciani attende di cominciare il tour tra le bellezze del paese. «Mesina? Sì, abbiamo saputo – dicono – ma noi siamo qui per i murales». «Umanamente mi dispiace – dice il sindaco Dionigi Deledda – ma la giustizia deve fare il suo corso. L’ho incontrato diverse volte, in questi mesi, in giro in paese. Abbiamo parlato di tutto, della crisi, della mancanza di turisti a causa del Covid. Ripeto, per lui umanamente mi dispiace ma il paese è concentrato su altro: perché la mancanza di turisti sta bloccando anche tutto l’indotto. Ma lo diceva anche Mesina, quando chiacchieravamo, “Ci riprenderemo”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative