La Nuova Sardegna

Nave cargo finisce in secca I cozzari: «Danni ingenti»

di Serena Lullia
Nave cargo finisce in secca I cozzari: «Danni ingenti»

L’incidente alle 2,30: forse provocato dal vento che soffiava a 30 nodi

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OLBIA. La corsa della nave merci Grimaldi si ferma alle 2,30 su una secca di sabbia profonda quasi cinque metri. A due passi dalla banchina del porto industriale di Cala Saccaia dove era attesa per l’ormeggio. L’Eurocargo Valencia rimane inchiodato in quel punto per tutto il giorno. Due i rimorchiatori chiamati per tirarlo fuori dal trappolone sabbioso. Per la Capitaneria, che sull’incidente ha aperto una inchiesta amministrativa, la nave si è incagliata a causa del forte vento. Per contrastare i 30 nodi di ponente, il comandante avrebbe allargato il raggio della manovra, ma una raffica avrebbe spinto il cargo sul banco di sabbia. Nessun danno alle persone e ai vicini impianti delle cozze secondo la Guardia costiera. Danni ingenti, ma ancora da quantificare per 5 cooperative del Consorzio molluschicoltori, che in quello specchio di mare portano avanti l’antica tradizione olbiese dell’allevamento di mitili. Il Consorzio ha chiesto lo stato di evento calamitoso per le piccole aziende del mare.

L’incidente. Il cargo Grimaldi è un bestione del mare di 196 metri di lunghezza. Partito da Livorno carico di merci era atteso all’ormeggio al molo Cocciani per le 4. Sarebbe dovuto ripartire alle 7 per ritornare in Toscana. Due i rimorchiatori al lavoro per disincagliarlo. A coordinare da bordo i mezzi il proprietario, Achille Onorato.

La ricostruzione. La Capitaneria di porto ha ricostruito la dinamica dell’incidente. Per il direttore marittimo del nord Sardegna, Maurizio Trogu, a causarlo è stato il forte vento. «Gli anemometri della Capitaneria hanno registrato 30 nodi nelle prime ore del mattino di ieri – spiega il capitano di vascello –. Il comandante, su suggerimento del pilota salito a bordo come da procedura, ha allargato il raggio di manovra per contrastare il forte vento. Una raffica ha fatto però scarrocciare la nave verso il fondale di sabbia di cinque metri. E per fortuna, altrimenti sarebbe finita sulle concessioni di cozze».

Nessun danno. Per la Capitaneria l’incidente «non ha causato danni alle persone e nessun danno o problemi ad alcuna struttura e impianto portuale. Salva l’operatività dello scalo per quanto concerne il traffico passeggeri e merci», si legge in una nota. Concetti che il comandante Trogu spiega ancora meglio escludendo che la nave Grimaldi abbia invaso l’area in cui vengono allevate le cozze. «Abbiamo fatto un sopralluogo con la motovedetta – sottolinea –. I filari sono tutti dritti. La nave è rimasta incagliata a 200 metri dalle aree dei mitilicoltori. Non può aver toccato i filari durante la manovra. I tracciati radar confermano che il cargo non ha cambiato la rotta».

Quintali di cozze addio. Ivan Giua è arrivato a Cala Saccaia alle prime luci del giorno. Ha 45 anni, orgogliosamente indattaraiu (mitilicoltore) da tre generazioni. Le parole si impastano alle lacrime quando racconta cosa resta dell’azienda Il faro. Il suo avvocato, Michele Ponsano, ha presentato denuncia. «Non è rimasto nulla – ripete –. È un disastro. Ci sono filari in parte compromessi e in parte spariti. Avevo 2500 quintali di cozze pronte per la vendita. Ho perso tutto. I danni sono enormi. Non parliamo solo del prodotto pronto per la vendita, ma dell’intero impianto che non c’è più. Filari, corpi morti». Comincia a fare la conta dei danni anche Michele Degortes. «Cerchiamo di salvare il salvabile. Un anno di lavoro spazzato via in pochi minuti. Speriamo che qualcuno ci aiuti. Faremo ciò che è necessario per far valere i nostri diritti in tutte le sedi». Il Consorzio molluschicoltori di cui fanno parte le cooperative fa il punto della situazione. «Ci sono una quarantina di filari spostati o ammatassati – spiega il presidente Raffaele Bigi –. Quattro non sono più nella loro posizione, deduciamo si siano spostati anche i corpi morti. Una grossa quantità di prodotto è andata persa perché è andata a fondo. Non sappiamo quantificare nel dettaglio i danni ma cinque cooperative sono state danneggiate. Il Faro, Shardana, DegoMitili, Sa.Ma. e Nuova OlbiaMitili. Domani faremo un sopralluogo più attento per cercare di salvare il salvabile. Il nostro è un prodotto vivo, non stiamo lì in attesa del risarcimento. La stagione era iniziata in ritardo per il blocco Covid, ma le vendite stavano andando bene». Bigi ipotizza cosa sia successo ieri mattina. «Inizialmente pensavamo a un cambio di rotta della nave con ingresso tra i filari. Poi ci è stato detto che il cargo si era arenato. Alla luce di esperienze precedenti, che mi hanno toccato personalmente, credo che nel tentativo di evitare lo scarroccio sia stata data un’accelerata molto forte che ha generato un’onda che ha travolto i filari. A meno che ieri mattina non ci sia stato uno tsunami che nessuno ha segnalato».

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