La difficile competizione coi prodotti fake
Secondo la Fao, 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura dal lavoro delle api, difenderlo significa perciò assicurarci ad esempio mele, pere, fragole, ciliegie, angurie e meloni. E...
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Secondo la Fao, 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura dal lavoro delle api, difenderlo significa perciò assicurarci ad esempio mele, pere, fragole, ciliegie, angurie e meloni. E questi insetti sono anche un importante indicatore della salute dell’ambiente. Ma c’è chi è riuscito a creare un falso miele, molto difficile da distinguere da quello proveniente da un’arnia:si tratta di miscele di sciroppi di glucosio e fruttosio ottenuti da riso e mais con l’aggiunta di aromi e pollini, “orrori” agroalimentari che possono configurare una vera frode in commercio. A utilizzarli è spesso l’industria dolciaria che cerca prodotti a basso costo. E infatti questo finto miele può essere venduto a prezzi molto più bassi. Ma sono soprattutto i prodotti veri ma di scarsa qualità a mettere fuori gioco i piccoli produttori, cioè quasi tutti quelli sardi, che non possono competere con i meccanismi della grande distribuzione. «Per produrre un chilo di miele genuino – spiega Schirra di Apiaresos – l’apicoltore spende 4 euro. È quindi lecito porsi delle domande quando si trova in vendita un prodotto a 1,50 euro». (a.palm.)
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