La Nuova Sardegna

Tremila in meno al suono della campanella

Tremila in meno al suono della campanella

Gli iscritti sono circa 196mila. Riaprire istituti nei piccoli Comuni: un’idea per i bimbi della Primaria

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Tremila in meno, in linea con le ultime previsioni che non lasciavano spazio all’ottimismo. Gli studenti sardi ai nastri di partenza a settembre saranno poco più di 196mila: per il secondo anno la popolazione scolastica scende sotto le 200mila unità. Era successo per la prima volta a settembre 2019: nell’anno che poi sarebbe stato segnato prepotentemente dal coronavirus, gli iscritti erano 199.760, con un calo di 2788 unità in 12 mesi. Complessivamente nell’arco di 3 anni, dal 2018 al 2020, la scuola sarda ha perso più di 8mila studenti. Con un calo più netto nella fascia 3-10 anni, tra scuola dell’infanzia e primaria. Colpa del calo delle nascite, diventato emergenza dal 2013 dopo il baby boom che ha caratterizzato il periodo precedente. Inizia ad arrancare moltissimo anche la scuola media, resistono gli istituti superiori ma anche in questo caso gli effetti si faranno sentire molto presto. Il calo fisiologico però non si tradurrà nella chiusura di scuole. L’assessore alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu l’aveva detto in tempi non sospetti, quando il Covid-19 non esisteva nemmeno nella fantasia: «Non chiuderò mai alcuna scuola, mi incatenerò per difendere tutti i presìdi». Concetto ribadito con forza durante e dopo l’emergenza sanitaria che ha posto il problema contrario: altro che chiuderle, le nuove regole di sicurezza potrebbero imporre la riapertura di scuole non più utilizzate, soprattutto nei Comuni più piccoli, per garantire spazi adeguati e distanze. L’idea piace molto a Biancareddu e anche all’Anci: è vista infatti come una occasione da cogliere al volo per ridare un sussulto di vita ai paesi aggrediti dallo spopolamento. Ma si può fare? Il direttore dell’ufficio scolastico regionale Feliziani pone qualche dubbio. «È una strada percorribile se parliamo degli studenti più piccoli, della materna e della primaria. È chiaro che se c’è un nucleo proveniente dallo stesso paese che frequenta la scuola in un altro comune, sarebbe conveniente riportarli a casa riducendo il disagio per loro, per le famiglie ed eliminando il trasporto. Ma se parliamo di ragazzi più grandi, magari delle Superiori, inseriti in un gruppo e abituati a studiare in un contesto urbano più vivace, allora credo che riportarli nel loro piccolo paese sarebbe solo un’ingiustizia nei loro confronti». (si. sa)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative