Continua la fuga dal resort: altri 20 lavoratori vanno via
di Valeria Gianoglio
I colleghi seguono le cameriere che hanno lasciato il villaggio Palmasera
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DORGALI. Prima le cameriere, poi tutto il personale della cucina, compresi diversi colleghi maschi, alcuni dei quali non residenti in Sardegna, infine un tam tam fitto di telefonate che arriva da altre strutture alberghiere della stessa catena: tutte accomunate dallo stesso tipo di contratto e dalle stesse condizioni di lavoro. Le dimissioni in massa di una cinquantina di lavoratrici del villaggio Palmasera di Cala Gonone, come uno tsunami, sta coinvolgendo a macchia d’olio altri dipendenti stagionali del turismo. Dopo le cameriere – poi sostituite da altre lavoratrici – si sono dimessi anche venti dipendenti della cucina e c’è anche la possibilità che si dimettano pure i lavoratori di altre strutture gemelle del Palmasera, dipendenti dalla stessa società. Ma mettersi in contatto con l’azienda per avere informazioni, anche ieri, si è rivelato impossibile: il telefono del villaggio continua a squillare senza che nessuno risponda, e la cosa, anche sui social, è stata spesso al centro di proteste da parte di potenziali clienti che non riescono a mettersi in contatto con la struttura.
«La storia di queste lavoratrici ha toccato moltissime persone – spiega Antonella Fancello, insegnante dorgalese che per prima sui social ha reso pubblica la vicenda dopo che le stesse lavoratrici le avevano chiesto di farlo – e ha toccato tanti perché queste donne hanno dimostrato grande coraggio, si sono ribellate, e sono rimaste unite». E la storia delle dimissioni in massa sta scatenando le reazioni di tante altre donne, e non solo nell’isola. «Già due anni fa, a Cala Gonone, avevamo segnalato all’ispettorato del lavoro una vicenda identica a quella del Palmasera – spiega Domenica Muravera, rappresentante provinciale della Filcams-Cgil – E purtroppo non è finita: casi come quello ce ne sono tanti, soprattutto nel settore del turismo e spesso le vittime sono le donne che lavorano come stagionali. Ma bisogna reagire: come Filcams-Cgil facciamo appello alle istituzioni perché tutti insieme, ciascuno per la sua competenza, possiamo porre fine a questo genere di richieste e di condizioni di lavoro, e siamo pronti anche a forme di lotta e protesta davanti ai cancelli del villaggio e di tutti coloro che applicheranno queste condizioni lavorative. Troppe volte vengono applicati contratti capestro, siglati da datori di lavori e da sindacati poco rappresentativi e che prevedono condizioni molto diverse, e decisamente svantaggiose per i lavoratori, rispetto agli altri contratti. Per questo dico alle donne di stare attente, ma anche di condurre le loro battaglie dall’interno, prima di pensare alle dimissioni, e rivolgendosi a chi conosce bene il mondo del lavoro e dei contratti. Perché si può fare tanto: gli strumenti ci sono. E non bastano i post su Facebook, servono denunce all’ispettorato del lavoro e un percorso di lotta sostenuto dal sindacato. Siamo e saremo sempre al fianco di queste lavoratrici: il turismo, sotto questo profilo, è da troppi anni terra di nessuno. Troppi casi come quello del Palmasera, troppi contratti capestro».
E il caso del Palmasera, insieme alla richiesta di un piano straordinario per il lavoro delle donne, è approdato in questi giorni anche sul tavolo del presidente della Regione, Christian Solinas, attraverso le istanze presentate dalla presidente dell’associazione “Coordinamento3-Donne di Sardegna”, Carmina Conte. «Nell’incontro con il presidente Solinas – spiega – abbiamo rimarcato l’urgenza di un intervento straordinario a sostegno dell’occupazione femminile, gravemente compromessa dall'emergenza Covid 19, e il presidente ha detto che interverrà a breve con un piano, un programma di lavoro specifico e urgente. Inoltre come Coordinamento3 stiamo organizzando delle iniziative specifiche proprio sulle donne nel turismo. Sulla questione dell’occupazione delle donne avevamo già allora posto la questione di un Piano Straordinario, accompagnato a un rafforzamento del sistema dei servizi socioassistenziali, gravemente carenti. In Sardegna, secondo i dati dell'ufficio statistico della Regione, le donne occupate nel 2019, erano il 47,3 per cento, la media nazionale il 53,8 per cento, quella europea il 67,3: eravamo sotto di 20 punti. Inoltre la maggior parte delle donne sono occupate in settori come i servizi, il terziario, il turismo, il commercio, l’artigianato e la piccola impresa: quelli più fragili e con ruoli meno garantiti, precari e peggio pagati e che la crisi ha colpito più duramente, come dimostra il caso Palmasera».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«La storia di queste lavoratrici ha toccato moltissime persone – spiega Antonella Fancello, insegnante dorgalese che per prima sui social ha reso pubblica la vicenda dopo che le stesse lavoratrici le avevano chiesto di farlo – e ha toccato tanti perché queste donne hanno dimostrato grande coraggio, si sono ribellate, e sono rimaste unite». E la storia delle dimissioni in massa sta scatenando le reazioni di tante altre donne, e non solo nell’isola. «Già due anni fa, a Cala Gonone, avevamo segnalato all’ispettorato del lavoro una vicenda identica a quella del Palmasera – spiega Domenica Muravera, rappresentante provinciale della Filcams-Cgil – E purtroppo non è finita: casi come quello ce ne sono tanti, soprattutto nel settore del turismo e spesso le vittime sono le donne che lavorano come stagionali. Ma bisogna reagire: come Filcams-Cgil facciamo appello alle istituzioni perché tutti insieme, ciascuno per la sua competenza, possiamo porre fine a questo genere di richieste e di condizioni di lavoro, e siamo pronti anche a forme di lotta e protesta davanti ai cancelli del villaggio e di tutti coloro che applicheranno queste condizioni lavorative. Troppe volte vengono applicati contratti capestro, siglati da datori di lavori e da sindacati poco rappresentativi e che prevedono condizioni molto diverse, e decisamente svantaggiose per i lavoratori, rispetto agli altri contratti. Per questo dico alle donne di stare attente, ma anche di condurre le loro battaglie dall’interno, prima di pensare alle dimissioni, e rivolgendosi a chi conosce bene il mondo del lavoro e dei contratti. Perché si può fare tanto: gli strumenti ci sono. E non bastano i post su Facebook, servono denunce all’ispettorato del lavoro e un percorso di lotta sostenuto dal sindacato. Siamo e saremo sempre al fianco di queste lavoratrici: il turismo, sotto questo profilo, è da troppi anni terra di nessuno. Troppi casi come quello del Palmasera, troppi contratti capestro».
E il caso del Palmasera, insieme alla richiesta di un piano straordinario per il lavoro delle donne, è approdato in questi giorni anche sul tavolo del presidente della Regione, Christian Solinas, attraverso le istanze presentate dalla presidente dell’associazione “Coordinamento3-Donne di Sardegna”, Carmina Conte. «Nell’incontro con il presidente Solinas – spiega – abbiamo rimarcato l’urgenza di un intervento straordinario a sostegno dell’occupazione femminile, gravemente compromessa dall'emergenza Covid 19, e il presidente ha detto che interverrà a breve con un piano, un programma di lavoro specifico e urgente. Inoltre come Coordinamento3 stiamo organizzando delle iniziative specifiche proprio sulle donne nel turismo. Sulla questione dell’occupazione delle donne avevamo già allora posto la questione di un Piano Straordinario, accompagnato a un rafforzamento del sistema dei servizi socioassistenziali, gravemente carenti. In Sardegna, secondo i dati dell'ufficio statistico della Regione, le donne occupate nel 2019, erano il 47,3 per cento, la media nazionale il 53,8 per cento, quella europea il 67,3: eravamo sotto di 20 punti. Inoltre la maggior parte delle donne sono occupate in settori come i servizi, il terziario, il turismo, il commercio, l’artigianato e la piccola impresa: quelli più fragili e con ruoli meno garantiti, precari e peggio pagati e che la crisi ha colpito più duramente, come dimostra il caso Palmasera».
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