Due miliardi di danni dalla siccità in Sardegna, la salvezza è nella tecnologia

Il premio Nobel Valentini parla delle scelte imposte anche nell’isola dai cambiamenti climatici «Se restiamo immobili siamo senza speranza: ma l’uomo ha la capacità di risolvere i problemi» .

SASSARI. I soldi che si investono oggi in ricerca, infrastrutture, organizzazione delle risorse idriche probabilmente saranno ripagati domani in minori danni sul sistema agricolo sardo: è la prospettiva che si para davanti alla nostra isola alle prese con i cambiamenti climatici planetari che a queste latitudini stanno già producendo conseguenze sotto forma di siccità devastanti e alluvioni spesso catastrofiche. «Ma io ho fiducia nell’uomo e nella sua capacità di modificare le cose, di risolvere i problemi. Certo, se resteremo fermi, senza fare nulla, non avremo speranza». Parla ispirato dalla consapevolezza della ragione, dello studio, dell’esperienza sul campo Riccardo Valentini, professore ordinario all’Università della Tuscia. Nel 2007, insieme ad altri scienziati del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici nel 2007 è stato insignito del premio Nobel per la pace per le ricerche condotte sul cambiamento climatico. Da tempo collabora con l’università di Sassari per la sperimentazione di un sistema irrigazione dei vigneti: «Stiamo applicando delle tecnologie che abbiamo sviluppato insieme al gruppo guidato dalla professoressa Donatella Spano. Un apparecchio misura per ogni vite consumo di acqua e umidità del terreno. Un sensore controlla il colore delle foglie per avere una valutazione dello stato di salute della pianta. I dati vengono inviati in cloud ogni ora e così permettono di valutare in tempo reale il consumo idrico e tutta una serie di parametri».

La tecnologia: il futuro. È il futuro dell’agricoltura. O, meglio, è la strada obbligata: l’acqua sarà sempre più scarsa e si accentuerà la lotta tra le esigenze dell’agricoltura contrapposte a quelle dell’uso civile e industriale.

Negli ultimi 20 anni, in Italia il settore agricolo ha subito danni per 15 miliardi di euro causati dalla siccità. Di questi, il 50 per cento è stato concentrato in appena quattro regioni: oltre a Emilia Romagna Puglia e Sicilia, c’è la Sardegna. In ognuna di queste quattro Regioni c’è stato quindi, in media, un danno di circa 2 miliardi di euro.

«La tecnologia può aiutare a risparmiare l’acqua - dice ancora Riccardo valentini -. Bisogna pensare sempre di più a ridurre la cosiddetta impronta idrica. Produrre in agricoltura consumando meno acqua può comportare anche un vantaggio sul mercato. In Italia non abbiamo molti esempi: uno è sicuramente in gruppo Mutti che cerca di incentivare i produttori per poi comunicare questo messaggio ai consumatori».

Organizzazione. Indispensabile puntare sulla tecnologia, dunque, ma anche su «un sistema di governance più efficiente: nella gestione delle risorse idriche in Italia c’è un’enorme stratificazione di competenze. Manca un coordinamento nazionale del sistema idrico. Tra Consorzi di bonifica, Autorità di bacino, Regioni, Stato, in alcuni casi associazioni comunali, c’è una frammentazione di competenze. Il sistema va messo in ordine.

Investimenti. Terzo elemento essenziale: le infrastrutture: sono necessari investimenti importanti nelle manutenzione perché le reti idriche sono obsolete e in alcune zone d’Italia (la Sardegna è tra queste) va perduto sino al 50 per cento dell’acqua.

Risparmio. Infine serve una campagna di educazione al risparmio rivolta ai consumatori. Senza interventi in questi quattro settori le cose si faranno complicate in futuro. «In Italia il settore agricolo assorbe il 70 per cento delle risorse idriche - ricorda Valentini -. Il resto se lo dividono gli usi civili e industriali. I cambiamenti climatici peggiorano la situazione. La Sardegna si trova in una zona di clima Mediterraneo sottoposta a ondate di calore e siccità. Gli scenari sono molto severi. L’altra faccia sono i valori estremi di precipitazione. L’agricoltura fa le spese di questa situazione».

Il fattore umano. Riccardo Valentini nutre comunque una illuminata fiducia nell’uomo: «Oggi abbiamo la possibilità di lavorare su grandi quantità di dati. I big data possono avere un utilizzo importante nell’agricoltura. Poi abbiamo satelliti con sempre maggiore deinifizione, sensori sempre più intelligenti. Tutta questa tecnologia ci consentirà sempre più di monitorare e prendere decisioni, anche grazie a nuovi processori che avranno una loro intelligenza e saranno in grado di adottare decisioni in modo rapido e automatico. È un futuro vicino: servono volontà politica e investimenti. Ma è anche una strada che crea lavoro per tanti giovani. E poi ci aiuterà a ridurre il danno economico: dobbiamo sempre valutare questo aspetto».

@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA



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