Partecipate della Regione: ancora troppi sprechi
di Umberto Aime
Ogni anno il sottobosco costa 350 milioni. L’operazione pulizia va avanti da due legislature ma è lenta
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CAGLIARI. L’operazione disboscamento va avanti. Le società controllate dalla Regione sono sempre meno. Anche se è ancora lontano il traguardo annunciato tre anni fa dalla giunta di centrosinistra: da 91 scenderanno a 18 fra partecipate dirette e indirette. Finora non è stato facile bonificare questo mondo talmente confuso da essere etichettato un «pozzo senza fondo», dalla Corte dei conti, o la «prateria degli orrori», dal team guidato da Carlo Cottarelli, il professore taglia sprechi. La conferma di quanto siano veri questi giudizi è ribadita dalla contabilità della Regione: ogni anno la collettività sborsa 350 milioni per tenere in vita un labirinto spesso sospettato di essere la terra di mezzo in cui si consumano spartizioni e clientele.
Lo stato dell’arte. Qualcosa ha sforbiciato di recente anche la giunta Solinas. Pochi mesi fa, con una delibera, ha confermato la chiusura della Nuova Mineraria Silius, in liquidazione da una vita, e della Sarind, era legata alla Cartiera di Arbatax, cancellandola dal registro delle imprese. Ancora: ha azzerato l’Agrosarda, era una controllata dall’agenzia Agris, e che da pochi mesi non esiste più dopo aver depositato l’ennesimo bilancio in rosso. Di recente è finito anche il calvario della Fluorite Spa, proprietaria di una miniera dismessa a Silius. Poche settimane fa un gruppo bresciano ha chiesto di riaprire la galleria, per farla fruttare dopo che l’ente pubblico mai è riuscito nell’impresa. Prospettive a parte, a gennaio la Fluorite è stata assorbita dall’Igea, che, a sua volta, dopo diverse disavventure giudiziarie, dovrà essere presto centrifugata. Come? Con la drastica riduzione dei costi, in sinergia con un’altra controllata dalla Regione, la Carbosulcis, e a cascata chiuderanno diverse società satellite ormai inattive. Sempre il centrodestra, con la stessa delibera, ha deciso lo scioglimento dell’Insar. È la società costituita, nel 1981, dalla Regione e dal Governo per dare lavoro a chi era in cassa integrazione. Missione sempre fallita fino a essere travolta, anni fa, da due bufere contabili e aver mancato, nel 2019, la rinascita con i cantieri comunali. Prima che cominciasse l’agonia, il gruppo è stato messo in liquidazione.
Quello che è stato fatto. Dal riepilogo, pubblicato con la delibera, risulta che sono state cancellate le passività di Hydrocontrol, Sigma Invest, Nuova Valriso, Palmas cave, Stl Nord, Seamag e Mobilità Sardegna. Nel 2017 era stato annunciato che, grazie al disboscamento, il risparmio sarebbe stato di 9,5 milioni. Il traguardo, però, non è stato raggiunto. Da anni sono in bilico una ventina di liquidazioni. Per esempio di Fase1, doveva sperimentare medicinali ma non ha tirato fuori nulla, e dell’accoppiata Biotecne-Biosistema, che di digeribile non ha prodotto un solo bilancio. È bloccata anche la chiusura di 20 società controllate dalla GeSe, costola della banca regionale Sfirs, e dal consorzio scientifico Crs4.
Quello da fare. Fra le urgenze dichiarate dalla giunta Solinas, c’è di sicuro la conclusione del passaggio alla Sfirs del gruppo Bic Sardegna, che in questi anni per lo sviluppo ha fatto sempre gran poco, i dipendenti passeranno all’Agenzia per il lavoro, e la messa in liquidazione della Progemisa, ultima testimonianza del glorioso Ente minerario. Poi dovrà liberarsi della Saremar, affondata anni fa dall’esperimento della Flotta sarda e anche da una lite milionaria con la vecchia Tirrenia. Sempre quest’anno, la Giunta riproverà a piazzare le quote che ha ancora in porticcioli, ippodromi e consorzi. Finora non l’è andata bene: nessuno ha voluto quei pacchetti di carta straccia. L’ultimo colpo l’ha messo a segno due anni fa, con i 25mila euro incassati dalla vendita del 5 per cento di un attracco nel Sud Sardegna. Poi da allora la Regione è andata solo e sempre in bianco, o meglio in rosso.
Lo stato dell’arte. Qualcosa ha sforbiciato di recente anche la giunta Solinas. Pochi mesi fa, con una delibera, ha confermato la chiusura della Nuova Mineraria Silius, in liquidazione da una vita, e della Sarind, era legata alla Cartiera di Arbatax, cancellandola dal registro delle imprese. Ancora: ha azzerato l’Agrosarda, era una controllata dall’agenzia Agris, e che da pochi mesi non esiste più dopo aver depositato l’ennesimo bilancio in rosso. Di recente è finito anche il calvario della Fluorite Spa, proprietaria di una miniera dismessa a Silius. Poche settimane fa un gruppo bresciano ha chiesto di riaprire la galleria, per farla fruttare dopo che l’ente pubblico mai è riuscito nell’impresa. Prospettive a parte, a gennaio la Fluorite è stata assorbita dall’Igea, che, a sua volta, dopo diverse disavventure giudiziarie, dovrà essere presto centrifugata. Come? Con la drastica riduzione dei costi, in sinergia con un’altra controllata dalla Regione, la Carbosulcis, e a cascata chiuderanno diverse società satellite ormai inattive. Sempre il centrodestra, con la stessa delibera, ha deciso lo scioglimento dell’Insar. È la società costituita, nel 1981, dalla Regione e dal Governo per dare lavoro a chi era in cassa integrazione. Missione sempre fallita fino a essere travolta, anni fa, da due bufere contabili e aver mancato, nel 2019, la rinascita con i cantieri comunali. Prima che cominciasse l’agonia, il gruppo è stato messo in liquidazione.
Quello che è stato fatto. Dal riepilogo, pubblicato con la delibera, risulta che sono state cancellate le passività di Hydrocontrol, Sigma Invest, Nuova Valriso, Palmas cave, Stl Nord, Seamag e Mobilità Sardegna. Nel 2017 era stato annunciato che, grazie al disboscamento, il risparmio sarebbe stato di 9,5 milioni. Il traguardo, però, non è stato raggiunto. Da anni sono in bilico una ventina di liquidazioni. Per esempio di Fase1, doveva sperimentare medicinali ma non ha tirato fuori nulla, e dell’accoppiata Biotecne-Biosistema, che di digeribile non ha prodotto un solo bilancio. È bloccata anche la chiusura di 20 società controllate dalla GeSe, costola della banca regionale Sfirs, e dal consorzio scientifico Crs4.
Quello da fare. Fra le urgenze dichiarate dalla giunta Solinas, c’è di sicuro la conclusione del passaggio alla Sfirs del gruppo Bic Sardegna, che in questi anni per lo sviluppo ha fatto sempre gran poco, i dipendenti passeranno all’Agenzia per il lavoro, e la messa in liquidazione della Progemisa, ultima testimonianza del glorioso Ente minerario. Poi dovrà liberarsi della Saremar, affondata anni fa dall’esperimento della Flotta sarda e anche da una lite milionaria con la vecchia Tirrenia. Sempre quest’anno, la Giunta riproverà a piazzare le quote che ha ancora in porticcioli, ippodromi e consorzi. Finora non l’è andata bene: nessuno ha voluto quei pacchetti di carta straccia. L’ultimo colpo l’ha messo a segno due anni fa, con i 25mila euro incassati dalla vendita del 5 per cento di un attracco nel Sud Sardegna. Poi da allora la Regione è andata solo e sempre in bianco, o meglio in rosso.
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