Per Puddu cade l’accusa di violenza sessuale
Ridimensionata in Cassazione la posizione dell’ex sindaco, che adesso potrebbe evitare il carcere
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CAGLIARI. Cade definitivamente anche l’accusa di violenza sessuale continuata e per il chiacchieratissimo ex sindaco di Portoscuso Adriano Puddu (73 anni) si profila una pena che lo potrebbe tenere lontano dal carcere. E’ stata la sezione penale della Corte di Cassazione ad accogliere in parte il ricorso degli avvocati Ivano Iai e Giuseppe Andreozzi disponendo l’annullamento con rinvio della sentenza con la quale il 26 settembre dell’anno scorso la Corte d’Appello di Cagliari aveva condannato l’ex esponente democristiano a sei anni e quattro mesi di reclusione, la stessa pena inflittagli dal tribunale. Ora sarà un nuovo collegio di secondo grado a riprendere in mano il voluminoso fascicolo che riguarda Puddu, caratterizzato da intercettazioni boccaccesche, per rideterminare la pena tenendo conto di quanto la Cassazione ha stabilito: via del tutto anche l’ultimo episodio di violenza sessuale che pesava sul bilancio processuale dell’ex sindaco, a suo carico resta solo induzione indebita a dare o a promettere utilità, un reato di recente elaborazione che comprende e riassume una parte delle accuse contestate a suo tempo dalla Procura cagliaritana.
Conti alla mano, la pena potrebbe calare a quattro anni, forse quattro anni e mezzo. Come dire che considerato il tempo che Puddu ha trascorso fra carcere e custodia domiciliare, la pena potrebbe risultare coperta dalla sospensione condizionale.
Ma al di là delle conseguenze sul piano delle sanzioni, il pronunciamento della Cassazione infligge un nuovo colpo all’inchiesta della Procura, che strada facendo attraverso i gradi del giudizio ha perso imputazioni gravissime nonostante il primo giudizio del tribunale si sia svolto col rito immediato. Ora scompare dallo scenario processuale anche il famigerato 609 bis, la violenza sessuale che in questo caso sarebbe stata commessa «con persona in stato di inferiorità fisica o psichica». Un’accusa particolarmente odiosa sulla quale i difensori Iai e Andreozzi hanno insistito a lungo dei ricorsi perché venisse cancellata.
Resta invece in piedi la ricostruzione accusatoria della Procura, confermata nei tra gradi del giudizio, del «sistema Puddu» basato su sussidi, promesse, uso disinvolto del potere politico. Un sistema articolatissimo che ha finito per coinvolgere anche alcune giovani e giovanissime donne la cui posizione - e la cui testimonianza - ha pesato gravcemente sul processo. (m.l)
Conti alla mano, la pena potrebbe calare a quattro anni, forse quattro anni e mezzo. Come dire che considerato il tempo che Puddu ha trascorso fra carcere e custodia domiciliare, la pena potrebbe risultare coperta dalla sospensione condizionale.
Ma al di là delle conseguenze sul piano delle sanzioni, il pronunciamento della Cassazione infligge un nuovo colpo all’inchiesta della Procura, che strada facendo attraverso i gradi del giudizio ha perso imputazioni gravissime nonostante il primo giudizio del tribunale si sia svolto col rito immediato. Ora scompare dallo scenario processuale anche il famigerato 609 bis, la violenza sessuale che in questo caso sarebbe stata commessa «con persona in stato di inferiorità fisica o psichica». Un’accusa particolarmente odiosa sulla quale i difensori Iai e Andreozzi hanno insistito a lungo dei ricorsi perché venisse cancellata.
Resta invece in piedi la ricostruzione accusatoria della Procura, confermata nei tra gradi del giudizio, del «sistema Puddu» basato su sussidi, promesse, uso disinvolto del potere politico. Un sistema articolatissimo che ha finito per coinvolgere anche alcune giovani e giovanissime donne la cui posizione - e la cui testimonianza - ha pesato gravcemente sul processo. (m.l)
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