Addio all’Ats, resuscitate le vecchie 8 Asl
La commissione Sanità dà il via libera alla riforma: esulta la maggioranza. Le opposizioni attaccano: solo un poltronificio
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CAGLIARI. Le 8 Asl stanno per tornare. Il primo passo è stato compiuto: con i soli voti della maggioranza di centrodestra, la commissione sanità del Consiglio regionale ha decretato la fine dell’Azienda unica, l’Ats, dopo solo 4 anni. «Riporteremo i servizi nei territori e li potenzieremo», è stato il commento immediato dell’assessore Mario Nieddu, Lega. «È l’ennesimo ribaltone», per le opposizioni, che hanno votato contro, e l’unico risultato sarà quello di «moltiplicare le poltrone, mentre non migliorerà l’efficienza della sanità, uscito malconcio dall’emergenza Covid-19». Il cammino della riforma, comunque, è ancora lungo. Dopo il primo via libera in commissione, spetterà al Consiglio delle autonomie locali esprimere un parere. Poi, a fine mese, il testo ritornerà in commissione e ad agosto dovrebbe essere votato dal Consiglio. Non è finita. Di sicuro la riforma non entrerà a regime subito: è scontato che la fase d’avvio sarà gestita dai commissari almeno fino a metà dell’anno prossimo. Fatti un po’ di calcoli, il taglio del nastro per le Asl potrebbe essere in primavera.
La mappa. Le Aziende saranno otto e dovrebbero avere gli stessi confini delle Province: Sassari, Gallura, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis Iglesiente e Cagliari, compresa la Città metropolitana. Per capire, però, quali Comuni faranno parte di un’Asl o dell’altra, bisognerà aspettare un’altra mappa: quella degli Enti locali, anche questa in attesa di essere discussa dal Consiglio.
Le novità. Sarà l’Ares, la nuova azienda regionale, a prendere il posto dell’Ats nella gestione amministrativa e del personale. Tutto il resto, ospedali compresi, invece sarà controllato direttamente dalle Asl. Continueranno a essere autonomi il Brotzu, le Aziende universitarie di Cagliari e Sassari e l’Areus, per l’emergenza-urgenza. Anche se un altro partito di maggioranza, l’Udc-Cambiamo, ha messo sul tappeto la proposta che trasferisce gran parte dell’ex 118, suddiviso di nuovo in otto, sotto il controllo delle Aziende sanitarie.
L’obiettivo. Secondo la maggioranza, l’Ats è stata un fallimento. «Ha accentrato l’organizzazione – fa sapere – e spogliato i territori di troppi servizi. Con la nostra riforma, invece, garantiremo i livelli essenziali di assistenza in modo omogeneo, riavvicinando i presidi socio-sanitari ai cittadini». Intanto, l’assessorato alla sanità ha stabilito il nuovo budget: 3 miliardi e 270 milioni, più 3,5 milioni per abbattere le liste d’attesa e altri 380 in tre anni destinati agli investimenti.
Lo scontro. Maggioranza e opposizione, che ha presentato un’ottantina di emendamenti, sono ai ferri corti da mesi. Anche se il presidente della commissione sanità, Domenico Gallus, Udc, ha detto: «Il voto è arrivato persino prima del previsto e siamo soddisfatti del risultato. Il vero confronto sarà in aula». Per poi annunciare: «La nuova rete dei posti letto prevede anche tre nuovi ospedali a Sassari, Cagliari e Iglesias. Buona parte dei soldi che serviranno ci sono». Per il capogruppo Pd, Gianfranco Ganau, l’unica certezza è che «la moltiplicazione delle poltrone ai costerà oltre 3 milioni l’anno ma senza risolvere i problemi reali». Per Daniele Cocco, Leu, «il centrodestra pensa al potere, non alle liste d’attesa e agli ambulatori chiusi». È duro il giudizio anche dei Progressisti, «non c’è traccia dell’annunciata sanità diffusa», secondo Francesco Agus, e dei 5 stelle, con Michele Ciusa: «Le Asl saranno solo snodi di sottogoverno». La maggioranza ha replicato in commissione: «L’avevamo promesso, oltre un anno fa: rivoluzioneremo la sanità. Abbiamo mantenuto la parola e niente ci fermerà». (ua)
La mappa. Le Aziende saranno otto e dovrebbero avere gli stessi confini delle Province: Sassari, Gallura, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis Iglesiente e Cagliari, compresa la Città metropolitana. Per capire, però, quali Comuni faranno parte di un’Asl o dell’altra, bisognerà aspettare un’altra mappa: quella degli Enti locali, anche questa in attesa di essere discussa dal Consiglio.
Le novità. Sarà l’Ares, la nuova azienda regionale, a prendere il posto dell’Ats nella gestione amministrativa e del personale. Tutto il resto, ospedali compresi, invece sarà controllato direttamente dalle Asl. Continueranno a essere autonomi il Brotzu, le Aziende universitarie di Cagliari e Sassari e l’Areus, per l’emergenza-urgenza. Anche se un altro partito di maggioranza, l’Udc-Cambiamo, ha messo sul tappeto la proposta che trasferisce gran parte dell’ex 118, suddiviso di nuovo in otto, sotto il controllo delle Aziende sanitarie.
L’obiettivo. Secondo la maggioranza, l’Ats è stata un fallimento. «Ha accentrato l’organizzazione – fa sapere – e spogliato i territori di troppi servizi. Con la nostra riforma, invece, garantiremo i livelli essenziali di assistenza in modo omogeneo, riavvicinando i presidi socio-sanitari ai cittadini». Intanto, l’assessorato alla sanità ha stabilito il nuovo budget: 3 miliardi e 270 milioni, più 3,5 milioni per abbattere le liste d’attesa e altri 380 in tre anni destinati agli investimenti.
Lo scontro. Maggioranza e opposizione, che ha presentato un’ottantina di emendamenti, sono ai ferri corti da mesi. Anche se il presidente della commissione sanità, Domenico Gallus, Udc, ha detto: «Il voto è arrivato persino prima del previsto e siamo soddisfatti del risultato. Il vero confronto sarà in aula». Per poi annunciare: «La nuova rete dei posti letto prevede anche tre nuovi ospedali a Sassari, Cagliari e Iglesias. Buona parte dei soldi che serviranno ci sono». Per il capogruppo Pd, Gianfranco Ganau, l’unica certezza è che «la moltiplicazione delle poltrone ai costerà oltre 3 milioni l’anno ma senza risolvere i problemi reali». Per Daniele Cocco, Leu, «il centrodestra pensa al potere, non alle liste d’attesa e agli ambulatori chiusi». È duro il giudizio anche dei Progressisti, «non c’è traccia dell’annunciata sanità diffusa», secondo Francesco Agus, e dei 5 stelle, con Michele Ciusa: «Le Asl saranno solo snodi di sottogoverno». La maggioranza ha replicato in commissione: «L’avevamo promesso, oltre un anno fa: rivoluzioneremo la sanità. Abbiamo mantenuto la parola e niente ci fermerà». (ua)
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