Delitto del lago, niente ricorso per i minori: in libertà tra meno di 5 anni

L’assassinio di Manuel Careddu: Giada e Cosmin rinunciano alla Cassazione

GHILARZA. Ha già mosso i primi passi fuori dalla struttura di Roma che la ospita dal giorno dell’arresto. Non da sola, ma sempre accompagnata dagli operatori, Giada Campus ha potuto lasciare per poche ore e in giorni diversi quelle mura in cui è reclusa dal settembre del 2018. Nelle prossime settimane, anche Cosmin Nita, varcherà la soglia dell’istituto minorile di Quartucciu. Non è ancora l’inizio vero e proprio dell’attività esterna che fa parte del percorso rieducativo, ma sono i primi contatti con la vita di tutti i giorni che i due ragazzi avevano interrotto quando finirono in manette, incastrati dalle intercettazioni ambientali che avevano svelato tutti i segreti e gli orrori dell’omicidio di Manuel Careddu.

Per loro un assaggio della libertà che godranno tra meno di cinque anni. Per l’assassinio del diciottenne di Macomer, commesso la sera dell’11 settembre del 2018 in un terreno nelle campagne di Soddì sulle sponde del lago Omodeo, Giada Campus e Cosmin Nita erano stati condannati a quattordici anni dal tribunale per i minori. Del gruppo di cinque amici, erano i due a non aver ancora compiuto diciotto anni la sera del delitto, commesso per risolvere i problemi insorti a causa di un debito di droga che avevano contratto proprio con Manuel Careddu. Il loro percorso giudiziario ha avuto quindi tempi e luoghi diversi rispetto a quello degli altri tre imputati, i poco più che ventenni ghilarzesi Christian Fodde, Riccardo Carta e Matteo Satta condannati rispettivamente all’ergastolo, a trent’anni e a sedici anni e otto mesi.

Il 2 marzo scorso, Giada Campus e Cosmin Nita avevano visto confermata in appello la pena che i giudici avevano comminato loro in primo grado. Rimaneva a entrambi la possibilità di presentare ricorso in Cassazione, ma hanno scelto di non andare oltre accettando quel che i tribunali avevano già deciso sino a quel momento. Hanno preferito prendere atto della condanna a quattordici anni e rinunciare all’ultimo grado di giudizio, scelta che peraltro avrebbe anche allungato i tempi dell’avvio del percorso rieducativo.

Attendere la fissazione di una nuova udienza avrebbe significato automaticamente anche lo slittamento della data in cui la condanna sarebbe diventata definitiva e rimandare ulteriormente tutti quegli istituti che la detenzione minorile prevede per il recupero dei condannati. E allora, di fronte a questo bivio, hanno preferito imboccare la strada che li porterà alla libertà nel più breve tempo possibile. Nelle scorse settimane, tramite lettera, entrambi hanno dapprima comunicato la loro decisione agli avvocati Giancarlo Frongia, legale di Giada Campus, e Gianfranco Siuni, difensore di Cosmin Nita. Quindi c’è stata la rinuncia formale di presentare ricorso in Cassazione, fatto che apre loro la porta per il percorso rieducativo.

Per La ragazza ciò ha già significato l’uscita dalla struttura in alcune sporadiche occasioni, sempre accompagnata dagli operatori, e anche la possibilità di cominciare a svolgere dei lavori interni. A giorni anche Cosmin Nita avrà la stessa possibilità. Poi verrà avviata l a fase di riabilitazione, periodo indispensabile per arrivare al momento in cui entrambi godranno di permessi e successivamente della semilibertà. Sono le possibilità che la legislazione, che riguarda l’espiazione delle pene, garantisce a chi ha commesso i delitti prima dei diciotto anni.

Un ulteriore periodo trascorso in qualche comunità specifica accorcerebbe ulteriormente i tempi, per cui è matematico ritenere che nel giro di quattro anni e qualche mese, entrambi tornino a essere persone libere. Sempre che il percorso di riabilitazione si compia senza ostacoli o altri problemi di natura giudiziaria ed educativa.

Se per i due minorenni all’epoca del delitto del lago, la strada verso il ritorno in società è imboccata, per i tre maggiorenni ci sarà ancora da attendere. La legislazione per chi compie delitti dopo i diciott’anni è molto più severa per cui gli anni da trascorrere in carcere, soprattutto per Christian Fodde e Riccardo Carta, sono ancora molti. A meno che non ci siano riduzioni di pena in appello. Il processo di secondo grado non è stato ancora fissato, rallentato anche dall’emergenza sanitaria così come l’intera macchina della giustizia.

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