La Nuova Sardegna

Il dolore di quel giorno è ancora vivo

Il dolore di quel giorno è ancora vivo

Cerimonie a Sestu e Villamassargia. A Sassari Pais depositerà un’agenda rossa

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SASSARI. Un murale a Sestu, il suo paese. Da lì Emanuela Loi era partita poco più che maggiorenne per entrare in polizia. Oggi i suoi concittadini la ricorderanno, come fanno ogni anno con puntualità e commozione da quando è morta, uccisa dalla mafia a Palermo, insieme al giudice Paolo Borsellino e altri quattro agenti della scorta. Un murale a Sestu ricorderà per sempre la poliziotta, già insignita della medaglia d’oro al valor civile. C’è il suo viso in alto e sotto alcuni bambini che la guardano, come esempio da ammirare e da seguire. Il programma della giornata prevede alle 9.30 una cerimonia nella cappella del cimitero con la messa che sarà officiata dal cappellano provinciale della Polizia di Stato don Eugenio Cocco. Al termine sulla tomba di Emanuela Loi alla presenza del vicario del Questore Giovanni Marziano sarà deposta una corona d’alloro a nome del capo della Polizia. Un’altra cerimonia si svolgerà a Villamassargia: alle 9.30 la scoperta della targa in una rotatoria del centro abitato dedicata ad Emanuela Loi.

A Sassari, alle 16 e 58, orario in cui il carico di morte esplose in via D’Amelio, sarà depositata un’agenda rossa nel parco intitolato alla poliziotta uccisa dal presidente del Consiglio regionale Michele Pais. «Sono passati 28 anni ma il dolore non si attenua soprattutto in Sardegna che ha pagato con la vita di Emanuela Loi, tra l’altro prima donna della Polizia a morire in servizio, un tributo pesantissimo alla lotta alla mafia», dice Pais. «Il sacrificio di Emanuela, come di tutte le altre vittime, deve essere costantemente ricordato. Esprimo, anche a nome dell’intero Consiglio regionale della Sardegna, il più profondo dolore per la strage la cui memoria, a distanza di tanti anni, ci fa ancora inorridire. Quest’anno – conclude Pais – con tutti gli altri Presidenti delle assemblee legislative d’Italia, abbiamo voluto ricordare con questo gesto simbolico le vittime innocenti di quell’attentato terroristico». Un’agenda rossa, simile a quella da cui il giudice Borsellino non si separava mai.

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