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sant’antioco, la denuncia di italia nostra 

La nave incagliata attira i curiosi, flora a rischio

di Carlo Floris
La nave incagliata attira i curiosi, flora a rischio

SANT’ANTIOCO. Sono cominciate nei giorni scorsi le operazioni di demolizione della Cdry Blue, la nave lunga 108 metri per 18 di larghezza, finita sulla scogliera vicina a Capo Sperone, nel sud ovest...

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SANT’ANTIOCO. Sono cominciate nei giorni scorsi le operazioni di demolizione della Cdry Blue, la nave lunga 108 metri per 18 di larghezza, finita sulla scogliera vicina a Capo Sperone, nel sud ovest dell’isola, il 21 dicembre. In questi mesi in mare fortunatamente non sembrano essersi verificati fenomeni di inquinamento, ma purtroppo qualche effetto negativo della presenza della nave lo si è avuto sul promontorio di fronte. Il continuo via vai di curiosi ha tracciato un sentiero allargando il precedente percorso per le mountain bike a spese della flora locale, facendo strage di ginestre, ginepri e palme nane in una zona di protezione speciale, sito di tutela della Comunità europea per l’avifauna. In questa area nidificano rapaci, come il falco pellegrino e il falco di Eleonora, la pernice sarda e altre specie meritevoli di tutela.

Ecco perché per andare a osservare la nave sarebbe bastato percorrere a piedi alcune centinaia di metri senza necessità di arrivare sul posto in auto. «A mio avviso – dice Graziano Bullegas, segretario regionale di Italia Nostra – questi sono i cosiddetti danni collaterali. Quando accadono certi eventi si sviluppa una sorta di turismo dell’orrido, praticato da tante persone, tra l’altro in un ambiente che avrebbe bisogno di presenze controllate. Queste purtroppo sono le conseguenze. Tutta la zona di Capo Sperone è particolarmente delicata, il mare e la terra. Avremmo voluto per la Cdry Blue una soluzione tipo quella della Costa Concordia, con il rimorchio dello scafo in un porto attrezzato per il recupero di quello che è oramai un rottame di materiale variegato. Il cantiere non durerà meno di 90 giorni considerato anche che si dovrà agire in funzione delle condizioni del mare, in una costa alta e che non consente un agevole intervento da terra».

L’attenzione quindi non va posta solo sul cantiere a mare - la nave è già circondata da una barriera galleggiante di boe che segnalano il cantiere - ma anche sui danni a terra.

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