La canapa crea 500 nuovi imprenditori
di Luca Urgu
In provincia di Nuoro un boom di coltivatori della variante legale. Le piantagioni si moltiplicano, ma attenzione ai rischi
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NUORO. Il business che crea opportunità di lavoro e prospettive di guadagno sta animando una parte dell’economia del centro Sardegna: è il business della nuova coltura della canapa. Che poi tanto nuova non è, ma ora la versione legale (con il thc sotto lo 0,6, il tetraidrocannabinolo, un principio attivo che si lega ai ricettori delle cellule nervose) offre aspettative di lauti guadagni e sta segnando un ritorno alla campagna in grande stile.
È tutto un fiorire di nuove imprese che si stanno dedicando alla coltivazione del prodotto: un autentico boom nei primi sette mesi di quest’anno, con incrementi percentuali altissimi rispetto agli stessi periodi del 2019 e del 2018.
L’ambizione, complice un clima praticamente perfetto tutto l’anno per la coltivazione della marjuana, è quella di far diventare la nostra isola la nuova Giamaica del Mediterraneo. E l’interesse verso il mondo della canapa va decisamente oltre le statistiche ufficiali che ancora sottostimano il fenomeno in forte espansione in tutte le province e particolarmente florido in questo territorio.
I dati fotografano una realtà di almeno 500 nuove imprese che si sono registrate alla Camera di Commercio di Nuoro con i titolari “coltivatori in erba” di canapa sativa, questa volta è davvero il caso di dirlo, che hanno deciso di “autodenunciarsi” in Questura. Un atto non obbligatorio, ma consigliato e prudente per dire alla giustizia che «sì, siamo coltivatori di marjuana, ma di quella consentita dalla normativa» e oggi richiesta nel mercato per una miriade di ragioni. Non certo produttori dello stupefacente da vendere nel mercato illegale che in questi ultimi 10 anni ha portato al sequestro di numerosi piantagioni e al conseguente arresto dei proprietari del fondo.
Le 500 nuove imprese registrate per la coltivazione di canapa sativa sono una cifra arrotondata in difetto per una serie di motivazioni che non fanno convergere in un unico calderone la statistica complessiva molto più elevata. E poi, tanti altri coltivatori di canapa non si sono ancora dichiarati o lo hanno fatto ad altre forze dell’ordine come carabinieri, guardia di finanza o forestale.
Sta di fatto che basta percorrere il territorio del Nuorese e dell’Ogliastra nelle principali vie di comunicazione per scorgere ad occhio nudo le coltivazioni sbucate quasi all’improvviso nelle campagne dei vari comuni in terreni vicinissimi ai centri abitati in precedenza abbandonati o lasciati al pascolo del bestiame o alle colture ortive e ora invece ricoperti di verdi e rigogliosi canapeti.
Che sia un new deal per l’agricoltura sarda è ancora presto per dirlo, certo il fenomeno in costante crescita ha consistenza e sta interessando molti grossisti anche a livello internazionale attirati dalla qualità dell’erba sarda. «La nascita di nuove imprese in questo comparto e la variazione di altre esistenti, cresciute in maniera esponenziale in questi primi sette mesi del 2020 è un dato oggettivo», dice Mariangela Crabolu, direttrice della Confagricoltura Nuoro Ogliastra, «È sicuramente un tipo di coltivazione che dà spazio a molti sbocchi, una cosa che può preoccupare è che tutta questa attenzione rischia di saturare il mercato. Vedo molto interesse ma anche un po’ di improvvisazione in un mercato comunque complesso dove come sempre farà valere le sue regole di selezione naturale e premierà chi ha portato avanti l’attività con attenzione alla qualità più che alla quantità del prodotto».
Come si diceva l’improvvisazione non paga, il rischio di vedere compromesso l’alto investimento iniziale (piantine, impianti di irrigazione e concimi) è reale. Quindi chi vuole fare le cose bene si affida a professionisti. «È vero, si tratta di impianti molto delicati e particolari che necessitano di una preparazione del terreno come le colture ortive o arboree. L’irrigazione e la sono fondamentali per avviare un impianto produttivo», ha detto Francesco Piras, componente del direttivo dell’ordine dei dottori agronomi della provincia di Nuoro. «La fase vegetativa - conclude Piras - va gestita con altrettanta attenzione per controllare infestanti, altrimenti si rischia di pregiudicare il prodotto sacrificando un investimento importante e il costo del lavoro per un buco nell’acqua».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È tutto un fiorire di nuove imprese che si stanno dedicando alla coltivazione del prodotto: un autentico boom nei primi sette mesi di quest’anno, con incrementi percentuali altissimi rispetto agli stessi periodi del 2019 e del 2018.
L’ambizione, complice un clima praticamente perfetto tutto l’anno per la coltivazione della marjuana, è quella di far diventare la nostra isola la nuova Giamaica del Mediterraneo. E l’interesse verso il mondo della canapa va decisamente oltre le statistiche ufficiali che ancora sottostimano il fenomeno in forte espansione in tutte le province e particolarmente florido in questo territorio.
I dati fotografano una realtà di almeno 500 nuove imprese che si sono registrate alla Camera di Commercio di Nuoro con i titolari “coltivatori in erba” di canapa sativa, questa volta è davvero il caso di dirlo, che hanno deciso di “autodenunciarsi” in Questura. Un atto non obbligatorio, ma consigliato e prudente per dire alla giustizia che «sì, siamo coltivatori di marjuana, ma di quella consentita dalla normativa» e oggi richiesta nel mercato per una miriade di ragioni. Non certo produttori dello stupefacente da vendere nel mercato illegale che in questi ultimi 10 anni ha portato al sequestro di numerosi piantagioni e al conseguente arresto dei proprietari del fondo.
Le 500 nuove imprese registrate per la coltivazione di canapa sativa sono una cifra arrotondata in difetto per una serie di motivazioni che non fanno convergere in un unico calderone la statistica complessiva molto più elevata. E poi, tanti altri coltivatori di canapa non si sono ancora dichiarati o lo hanno fatto ad altre forze dell’ordine come carabinieri, guardia di finanza o forestale.
Sta di fatto che basta percorrere il territorio del Nuorese e dell’Ogliastra nelle principali vie di comunicazione per scorgere ad occhio nudo le coltivazioni sbucate quasi all’improvviso nelle campagne dei vari comuni in terreni vicinissimi ai centri abitati in precedenza abbandonati o lasciati al pascolo del bestiame o alle colture ortive e ora invece ricoperti di verdi e rigogliosi canapeti.
Che sia un new deal per l’agricoltura sarda è ancora presto per dirlo, certo il fenomeno in costante crescita ha consistenza e sta interessando molti grossisti anche a livello internazionale attirati dalla qualità dell’erba sarda. «La nascita di nuove imprese in questo comparto e la variazione di altre esistenti, cresciute in maniera esponenziale in questi primi sette mesi del 2020 è un dato oggettivo», dice Mariangela Crabolu, direttrice della Confagricoltura Nuoro Ogliastra, «È sicuramente un tipo di coltivazione che dà spazio a molti sbocchi, una cosa che può preoccupare è che tutta questa attenzione rischia di saturare il mercato. Vedo molto interesse ma anche un po’ di improvvisazione in un mercato comunque complesso dove come sempre farà valere le sue regole di selezione naturale e premierà chi ha portato avanti l’attività con attenzione alla qualità più che alla quantità del prodotto».
Come si diceva l’improvvisazione non paga, il rischio di vedere compromesso l’alto investimento iniziale (piantine, impianti di irrigazione e concimi) è reale. Quindi chi vuole fare le cose bene si affida a professionisti. «È vero, si tratta di impianti molto delicati e particolari che necessitano di una preparazione del terreno come le colture ortive o arboree. L’irrigazione e la sono fondamentali per avviare un impianto produttivo», ha detto Francesco Piras, componente del direttivo dell’ordine dei dottori agronomi della provincia di Nuoro. «La fase vegetativa - conclude Piras - va gestita con altrettanta attenzione per controllare infestanti, altrimenti si rischia di pregiudicare il prodotto sacrificando un investimento importante e il costo del lavoro per un buco nell’acqua».
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