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Le opposizioni all’attacco: no al ritorno delle Asl

Le opposizioni all’attacco: no al ritorno delle Asl

I capigruppo di Pd, Progressisti, LeU ed M5s: la legge del centrodestra è solo una spartizione di potere

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CAGLIARI. Martedì, a Oristano, il Consiglio delle autonomie passerà al setaccio la riforma sanitaria. Quale sarà il tenore del parere dei sindaci sul ritorno delle Asl è ancora troppo presto per dirlo. Di sicuro, invece, a contestare sin da subito la mappa pensata dalla Giunta sono i quattro capigruppo delle opposizioni. Il giudizio di Gianfranco Ganau, Pd, è perentorio: «La maggioranza di centrodestra – sostiene – continua a occuparsi solo della gestione, o meglio del contenitore, senza entrare nel merito del contenuto. Non c’è, in quegli articoli, neanche un accenno sulla riorganizzazione del sistema territoriale delle cure né sulla tanto criticata, a sproposito, rete ospedaliera». Per proseguire: «Di fatto ci sarà solo una moltiplicazione delle poltrone e che porterà tra l'altro a un inevitabile incremento dei costi».

Tra l’altro i tempi per la messa a regime saranno molto lunghi: «La riforma – conclude Ganau – prevede almeno un anno di commissariamenti, obbligati all’ordinaria amministrazione, che provocherà una vera e propria stasi della sanità proprio in autunno, quando sarà altissimo il rischio di una recrudescenza della pandemia». Secondo Francesco Agus dei Progressisti «questa riforma è una freccia scagliata fuori tempo e fuori bersaglio». Perché? «Perché i problemi della sanità esistevano prima dell’Asl unica, su cui ricordo noi avevamo avanzato diversi dubbi nella scorsa legislatura quand’eravamo al governo, e infatti l’Ats non li ha risolti. Ma neanche il ritorno delle Asl li risolverà. Anzi, i problemi – prosegue – sono esplosi durante l’emergenza Covid e oggi la macchina è tutt’altro che ripartita». Per poi affondare i colpi: «Invece di pensare al potere, come fa sin dall’inizio, in questi mesi di tregua il centrodestra avrebbe fatto meglio a potenziare le case della salute, reclutare medici, potenziare le specialità e migliorare la qualità dell’emergenza-urgenza. Ma di tutto questo non c’è un accenno in questa riforma grigia e opaca. È il classico topolino partorito dalla montagna».

Daniele Cocco, Leu, ha un convinzione: «Tempo fa il presidente Solinas aveva annunciato, con enfasi, che la sua riforma sarebbe partita dai territori: barava. Nella proposta della Giunta, invece, si parla di una cosa sola: il potere da spartire. Di questo passo purtroppo aumenterà solo la voragine che già esiste fra centro e periferia, con un’ennesima sperequazione insopportabile tra territori e pazienti».

A tirar su le barricate è anche Desirè Manca, capogruppo dei Cinque stelle: «Faremo l’impossibile per bloccare una legge che pare scritta in tutto e per tutto contro i cittadini. Non si parla, ad esempio, di come potrebbero essere azzerate le attuali e spaventose liste d’attesa. Tanto meno di come riaprire i poliambulatori chiusi nei piccoli Comuni, o avvicinare i servizi alla gente. La riforma battezzata dal centrodestra, un’ennesima e inutile rivoluzione, è solo una fredda gestione amministrativa della sanità che non tiene in considerazione neanche uno dei bisogni della gente. È per questo che cercheremo di bloccarla». (ua)

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