Province, Deriu firma 820 emendamenti
Il consigliere Pd: «Voglio restituire decenza a una legge sconclusionata». La riforma potrebbe slittare
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CAGLIARI. Contrordine, amici: la riforma delle Province potrebbe slittare a dopo Ferragosto. Non per colpa del centrodestra, neanche delle opposizioni e tanto meno della valanga di emendamenti presentati. Sono quasi mille, di cui ben 820 – un record – firmati dal solo Roberto Deriu del Pd. La verità, a monte del possibile rinvio, è che all’ultim’ora il Consiglio regionale avrebbe deciso di rimescolare le carte. Confermate la super Città metropolitana di Sassari e cinque Province su sei – Nuoro, Oristano, Gallura, Ogliastra e Sulcis-Iglesiente, a ritornare in gioco potrebbe essere il Medio Campidano finora escluso. In più, sempre in queste ore convulse, l’ipotesi d’inglobare il Sud Sardegna in una maxi Città metropolitana cagliaritana avrebbe ottenuto il sostegno trasversale di molti consiglieri. Con tutti questi problemi ancora sul tappeto, è molto difficile che la commissione autonomia possa rispettare i tempi annunciati. «Ce la metteremo comunque tutta, ma non possiamo non ascoltare le istanze che continuano ad arrivare dai territori», sono state le parole del presidente Pierluigi Saiu, Lega, nell’annunciare per martedì un altro filotto di audizioni.
Gli emendamenti. A stabilire di sicuro un record è stato Roberto Deriu, Pd, ed ex presidente della Provincia di Nuoro. Sono ben 820 gli emendamenti che ha preparato, firmato e depositato: una montagna. È un evidente tentativo di mettere i bastoni fra le ruote alla riforma? No, è la risposta: «Voglio solo restituire un minimo di decenza a una legge sconclusionata, che definirei arlecchino, in cui non c’è armonia e neanche equilibrio nel ridisegnare la mappa degli enti locali. È solo un affastellamento di desideri particolari. Alle spalle non c’è una riflessione. Serve uno studio più approfondito, che propongo, non solo sui modelli istituzionale, ma anche su quelli amministrativi». Fra gli altri emendamenti quelli di Fdi, con cui ripropone la Provincia del Medio Campidano, e quelli paralleli di Pd e Fratelli d’Italia per allargare la Città metropolitana di Cagliari da 17 a 72 Comuni.
I referendum. Sì alla riforma, ma non imposta dall’alto. È stato questo il messaggio perentorio lanciato dall’Associazione dei Comuni e dal Consiglio delle autonomie nell’aula della commissione. Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, ha detto: «I territori devono essere coinvolti. Non sempre può bastare la delibera di questo o quel Consiglio comunale, come prevede la legge. Alla gente va riconosciuto il diritto di esprimersi sulla Provincia cui appartenere. Lo stesso concetto è stato ribadito da Antonio Satta, vicepresidente del Cal: «Non esistono riforme preconfezionate. Il Consiglio regionale propone uno schema, ma la vera democrazia e partecipazione si ottengono solo se poi a scegliere sono i cittadini». Entrambi hanno aggiunto: «È anche forte il rischio di mettere su un sistema confuso senza che in anticipo sia fatta chiarezza sui rapporti fra Regione, Province e Comuni. Competenze e risorse non possono continuare a essere due variabili. Devono diventare certezze». (ua)
Gli emendamenti. A stabilire di sicuro un record è stato Roberto Deriu, Pd, ed ex presidente della Provincia di Nuoro. Sono ben 820 gli emendamenti che ha preparato, firmato e depositato: una montagna. È un evidente tentativo di mettere i bastoni fra le ruote alla riforma? No, è la risposta: «Voglio solo restituire un minimo di decenza a una legge sconclusionata, che definirei arlecchino, in cui non c’è armonia e neanche equilibrio nel ridisegnare la mappa degli enti locali. È solo un affastellamento di desideri particolari. Alle spalle non c’è una riflessione. Serve uno studio più approfondito, che propongo, non solo sui modelli istituzionale, ma anche su quelli amministrativi». Fra gli altri emendamenti quelli di Fdi, con cui ripropone la Provincia del Medio Campidano, e quelli paralleli di Pd e Fratelli d’Italia per allargare la Città metropolitana di Cagliari da 17 a 72 Comuni.
I referendum. Sì alla riforma, ma non imposta dall’alto. È stato questo il messaggio perentorio lanciato dall’Associazione dei Comuni e dal Consiglio delle autonomie nell’aula della commissione. Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, ha detto: «I territori devono essere coinvolti. Non sempre può bastare la delibera di questo o quel Consiglio comunale, come prevede la legge. Alla gente va riconosciuto il diritto di esprimersi sulla Provincia cui appartenere. Lo stesso concetto è stato ribadito da Antonio Satta, vicepresidente del Cal: «Non esistono riforme preconfezionate. Il Consiglio regionale propone uno schema, ma la vera democrazia e partecipazione si ottengono solo se poi a scegliere sono i cittadini». Entrambi hanno aggiunto: «È anche forte il rischio di mettere su un sistema confuso senza che in anticipo sia fatta chiarezza sui rapporti fra Regione, Province e Comuni. Competenze e risorse non possono continuare a essere due variabili. Devono diventare certezze». (ua)
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