L'e-commerce ha salvato i birrifici sardi
Le vendite on line dei prodotti artigianali hanno consentito di attenuare la crisi causata dal Covid. Giugno e luglio in forte ripresa
CAGLIARI. Tante cose sono cambiate durante la pandemia, ma non l’attenzione di molti sardi per la birra. Anche dal chiuso delle loro case, in tanti non hanno rinunciato a un bicchiere di bionda o di rossa, fosse industriale o artigianale. L’E-commerce è venuto incontro a loro, ma soprattutto ai piccoli produttori che, proprio grazie al mercato privato, sono riusciti a contenere le conseguenze di una crisi che avrebbe potuto avere effetti devastanti. Invece i 60 birrifici artigianali dell’isola sono rimasti in trincea, hanno potenziato il sistema delle consegne a domicilio e ora stanno godendo di una ripresa confortante. C’è persino qualcuno che sta facendo numeri superiori a quelli dello stesso periodo del 2019.
«Il dato confortante è che nessuno ha dovuto chiudere - dice Giuseppe Chighini , presidente dell’Associazione fermento sardo e curatore della guida di Slow food dei birrifici dell’isola-. I birrifici e beer firm hanno iniziato o potenziato la vendita a domicilio. Peggio è andata ai brew pub che producono e vendono direttamente e fanno anche ristorazione: il blocco delle attività li ha danneggiati particolarmente. Gli altri invece hanno venduto come non mai ai privati. Sempre poco, comunque, rispetto ai ciò che avrebbero venduto attraverso i normali canali». In Sardegna la dimensione media delle aziende che producono birre artiginali è piuttosto piccola. In genere i birrifici hanno da un minimo di uno a un massimo di quattro addetti. Spesso i soci e uno o due dipendenti.
Il microbirrificio Lara di Tertenia tanto micro non è: «Noi siamo cinque persone - dice Francesca Lara , responsabile marketing dell’azienda -. Siamo stati costretti a mettere delle persone in cassa integrazione durante il blocco. Questo per ciò che riguarda la parte commerciale. Ma noi siamo anche un’azienda agricola e quella parte ha continuato a lavorare normalmente». Ora anche il birrificio di Tertenia assiste con soddisfazione a una ripresa dell’attività: «L’apertura dei locali ci sta favorendo - prosegue Francesca Lara -. Per mesi i nostri clienti sono rimasti chiusi: grossisti, enoteche, ristoranti. Sono aumentate le richieste online, eravamo già organizzati con il nostro sito internet. Ma quei mesi sono stati molto difficili, con i magazzini pieni e la paura di non riuscire a vendere il prodotto. Ora si è risvegliato tutto, ma c’è comunque un calo importante del fatturato: circa il 40 per cento».
Giorni di cambiamenti per il birrificio P3 di Sassari, tra blocco Covid e cambio di sede (nella nuova di via Caniga ci sarà anche un punto vendita): «La produzione nel nuovo stabilimento non è ancora partita - dice Pierpaolo Peigottu , fondatore del birrificio insieme a Giacomo Petretto -, quindi stiamo utilizzando il prodotto che avevamo in magazzino. E già questo è indicativo: in condizioni normali quel prodotto lo avremmo smaltito in pochi giorni». La ripresa c’è, ma non nella misura sperata: «Si sente che non c’è la solita massa di turisti - aggiunge Peigottu - . Giugno è andato bene con le prime riaperture. Ma a luglio la crescita è lenta. Il calo durante i mesi del Covid lo abbiamo contenuto con le consegne a domicilio, ma è stato comunque del 60 per cento». Molto più positiva la situazione a sud, almeno per ciò che può osservare il birrificio Mezzavia di Selargius: «L’anno era partito molto bene - dice Michele Deiana , responsabile commerciale -, con premi, l’apertura al mercato nazionale e un nuovo macchinario per l’imbottigliamento. Poi tutto si è bloccato. Il fatturato è andato giù del 70-75 per cento. Abbiamo iniziato ad aprirci ai privati, organizzandoci con consegne a domicilio e spedizioni regionali e nazionali. Abbiamo parato il colpo, riusciendo ad avere liquidità».
Con il passaggio alla fase 2 il lavoro è ripreso sui binari della normali: «C’è entusiasmo per le riaperture. A luglio stiamo registrando una crescita anche rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando pure avevamo partecipato a tre feste della birra che quest’anno non si sono fatte. La ripresa c’è, nonostante il calo di presenze turistiche. L’auspicio è che si continui, magari allungando stagione turistica. E soprattutto che non ci sia una seconda fase di chiusura che potrebbe essere più dura». Il Covid, insomma, non ha spento la sete: in Sardegna c’è sempre fermento. Pagina Successiva: 1>>
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