«Segnali immediati o sarà sciopero»
Nel Sassarese sindacati pronti alla mobilitazione: «Promesse non mantenute»
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SASSARI. Porte girevoli ai vertici di Aou e Assl. Sanità territoriale che perde pezzi, con la chiusura delle sale operatorie dell’ospedale Marino e della chirurgia del Civile di Alghero, e una raffica di pensionamenti a Ozieri (sei i primari già andati via, altri due saluteranno a gennaio) che fa temere altri pesanti ridimensionamenti. Lungodegenze di Ittiri e Thiesi snaturate e trasformate in posteggi per letti in Rsa che mancano, o per il promesso hospice al San Giovanni Battista di Ploaghe, della cui apertura non si sa più nulla. Salute mentale sotto organico (ci sono 5 psicologi sui 16 necessari, e 4 assistenti sociali invece di 11) e senza strutture. Con il clamoroso ultimo caso dei 13 ospiti di Rizzeddu “trasferiti” in Ogliastra per lavori di messa a norma della struttura. Appalti perennemente in proroga, liste di attesa che esplodono, come l’Hub del Santissima Annunziata e il suo pronto soccorso. Carenze di organico, assunzioni ferme e abuso del lavoro interinale.
È un elenco infinito quello delle criticità della sanità sassarese. Un pentolone che ribolle di vertenze antiche e mai risolte, di promesse fatte e non mantenute, di problemi esplosi con l’emergenza Covid, che però arrivano da molto più lontano.
«E che nessuno sembra intenzionato a risolvere». Parole dei sindacati confederali, che ieri mattina hanno disotterrato l’ascia di guerra. «Vogliamo segnali – hanno attaccato Toto Terrosu della Cgil Fp, Antonio Monni e Armando Ruzzetto delle Fp Cisl e Dario Cuccuru e Augusto Ogana delle Uil Fpl – seri, immediati. Dalla Regione, prima di tutto, ma anche dalla politica locale, che deve scendere in campo al nostro fianco. O saremo costretti ad alzare il livello della protesta. Che potrebbe portare alla proclamazione di uno sciopero territoriale del comparto sanità del nord ovest». Lungo l’elenco delle rivendicazioni «che possono essere affrontate solo in un tavolo territoriale – tuonano i sindacalisti – che l’assessore alla Sanità ha promesso di aprire a settembre dello scorso anno. E che è rimasto l’ennesima vana promessa». Nel mentre «la sanità sassarese cade a pezzi. Ed è il momento di pretendere che la riforma del sistema sanitario parta dalla valorizzazione delle comunità, “sentinelle della salute”, alle quali devono essere assegnate risorse per far funzionare strutture e servizi. Serve un cambio di rotta, un vero e fattivo confronto nei territori». (g.bua)
È un elenco infinito quello delle criticità della sanità sassarese. Un pentolone che ribolle di vertenze antiche e mai risolte, di promesse fatte e non mantenute, di problemi esplosi con l’emergenza Covid, che però arrivano da molto più lontano.
«E che nessuno sembra intenzionato a risolvere». Parole dei sindacati confederali, che ieri mattina hanno disotterrato l’ascia di guerra. «Vogliamo segnali – hanno attaccato Toto Terrosu della Cgil Fp, Antonio Monni e Armando Ruzzetto delle Fp Cisl e Dario Cuccuru e Augusto Ogana delle Uil Fpl – seri, immediati. Dalla Regione, prima di tutto, ma anche dalla politica locale, che deve scendere in campo al nostro fianco. O saremo costretti ad alzare il livello della protesta. Che potrebbe portare alla proclamazione di uno sciopero territoriale del comparto sanità del nord ovest». Lungo l’elenco delle rivendicazioni «che possono essere affrontate solo in un tavolo territoriale – tuonano i sindacalisti – che l’assessore alla Sanità ha promesso di aprire a settembre dello scorso anno. E che è rimasto l’ennesima vana promessa». Nel mentre «la sanità sassarese cade a pezzi. Ed è il momento di pretendere che la riforma del sistema sanitario parta dalla valorizzazione delle comunità, “sentinelle della salute”, alle quali devono essere assegnate risorse per far funzionare strutture e servizi. Serve un cambio di rotta, un vero e fattivo confronto nei territori». (g.bua)
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