«Autobus insufficienti molti studenti a terra»
L’assessore Biancareddu: riempirli sino all’80% non serve, i mezzi sono pochi La Regione chiede risorse al Governo. La soluzione: affidare il servizio ai privati
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SASSARI. L’accordo è stato raggiunto ma i conti non tornano: in Sardegna fare viaggiare autobus e scuolabus con un indice di riempimento dell’80% significa lasciare una buona fetta di studenti a terra. «I posti non bastano – dice l’assessore alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu – ma la soluzione non era autorizzare un numero così alto di persone a bordo, perché questo pregiudica la sicurezza. L’unica possibilità per fare viaggiare tutti gli studenti pendolari e limitare al massimo il rischio di contagi, è aumentare i mezzi e le corse a disposizione». Su questo punto le Regioni durante l’incontro con i ministri avvenuto lunedì sera, hanno avanzato richieste chiare. In rappresentanza della Sardegna c’era l’assessore ai Trasporti Giorgio Todde che ha sollecitato risorse per l’isola. Alla fine è stato raggiunto un compromesso: le Regioni hanno chiesto uno stanziamento complessivi di 300 milioni e il Governo ne ha autorizzato 200. Ma quando arriveranno? E come saranno distribuiti? L’assessore Biancareddu è scettico. «Le risorse dovrebbe essere distribuite alle Regioni in base alle reali necessità e non sulla base di sterili calcoli fatti sul numero di studenti-autobus. Chi ha più bisogno deve avere di più. E stabilire la classifica delle priorità non è così difficile: basta controllare quanti studenti viaggiano in media sugli autobus extraurbani e urbani e verificare la durata delle corse. Si scoprirà che ci sono molti ragazzi che trascorrono più di due ore a bordo tra andata e ritorno. Ecco, in questi casi autorizzare un riempimento sino all’80 per cento è sbagliato perché il mezzo sarebbe eccessivamente affollato per un periodo lungo». Secondo l’esponente della giunta Solinas da questo tipo di analisi verrebbe fuori in maniera evidente la necessità per l’isola di avere più mezzi a disposizione: «Se non arriveranno, una parte degli studenti – pensiamo a chi vive nelle zone interne per esempio – non potrà andare a scuola. E per loro l’unica alternativa sarebbe la didattica a distanza, che nei mesi di lockdown ha generato enormi disparità nell’accesso al diritto alla studio. Per questo dobbiamo evitarla a tutti i costi». La soluzione, risorse finanziarie permettendo, è a portata di mano. «È necessario coinvolgere nel sistema di trasporto degli studenti anche le aziende private, che possono mettere a disposizione i loro mezzi e il loro personale». Biancareddu sposa in pieno la proposta formulata qualche giorno fa dal segretario generale della Filt Cgil Arnaldo Boeddu, anche perché avrebbe un doppio vantaggio: «Oltre a risolvere il problema dei posti insufficienti sui mezzi pubblici, consentirebbe di fare lavorare autisti fermi da mesi, bloccati dal lockdown». Che fare allora? Innanzitutto è necessario che il Governo stanni le risorse necessarie e autorizzi la Regione a utilizzare per il trasporto studenti. A quel punto con una delibera di giunta le aziende private potrebbero essere autorizzate a svolgere il servizio. «Ovviamente si tratterrebbe di una misura temporanea, legata all’emergenza Covid. Tutti ci auguriamo che tra qualche mese non sia più necessario potenziare il sistema di tarsporti in questo modo – dice Biancareddu – ma nel frattempo tre o quattro mesi di linee suppletive potrebbero rivelarsi essenziali per garantire a tutti pari diritto allo studio, in aula con i professori e i compagni, non a casa davanti allo schermo di un pc». (si. sa.)
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