Salis corre con il Psi «Noi l’alternativa alle ammucchiate»
di Silvia Sanna
Il medico sassarese critica le alleanze a destra e sinistra «Siamo la casa per i moderati e per chi sta con i più deboli»
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SASSARI. In campo contro «le ammucchiate che si sono formate a sinistra e a destra», per offrire una casa «agli elettori moderati e laici che non si riconoscono nell’ambiguità dell’attuale scenario politico». A loro si rivolge Gian Mario Salis, candidato del Partito socialista alle suppletive per il Senato del 20 e 21 settembre. Medico sassarese, titolare di un laboratorio analisi e di uno studio odontotecnico, a 62 anni affronta la sua prima esperienza politica.
Dottor Salis, che cosa l’ha spinta a candidarsi?
«L’ho fatto perché credo fermamente nei valori del Partito socialista che viene da una tradizione di sinistra e si apre a tutti i moderati. Sono convinto che in noi si riconosceranno gli elettori non solo socialisti che vogliono difendere lo stato sociale e lo stato dei diritti, in primis quello alla Salute».
Lei ha detto che il Psi rappresenta l’alternativa alle “ammucchiate”. Può spiegarsi meglio?
«Allora, a destra vedo il Psd’Az di Emilio Lussu alleato con Salvini e Meloni e mi chiedo che cosa possano avere in comune. Dall’altra parte, ecco Pd e 5 Stelle, che prima hanno litigato come cane e gatto e ora vanno a braccetto. E poi c’è un terzo candidato indipendente, sostenuto da alcune forze espressioni di una sinistra che vediamo se sarà in grado di tutelare i lavoratori, i più deboli».
Ha parlato del diritto alla salute. In queste ore al centro del dibattito in consiglio regionale c’è proprio la riforma sanitaria. Quale è il suo giudizio?
«Per ora è impossibile esprimere un giudizio, bisogna vedere come questa riforma sarà attuata. Non è importante che si siano 1 o 8 Asl, è importante che tante aziende sanitarie non nascano per distribuire incarichi e poltrone ma per garantire una presenza capillare dei servizi sanitari nei territori. Posso dire che per quanto riguarda il Nord Sardegna, la sanità pubblica non può essere bocciata ma si trova in difficoltà a causa della carenza degli organici che in assenza di interventi immediati diventerà drammatica entro pochi anni».
Si riferisce all’alto numero di medici vicini alla pensione?
«Non solo medici, ma anche tecnici, biologi e personale sanitario: oltre un terzo dei dipendenti ha circa 60 anni e a breve andrà in pensione. Ma a differenza di quanto sta accadendo a Cagliari, nel Sassarese non c’è turn over all’orizzonte».
Quali potrebbero essere le conseguenze?
«Verrebbero a mancare le competenze, le specializzazioni. I piccoli ospedali chiuderebbero per carenza di organici e anche quelli più grossi soffrirebbero. Per questo bisogna intervenire su due fronti, bandendo i concorsi per assumere medici e aumentando il numero di posti nelle scuole di specializzazione dell’Università: l’ateneo sassarese è di alto livello ma può e deve migliorare».
Dal punto di vista economico quali sono le priorità per la Sardegna?
«Il comparto agro pastorale ha delle potenzialità enormi ma poco sfruttate. L’ostacolo principale da superare è legato alle leggi europee di supporto: tutelano le grandi imprese e non le piccole e micro attività, cioè quelle che in Sardegna costituiscono il tessuto produttivo. Tagliate fuori da finanziamenti e investimenti, faticano per non soccombere. È necessario sostenerle».
L’economia dell’isola attraversa una fase cruciale complicata dall’effetto Covid. Come giudica l’operato e le scelte del governo Conte durante l’emergenza?
«Sono un medico e la decisione del lockdown è stata doverosa per tutelare il più possibile la salute. Ma ritengo che si potesse agire meglio per sostenere l’economia, magari con chiusure mirate in base al livello dell’emergenza»
Taglio dei parlamentari, conferma che voterà No al referendum?
«Certo, bisogna tagliare i costi della politica, non il numero dei rappresentanti».
Dottor Salis, che cosa l’ha spinta a candidarsi?
«L’ho fatto perché credo fermamente nei valori del Partito socialista che viene da una tradizione di sinistra e si apre a tutti i moderati. Sono convinto che in noi si riconosceranno gli elettori non solo socialisti che vogliono difendere lo stato sociale e lo stato dei diritti, in primis quello alla Salute».
Lei ha detto che il Psi rappresenta l’alternativa alle “ammucchiate”. Può spiegarsi meglio?
«Allora, a destra vedo il Psd’Az di Emilio Lussu alleato con Salvini e Meloni e mi chiedo che cosa possano avere in comune. Dall’altra parte, ecco Pd e 5 Stelle, che prima hanno litigato come cane e gatto e ora vanno a braccetto. E poi c’è un terzo candidato indipendente, sostenuto da alcune forze espressioni di una sinistra che vediamo se sarà in grado di tutelare i lavoratori, i più deboli».
Ha parlato del diritto alla salute. In queste ore al centro del dibattito in consiglio regionale c’è proprio la riforma sanitaria. Quale è il suo giudizio?
«Per ora è impossibile esprimere un giudizio, bisogna vedere come questa riforma sarà attuata. Non è importante che si siano 1 o 8 Asl, è importante che tante aziende sanitarie non nascano per distribuire incarichi e poltrone ma per garantire una presenza capillare dei servizi sanitari nei territori. Posso dire che per quanto riguarda il Nord Sardegna, la sanità pubblica non può essere bocciata ma si trova in difficoltà a causa della carenza degli organici che in assenza di interventi immediati diventerà drammatica entro pochi anni».
Si riferisce all’alto numero di medici vicini alla pensione?
«Non solo medici, ma anche tecnici, biologi e personale sanitario: oltre un terzo dei dipendenti ha circa 60 anni e a breve andrà in pensione. Ma a differenza di quanto sta accadendo a Cagliari, nel Sassarese non c’è turn over all’orizzonte».
Quali potrebbero essere le conseguenze?
«Verrebbero a mancare le competenze, le specializzazioni. I piccoli ospedali chiuderebbero per carenza di organici e anche quelli più grossi soffrirebbero. Per questo bisogna intervenire su due fronti, bandendo i concorsi per assumere medici e aumentando il numero di posti nelle scuole di specializzazione dell’Università: l’ateneo sassarese è di alto livello ma può e deve migliorare».
Dal punto di vista economico quali sono le priorità per la Sardegna?
«Il comparto agro pastorale ha delle potenzialità enormi ma poco sfruttate. L’ostacolo principale da superare è legato alle leggi europee di supporto: tutelano le grandi imprese e non le piccole e micro attività, cioè quelle che in Sardegna costituiscono il tessuto produttivo. Tagliate fuori da finanziamenti e investimenti, faticano per non soccombere. È necessario sostenerle».
L’economia dell’isola attraversa una fase cruciale complicata dall’effetto Covid. Come giudica l’operato e le scelte del governo Conte durante l’emergenza?
«Sono un medico e la decisione del lockdown è stata doverosa per tutelare il più possibile la salute. Ma ritengo che si potesse agire meglio per sostenere l’economia, magari con chiusure mirate in base al livello dell’emergenza»
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