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Riforma della sanità in Sardegna, il Pd: «Con le 8 Asl caccia alle poltrone e i problemi restano»

di Antonello Palmas
Riforma della sanità in Sardegna, il Pd: «Con le 8 Asl caccia alle poltrone e i problemi restano»

Il segretario Cani: «Liste di attesa lunghe e servizi a rilento. Le nomine distrarranno dall’obiettivo del bene comune»

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SASSARI. Ha sollevato le critiche dell’ opposizione, e non è certo una sorpresa: l’approvazione della riforma sanitaria che ha riportato in auge le otto Asl territoriali ponendo fine all’era dell’Ats (l’azienda unica è ora sostituita dall’Ares, che sarà centrale unica degli acquisti e gestione del personale), festeggiata come una svolta dalla maggioranza di centrodestra, è stata fortemente osteggiata in aula dalla minoranza. Per Emanuele Cani, segretario del Pd Sardegna, «è stata varata una nuova legge che non risolve i problemi» e afferma che «il centrodestra ha brindato per l'approvazione della cosiddetta riforma sanitaria. Peccato però che a quanto annunciato non corrispondano poi azioni concrete». Il passaggio alle otto Asl sarebbe «un ritorno al passato che però avrà ripercussioni sulla distribuzione delle risorse e quindi dei servizi sanitari nell'ambito regionale».

Il segretario regionale del Pd ricorda ad esempio che «le liste d'attesa per le visite specialistiche sono lunghe e nelle strutture periferiche i servizi vanno a rilento. Più che alla propaganda chi governa dovrebbe pensare a risolvere i problemi delle persone e assicurarsi il funzionamento del sistema sanitario». L’opposizione ha sempre parlato di operazione che mira alle poltrone: «Adesso ci aspettiamo di vedere la lottizzazione degli incarichi con le nomine che riguarderanno tutti gli ambiti di questo settore. Non vorremmo che proprio queste nomine distraessero chi governa dal vero obiettivo che è quello del bene comune».

Per Claudia Zuncheddu, Rete sarda difesa sanità pubblica, «bisogna porre fine alle guerre politiche per bande e riportare subito al centro di una politica responsabile le emergenze sanitarie». Le ultime due Riforme sanitarie – spiega – si ispirano, in egual misura, ai tagli dei servizi sanitari pubblici» e sia la creazione dell’Ats unica che ora il decentramento fanno sì «che la sostanza non cambi per chi ha necessità di cure». La Zuncheddu si focalizza su un aspetto: «È bastato il tempo di un’alzata di mano in Consiglio regionale per decretare la fine ingloriosa del Microcitemico, una scuola di scienziati che ha reso la Sardegna avanguardia nel mondo e restituito speranza e una buona qualità di vita a numerose generazioni di piccoli ammalati. Con lo scorporo dal Brotzu si smantella il Polo pediatrico di alta specializzazione». Tranchant la sua riflessione: «Ancora una volta la politica, priva di competenza e di lungimiranza, interferisce sulla sanità pubblica. Tra accorpamenti e scorpori irrazionali, procede lo smantellamento del sistema ospedaliero pubblico sardo». E la ripresa del Covid19 mette drammaticamente a nudo le criticità: «Non c’è più alcuna garanzia per la salute e il diritto alle cure delle persone – dice la Zuncheddu – I servizi sanitari sono chiusi. Le liste d’attesa sono annullate. Non c’è alcun piano per le emergenze, compreso per il cov2. La medicina territoriale, sempre in prima fila, è in totale stato di abbandono. È priva di mezzi e con un crescente carico di lavoro di competenza specialistica e dei laboratori di analisi, a partire dai test sierologici sars-cov2 per le scuole. Una scelta pericolosa che potrebbe imporre la chiusura degli ambulatori e la quarantena per medici e pazienti».



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