Porto Rotondo, un disastro la stagione è già finita
di Giandomenico Mele
Boom di disdette, la maggior parte degli hotel chiuderà entro il 15 settembre
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OLBIA. La tempesta perfetta ha portato via i turisti dagli alberghi di Olbia e Porto Rotondo. Settembre doveva essere una speranza. Ma prima si è trasformato in una chimera, poi in una tragedia. La stagione finirà a metà settembre. Un mese in anticipo rispetto al 2019. Dopo aver perso i mesi del lockdown, essersi giocati giugno e metà luglio, si scopre che il turismo al tempo del coronavirus è durato poco più di 30 giorni. Luglio: -60% di presenze. Agosto: -30%, nonostante il boom delle due settimane centrali. Settembre che viaggia già sul -50%. Numeri drammatici.
Porto Rotondo. Il simbolo, suo malgrado, della tempesta mediatica. I primi contagi al Country, le feste private, dj e tamponi. Un delirio. Il risultato è che il borgo è fantasma. Poca gente e turisti in fuga, nel vero senso della parola. «Un articolo di una testata nazionale parlava di positivi in un albergo 5 stelle di Porto Rotondo, senza fare il nome – spiega Fabio Fiori, presidente dell’associazione albergatori di Olbia – Le notizie hanno creato allarmismo e da quel momento gli ultimi turisti sono scappati via». Se Olbia resiste in qualche modo con un mercato di affitti brevi con le seconde case, Porto Rotondo sconta anche una storica tendenza alla stagionalità. «Parliamo di una realtà formata in larga parte da case private, ville e appartamenti di lusso, frequentati prevalentemente da italiani, con pochi hotel rispetto ad altre località turistiche – sottolinea Fiori – Questo fa sì che la stagione finisca prima, ma nessuno si sarebbe aspettato che a fine agosto si svuotasse del tutto».
Tempesta mediatica. Tutta colpa dei contagi nelle discoteche, titoli iperbolici e messaggi sbagliati. Effetto sottovuoto per le stanze delle strutture alberghiere. «Gli anni scorsi settembre e metà ottobre rappresentavano mesi ottimi, tutti lavoravano benissimo. Quest’anno sta succedendo il finimondo, molte strutture hanno già comunicato la chiusura anticipata per i prossimi giorni, non si andrà oltre il 15 settembre – dice Fiori – Dopo ferragosto abbiamo avuto un aumento esponenziale delle cancellazioni. Qui si chiude per paura, ma non del Covid: sbagli una settimana, con l’albergo che resta vuoto e rischi di polverizzare i numeri buoni delle due settimane centrali di agosto». Settembre era storicamente per gli alberghi di Olbia il mese degli anziani. Comitive provenienti da Germania, Svizzera e Francia. «Un segmento turistico praticamente sparito, l’emergenza sanitaria ha impedito a molti di arrivare in Sardegna».
Allarme e fuga. Fiori consulta freneticamente la rubrica telefonica e contatta molti suoi colleghi. Il settore alberghiero in città rischia una lunga traversata del deserto turistico. «Per limitare i danni e non perdere chiudono alberghi che storicamente rimanevano aperti anche durante l’inverno. Qui non si riaprirà per almeno sei mesi. Per la prossima stagione si partirà sotto zero. Quando, poi? Marzo, aprile, maggio? Ci sarà il vaccino? La notte sarà molto lunga. Noi guardiamo alla Pasqua 2021 per ricominciare a lavorare. Ma non si possono fare previsioni». Una campagna mediatica ha dipinto il nord Sardegna, da Olbia alla Costa Smeralda, come l’epicentro del contagio. Con la caccia all’untore. «Il turista ha paura di intraprendere un viaggio, su una nave o un aereo, molti clienti annullano la vacanza per quello. Ci dicono che la destinazione è meravigliosa, che vorrebbero venire, ma sono spaventati».
Il disastro nei numeri. «A settembre avevamo circa l’80% delle camere prenotate, a oggi (ieri, ndr) siamo scesi già al 50% e continuano ad arrivare disdette – dice Fiori – Il trend è molto negativo, non ci sono più certezze. La campagna mediatica partita dopo ferragosto ha avuto un impatto devastante. Ha compromesso settembre, il mese che ci avrebbe dovuto consentire di recuperare parte di quanto perso a giugno. Il falso racconto della Sardegna ha provocato un danno inimmaginabile».
Porto Rotondo. Il simbolo, suo malgrado, della tempesta mediatica. I primi contagi al Country, le feste private, dj e tamponi. Un delirio. Il risultato è che il borgo è fantasma. Poca gente e turisti in fuga, nel vero senso della parola. «Un articolo di una testata nazionale parlava di positivi in un albergo 5 stelle di Porto Rotondo, senza fare il nome – spiega Fabio Fiori, presidente dell’associazione albergatori di Olbia – Le notizie hanno creato allarmismo e da quel momento gli ultimi turisti sono scappati via». Se Olbia resiste in qualche modo con un mercato di affitti brevi con le seconde case, Porto Rotondo sconta anche una storica tendenza alla stagionalità. «Parliamo di una realtà formata in larga parte da case private, ville e appartamenti di lusso, frequentati prevalentemente da italiani, con pochi hotel rispetto ad altre località turistiche – sottolinea Fiori – Questo fa sì che la stagione finisca prima, ma nessuno si sarebbe aspettato che a fine agosto si svuotasse del tutto».
Tempesta mediatica. Tutta colpa dei contagi nelle discoteche, titoli iperbolici e messaggi sbagliati. Effetto sottovuoto per le stanze delle strutture alberghiere. «Gli anni scorsi settembre e metà ottobre rappresentavano mesi ottimi, tutti lavoravano benissimo. Quest’anno sta succedendo il finimondo, molte strutture hanno già comunicato la chiusura anticipata per i prossimi giorni, non si andrà oltre il 15 settembre – dice Fiori – Dopo ferragosto abbiamo avuto un aumento esponenziale delle cancellazioni. Qui si chiude per paura, ma non del Covid: sbagli una settimana, con l’albergo che resta vuoto e rischi di polverizzare i numeri buoni delle due settimane centrali di agosto». Settembre era storicamente per gli alberghi di Olbia il mese degli anziani. Comitive provenienti da Germania, Svizzera e Francia. «Un segmento turistico praticamente sparito, l’emergenza sanitaria ha impedito a molti di arrivare in Sardegna».
Allarme e fuga. Fiori consulta freneticamente la rubrica telefonica e contatta molti suoi colleghi. Il settore alberghiero in città rischia una lunga traversata del deserto turistico. «Per limitare i danni e non perdere chiudono alberghi che storicamente rimanevano aperti anche durante l’inverno. Qui non si riaprirà per almeno sei mesi. Per la prossima stagione si partirà sotto zero. Quando, poi? Marzo, aprile, maggio? Ci sarà il vaccino? La notte sarà molto lunga. Noi guardiamo alla Pasqua 2021 per ricominciare a lavorare. Ma non si possono fare previsioni». Una campagna mediatica ha dipinto il nord Sardegna, da Olbia alla Costa Smeralda, come l’epicentro del contagio. Con la caccia all’untore. «Il turista ha paura di intraprendere un viaggio, su una nave o un aereo, molti clienti annullano la vacanza per quello. Ci dicono che la destinazione è meravigliosa, che vorrebbero venire, ma sono spaventati».
Il disastro nei numeri. «A settembre avevamo circa l’80% delle camere prenotate, a oggi (ieri, ndr) siamo scesi già al 50% e continuano ad arrivare disdette – dice Fiori – Il trend è molto negativo, non ci sono più certezze. La campagna mediatica partita dopo ferragosto ha avuto un impatto devastante. Ha compromesso settembre, il mese che ci avrebbe dovuto consentire di recuperare parte di quanto perso a giugno. Il falso racconto della Sardegna ha provocato un danno inimmaginabile».
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