Dorsale, botta e risposta in Senato
Girotto (M5S) boccia ancora l’infrastruttura, Floris (FI) chiede che il governo ci ripensi e dialoghi con la Regione
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CAGLIARI. Botta e risposta a distanza ieri in Senato sull’articolo 60 del provvedimento “Semplificazioni” che riguarda il futuro sistema del gas in Sardegna. Intervenendo in mattinata il senatore di Forza Italia Emilio Floris ha ribadito che «gli obiettivi di decarbonizzazione della Sardegna, sono comprensibili ma per raggiungerli non deve prevalere il furore ideologico. Nel decreto il governo ha scelto la strada più breve ma che, nel lungo periodo, può rivelarsi la più sbagliata, perché la norma non solo non rende l'isola più verde, ma la condanna a non essere competitiva. Avremmo voluto che finalmente si permettesse alla Sardegna di dotarsi di una rete di distribuzione del metano destinata alla popolazione e alle industrie, soprattutto quelle energivore – spiega – per garantire un rilancio veramente concorrenziale delle attività produttive consentendo loro un rifornimento di energia a costi più contenuti. Invece ha prevalso l'oscurantismo perché non si sono voluti ascoltare i reali bisogni della regione. Auspico che nei prossimi provvedimenti il governo si ravveda e che finalmente avvii un confronto aperto con le istituzioni locali. Un nuovo patto tra Stato e Regione non è più rinviabile».
A Floris risponde indirettamente il presidente della commissione Industria del Senato Gianni Girotto (Cinquestelle). «Ribadisco la contrarietà del Movimento 5 Stelle alla dorsale sarda sul metano, contrarietà sostenuta anche da uno studio condotto da RSE. In tale studio si dimostra come sia sufficiente garantire l'alimentazione tramite cisterne criogeniche e rigassificatori locali nei soli contesti dove le reti risultano già sviluppate; viceversa, nei contesti in cui non vi sono infrastrutture gas già dispiegate, risulta economicamente e ambientalmente più conveniente un impiego intensivo del vettore elettrico, anche nella prospettiva della completa decarbonizzazione, basata sull'apporto massiccio delle rinnovabili. Continueremo dunque a seguire il nostro indirizzo e a lavorare nella direzione intrapresa da anni, supportando l'azione del Governo nell'individuare le priorità strategiche a sostegno della crescita e della decarbonizzazione del Paese». Ecco che lo studio Rse diventa la carta da giocare per piegare il ragionamento da una parte o dall’altra della barricata. Uno studio articolato, complesso e di non facile lettura, ma ricco di spunti anche politici, subito usati in questi giorni. Non è escluso a questo punto che il confronto tra fautori e oppositori dei diversi progetti di metanizzazione veda come terreno di contesa proprio lo studio della società di ricerca che fa capo al Gestore dei Servizi Energetici, società interamente controllata dal Tesoro. Sarebbe una beffa per chi ha tentato in tutti i modi di mantenersi neutrale e terzo rispetto a un quesito alla fine poco tecnico e molto politico.(g.cen.)
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
A Floris risponde indirettamente il presidente della commissione Industria del Senato Gianni Girotto (Cinquestelle). «Ribadisco la contrarietà del Movimento 5 Stelle alla dorsale sarda sul metano, contrarietà sostenuta anche da uno studio condotto da RSE. In tale studio si dimostra come sia sufficiente garantire l'alimentazione tramite cisterne criogeniche e rigassificatori locali nei soli contesti dove le reti risultano già sviluppate; viceversa, nei contesti in cui non vi sono infrastrutture gas già dispiegate, risulta economicamente e ambientalmente più conveniente un impiego intensivo del vettore elettrico, anche nella prospettiva della completa decarbonizzazione, basata sull'apporto massiccio delle rinnovabili. Continueremo dunque a seguire il nostro indirizzo e a lavorare nella direzione intrapresa da anni, supportando l'azione del Governo nell'individuare le priorità strategiche a sostegno della crescita e della decarbonizzazione del Paese». Ecco che lo studio Rse diventa la carta da giocare per piegare il ragionamento da una parte o dall’altra della barricata. Uno studio articolato, complesso e di non facile lettura, ma ricco di spunti anche politici, subito usati in questi giorni. Non è escluso a questo punto che il confronto tra fautori e oppositori dei diversi progetti di metanizzazione veda come terreno di contesa proprio lo studio della società di ricerca che fa capo al Gestore dei Servizi Energetici, società interamente controllata dal Tesoro. Sarebbe una beffa per chi ha tentato in tutti i modi di mantenersi neutrale e terzo rispetto a un quesito alla fine poco tecnico e molto politico.(g.cen.)
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