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Navone incrocia le dita: «Sarebbe straordinario»

Il direttore dell’Amp di Tavolara: «Grande interesse dal punto di vista scientifico» Prudenza dall’acquario di Dorgali: «Necessario fare approfondimenti»


05 settembre 2020


DORGALI. Nessun commento da parte delle biologhe marine dell'Acquario di Cala Gonone sul ritrovamento nella spiaggia, del piccolo di foca. Impossibile, secondo le esperte dell'Acquario, fare delle valutazioni semplicemente da una foto. Dello stesso avviso il direttore dalla struttura del comune di Dorgali, che ospita decine di specie marine, Flavio Gagliardi, che in questo moneto si trova nell'acquario di Napoli.

«Ho visto in anteprima le immagini, non siamo riusciti a fare una identificazione certa perché ciò che si vede è un residuo saponato e saranno quindi necessari approfondimenti. Certo, nell’ipotesi si tratti di un cucciolo di foca monaca, saremmo davanti a un rinvenimento estremamente interessante sotto il profilo scientifico». Augusto Navone è il direttore generale dell’Area marina protetta di Tavolara. Fino agli anni ’70, la foca monaca era di casa anche nell’isola: «I vecchi pescatori mi raccontano delle foche che si avvicinavano per mangiare ai banchi di pesce azzurro vicino alle falesie, a non più di mezzo miglio». Poi la presenza impattante dell’uomo e la pesca a strascico hanno compiuto un processo di allontanamento e di estinzione, almeno da questi mari.

Seguendo il ragionamento di Navone, e ammettendo che il ritrovamento di Cala Gonone sia davvero la carcassa di una foca monaca, le domande sono tante. «Bisogna intanto dire che al momento le colonie in cui le foche si riproducono sono soprattutto in Turchia e Grecia. Ogni tanto ci sono gli avvistamenti, come all’Isola del Giglio, nelle Egadi, a Capraia. Si tratta soprattutto di individui solitari. La presenza di un cucciolo a Cala Gonone significherebbe essenzialmente che lì è ripresa la fase di riproduzione. In questo consiste l’importanza del ritrovamento». Ma non è detto che si siano ripristinate le condizioni ambientali per favorire il ritorno della foca, e soprattutto il fatto che possa riprendere a riprodursi nelle coste sarde. «La foca è un animale che ha una grandissima cura parentale. Significa che si allontana dal suo cucciolo lo stretto necessario per cibarsi, e poi torna il più rapidamente possibile. Il caos prodotto dall’antropizzazione ha provocato l’allontanamento dei banchi di pesce azzurro, principale alimento delle foche, che quindi per procurarsi il cibo sono di conseguenza costrette ad allontanarsi dai propri cuccioli. Vuol dire che per la mamma foca diventa un problema maggiore spostarsi dal piccolo, cacciare e tornare». Ecco perché anche la proposta del ripopolamento, a Tavolara, non è stata accolta con favore: mancano le condizioni. Difficile, inoltre, credere che il periodo del lockdown sia servito per crearle a Cala Gonone: «Stiamo parlando di due-tre mesi, febbraio, marzo e aprile, in cui il disturbo antropico costituito da barconi e turisti è praticamente inesistente. Se davvero una foca è arrivata a partorire nel golfo di Orosei, e poi il suo cucciolo è morto, sarebbe però compatibile con quanto detto sulla difficoltà della madre rispetto all’allontanamento dal figlio per procurarsi da mangiare in posti sempre più lontani. Ma il dato scientifico sarebbe davvero interessante». Se sarà dimostrato che si tratta di un cucciolo di foca.(simonetta selloni)

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