Pasta Cellino, appello all’isola: "Diamo lavoro, sosteneteci"
Pubblicità sulla Nuova con l’annuncio: 2 aziende non vendono più nostri prodotti. La proprietà: «Messaggi dai clienti sorpresi, vogliamo dire loro dove acquistarli»
SASSARI. «Non c’è alcun intento polemico, il nostro obiettivo è solo dare un’informazione ai consumatori e far sapere che noi ci siamo sempre impegnati per l’isola che amiamo e continuiamo a farlo». Così Lucina Cellino, che con il fratello Alberto guida il Gruppo Fratelli Cellino, leader nell’isola nel settore grano e pasta, con il consueto garbo commenta la decisione di comprare una pagina pubblicitaria sulla Nuova Sardegna di oggi. Non si tratta della classica promozione, e sicuramente anche lei lo sa bene. Il fatto è che un paio di gruppi della grande distribuzione hanno deciso di non far trovare più sui loro scaffali i pacchi di pasta Cellino. «Abbiamo ricevuto molti messaggi di consumatori abituati ad acquistare la nostra pasta e che non riescono più a trovarla presso alcune insegne – spiega Lucina Cellino – così volevamo indicare i posti dove acquistarla». E l’elenco è lungo, una ventina di gruppi. Dal quale ne mancano un paio. Lei non lo dice, non ha intenzione di creare un caso, ma il messaggio “L’amore si dimostra nei fatti” in evidenza a caratteri cubitali tra le righe (il Gruppo Cellino si è dimostrato all’avanguardia nel marketing), sembra parlare alla clientela, ma anche a chi per qualche motivo ha deciso per il divorzio. E l’assenza nell’elenco di Conad e Gruppo Isa non può sfuggire. L’imprenditrice non punta il dito, né vuole entrare nel merito di eventuali strategie altrui: «Abbiamo sempre lavorato per la Sardegna creando un’alleanza con i suoi agricoltori – dice la Cellino, alludendo alla linea di pasta tutta sarda che in questo periodo viene pubblicizzata con lo spot della vecchina che chiede “E tui filiera ’e chini ses?” – abbiamo tutto il personale sardo, 200 persone, 600 con l’indotto, se qualcuno non lo ha capito non è un nostro problema. Ciò che volevamo esprimere è il concetto che se non verremo sostenuti da consumatori e grande distribuzione tanto impegno non sarà servito a nulla».
“I nostri numeri e le certificazioni sono pubblici, e dimostrano quanto il nostro gruppo abbia favorito tutto il comparto cerealicolo, dunque lo sviluppo della Sardegna” si legge nella pagina pubblicitaria. E ancora: “Il nostro gruppo ha sempre investito nella Sardegna e nei suoi abitanti: sembra scontato, ma ormai sono tanti i marchi italiani che, in ogni settore, hanno scelto di produrre all’estero. Per questo poter avere oggi un gruppo al 100% sardo, con anche una filiera completa e certificata al 100% sarda, capace di competere in tutti i mercati mondiali ,non è scontato, anzi”.
E poi “Dovrebbe essere motivo di vanto per la regione, modello da imitare, stimolo a collaborare per proteggere tanti posti di lavoro in un momento complicato come questo. Ecco perché la decisione di alcune aziende che, dopo 20 anni di ottima collaborazione, hanno deciso di privare i loro clienti dei nostri prodotti, ci coglie di sorpresa e ci dispiace. «È un marchio in cui crediamo con orgoglio – conclude la Cellino – speriamo anche nell’orgoglio dei sardi».
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