Lo “Zingaro” non si trova Bonafede apre un’indagine
di Gianni Bazzoni
Il permesso concesso dal Tribunale di sorveglianza, avviata una verifica
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SASSARI. Due latitanti, due nomi molto conosciuti ma che non hanno niente a che fare uno con l’altro. Graziano Mesina e Giuseppe Mastini: il primo se n’è andato prima che andassero a prenderlo per condurlo in carcere per scontare la condanna definitiva sancita dalla Cassazione. Il secondo non è rientrato nel carcere di Bancali a Sassari dopo uno dei permessi premio. “Johnny lo zingaro” sarebbe dovuto rientrare sabato alle 12.20, invece nessuno l’ha visto. Così ora è ricercato come Mesina. Si cerca soprattutto in Sardegna, controlli agli imbarchi nei porti e negli aeroporti, posti di blocco e verifiche nelle zone dove è più facile trovare la via per uscire dall’isola anche con mezzi più difficile da sottoporre a controllo.
E mentre per Graziano Mesina gli investigatori sono convinti che sia ancora “nelle sue zone” e non molto lontano dall’area del Nuorese, per Giuseppe Mastini si pensa che possa avere lasciato la terra sarda. In fondo per chi si muove a quei livelli e può contare ancora su contatti importanti può essere meno complicato del previsto procurarsi dei documenti falsi.
La fuga di Mastini intanto ha riacceso le polemiche e fatto esplodere lo scontro politico. É tornata d’attualità la storia dei permessi premio, specie quelli concessi a reclusi con condanne all’ergastolo e che si sono macchiati di particolari reati. E sulla vicenda è intervenuto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha affidato all'Ispettorato generale del Ministero l’incarico per gli accertamenti preliminari sull'evasione di “Johnny lo zingaro”, soprattutto per verificare la correttezza dell'iter seguito dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Sassari. Dal febbraio 2019 sono stati 13 i permessi premio autorizzati dal Tribunale per detenuti con condanna all'ergastolo. Lo scorso mese di aprile lo stesso Tribunale di sorveglianza aveva concesso gli arresti domiciliari a Pasquale Zagaria, boss affiliato al clan dei casalesi, per gravi problemi di salute. Anche allora il Guardasigilli Bonafede fece intervenire gli ispettori ministeriali, individuando tramite il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria una struttura detentiva adatta alle visite specialistiche e chiedendo che il boss Zagaria tornasse in carcere.
Giuseppe Mastini, 60 anni, è evaso dal carcere di massima sicurezza di Bancali, a Sassari, nel modo che generalmente richiede meno fatica. Senza rientrare da un permesso, quando nessuno se lo aspetta. Un “tradimento” della fiducia ricevuta. Di lui non c'è alcuna traccia. Nelle ricerche sono impegnate tutte le forze dell'ordine da quando - sabato scorso - è , stata diramata la nota del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che segnalava il suo mancato rientro in tarda mattinata a Bancali. Giuridicamente parlando non esiste una dichiarazione formale di latitanza. Ma dal momento che il detenuto non rientra in carcere e si rene irreperibile, e quindi diventa latitante.
Mastini aveva ottenuto il permesso premio da trascorrere alla casa famiglia «Don Giovanni Muntoni» gestita dai salesiani a San Giorgio, alla periferia di Sassari.
“Lo zingaro”, il cui soprannome è legato alle sue origini sinti, era rinchiuso a Bancali da luglio del 2017, dopo la precedente evasione avvenuta il 30 giugno dello stesso anno dal penitenziario di Fasano, in provincia di Cuneo. Anche in quella circostanza era uscito, godendo di un beneficio - il regime di semilibertà - e non aveva fatto più rientro.
Mastini ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine degli anni Settanta. Il suo primo omicidio risale a quando aveva solo undici anni. Era stato coinvolto anche nell'inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Negli anni Ottanta aveva seminato il terrore a Roma. La sua prima evasione risale al 1987 quando, approfittando di una licenza premio, non rientrò in carcere e si rese protagonista di numerosi fatti criminali: furti, rapine, ma anche il sequestro di una ragazza, Silvia Leonardi, l'omicidio della guardia giurata Michele Giraldi e il ferimento di un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Fu catturato due anni dopo. È considerato socialmente pericoloso.
E mentre per Graziano Mesina gli investigatori sono convinti che sia ancora “nelle sue zone” e non molto lontano dall’area del Nuorese, per Giuseppe Mastini si pensa che possa avere lasciato la terra sarda. In fondo per chi si muove a quei livelli e può contare ancora su contatti importanti può essere meno complicato del previsto procurarsi dei documenti falsi.
La fuga di Mastini intanto ha riacceso le polemiche e fatto esplodere lo scontro politico. É tornata d’attualità la storia dei permessi premio, specie quelli concessi a reclusi con condanne all’ergastolo e che si sono macchiati di particolari reati. E sulla vicenda è intervenuto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha affidato all'Ispettorato generale del Ministero l’incarico per gli accertamenti preliminari sull'evasione di “Johnny lo zingaro”, soprattutto per verificare la correttezza dell'iter seguito dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Sassari. Dal febbraio 2019 sono stati 13 i permessi premio autorizzati dal Tribunale per detenuti con condanna all'ergastolo. Lo scorso mese di aprile lo stesso Tribunale di sorveglianza aveva concesso gli arresti domiciliari a Pasquale Zagaria, boss affiliato al clan dei casalesi, per gravi problemi di salute. Anche allora il Guardasigilli Bonafede fece intervenire gli ispettori ministeriali, individuando tramite il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria una struttura detentiva adatta alle visite specialistiche e chiedendo che il boss Zagaria tornasse in carcere.
Giuseppe Mastini, 60 anni, è evaso dal carcere di massima sicurezza di Bancali, a Sassari, nel modo che generalmente richiede meno fatica. Senza rientrare da un permesso, quando nessuno se lo aspetta. Un “tradimento” della fiducia ricevuta. Di lui non c'è alcuna traccia. Nelle ricerche sono impegnate tutte le forze dell'ordine da quando - sabato scorso - è , stata diramata la nota del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che segnalava il suo mancato rientro in tarda mattinata a Bancali. Giuridicamente parlando non esiste una dichiarazione formale di latitanza. Ma dal momento che il detenuto non rientra in carcere e si rene irreperibile, e quindi diventa latitante.
Mastini aveva ottenuto il permesso premio da trascorrere alla casa famiglia «Don Giovanni Muntoni» gestita dai salesiani a San Giorgio, alla periferia di Sassari.
“Lo zingaro”, il cui soprannome è legato alle sue origini sinti, era rinchiuso a Bancali da luglio del 2017, dopo la precedente evasione avvenuta il 30 giugno dello stesso anno dal penitenziario di Fasano, in provincia di Cuneo. Anche in quella circostanza era uscito, godendo di un beneficio - il regime di semilibertà - e non aveva fatto più rientro.
Mastini ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine degli anni Settanta. Il suo primo omicidio risale a quando aveva solo undici anni. Era stato coinvolto anche nell'inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Negli anni Ottanta aveva seminato il terrore a Roma. La sua prima evasione risale al 1987 quando, approfittando di una licenza premio, non rientrò in carcere e si rese protagonista di numerosi fatti criminali: furti, rapine, ma anche il sequestro di una ragazza, Silvia Leonardi, l'omicidio della guardia giurata Michele Giraldi e il ferimento di un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Fu catturato due anni dopo. È considerato socialmente pericoloso.
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