La Nuova Sardegna

Vella: no ai lockdown ma serve prudenza

di Silvia Sanna
Vella: no ai lockdown ma serve prudenza

L’infettivologo: «È iniziata la discesa dei contagi dopo l’aumento in agosto» «Sardegna focolaio? Una falsità, il virus è stato portato dai turisti»

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SASSARI. Lockdown mai più, perché l’isola non è in grado – come l’Italia intera – di sopportare gli effetti di una nuova serrata generale. Ma chiusure piccole, limitate a focolai da individuare e circoscrivere con prontezza, bisogne metterle in conto. Soprattutto quando riapriranno le scuole e una ripresa dei contagi sarà inevitabile. Per questo la guardia non va abbassata ma al contrario le misure di prevenzione devono essere potenziate: più mascherine e più test sierologici innanzitutto, dice Stefano Vella, medico infettivologo e componente del comitato tecnico scientifico della Regione. «Perché è stato dimostrato che come la tensione si allenta il virus ricomincia a girare. Abbiamo visto che cosa è successo in estate con l’arrivo dei turisti. Bene, ora l’estate sta finendo e i turisti sono partiti o hanno le valigie pronte. Se i sardi faranno da bravi e seguiranno le regole, a fine settembre la situazione sarà sotto controllo».

Il virus nell’isola. Secondo Vella la discesa del virus è iniziata. «La differenza rispetto a due settimane fa, con il picco dopo Ferragosto, si vede: i nuovi casi di positività derivano quasi tutti dall’attività di screening, cioè dal tracciamento di contatti di casi già accertati. L’attività di individuazione è fondamentale per evitare la propagazione del virus ai contatti del contatto già contagiato e fare in modo che le maglie non si allarghino troppo. Per questo sono favorevole all’utilizzo dei test sierologici – spiega Vella – so bene che non hanno un’alta affidabilità ma neppure i tamponi danno certezza al 100 per cento. I test rapidi consentono comunque di “stanare” almeno una parte dei soggetti positivi e agire subito con le contromisure. Anche in Sardegna c’è un alto numero di asintomatici la cui positività può essere verificata solo attraverso il test. Giusto farli agli insegnanti e agli studenti, dove è possibile».

No all’isola “focolaio”. «Diciamolo subito: la Sardegna quest’estate non è stato il focolaio d’Italia. Casomai è successo il contrario: nell’isola che a luglio era a contagi zero, il virus l’hanno portato gruppi di ragazzi che prima di sbarcare in Sardegna erano a Ibiza e in altri luoghi del divertimento e molti di loro nelle autocertificazioni hanno mentito, non hanno specificato di arrivare da luoghi a rischio». Vella va avanti: «Anche nel caso di Berlusconi non ha senso dire che si è infettato perché è venuto in Sardegna, è corretto invece dire che ha frequentato persone positive. È mancato il senso di responsabilità individuale ma la Sardegna non ha colpe: semplicemente ha aperto le porte ai turisti, rinunciare alla stagione che già partiva malissimo era impensabile. I contagi che si sono verificati derivano dall’aumento delle persone in circolazione e da comportamenti leggeri da parte di molti. Parliamoci chiaro: l’idea di Solinas di fare test all’ingresso era buona ma purtroppo al tempo non c’erano test sufficienti. E una volta che i turisti sono sbarcati nell’isola è stato impossibile controllare tutti e tutto. Ma i vacanzieri che hanno scoperto di essere positivi in Sardegna, parte dei quali probabilmente lo era già all’arrivo, non possono essere inseriti nella contabilità covid dell’isola: ora molti sono tornati a casa, altri lo faranno dopo la quarantena ed entreranno, come è logico, negli elenchi delle regioni di residenza».

Il conteggio dei decessi. L’altro tema al centro del dibattito è quello dei decessi, o meglio della differenza che c’è tra quelli “per Covid” o “con Covid”. Anche Vella dice che sarebbe necessaria maggiore chiarezza, in linea con le affermazioni del responsabile dell’Unità di crisi del Nord Sardegna Marcello Acciaro e del direttore di Malattie Infettive a Sassari Sergio Babudieri. Per quanto riguarda la Sardegna, sono due i decessi inseriti nell’elenco Covid da quando, si è detto “è iniziata la seconda fase dei contagi”. Vella puntualizza subito: «Parlare di seconda fase non ha senso, la verità è che la prima non è mai finita. Il virus che aveva rallentato la corsa ha ripreso a circolare contemporaneamente alla ripresa delle circolazione delle persone. Se parliamo di “seconda ondata” dei contagi facciamo allarmismo e generiamo confusione». Poi Vella entra nel merito dei due casi recenti nell’isola: un pensionato con gravi patologie pregresse alle quali si era aggiunta la polmonite bilaterale da Covid, e una novantenne colpita da infarto risultata poco prima del decesso positiva asintomatica al virus Sars-Cov2. Entrambi i casi sono stati classificati dall’Unità di crisi nazionale come morti Covid nonostante nella scheda compilata dal medico che ha constatato il decesso il Covid non figuri come causa primaria di morte. «Nel caso delle persone anziane, la maggior parte delle vittime, spesso è difficilissimo fare una distinzione. Sarebbe più corretto parlare di comorbilità cioè di patologie coesistenti che portano alla morte. L’insorgenza del Covid su un soggetto fragile accelera il decorso ma il virus può creare problemi di coagulazione anche su soggetti positivi asintomatici, come la signora novantenne. In questi casi il virus è una concausa ed è sbagliato, nella scheda con le cause di morte, barrare una crocetta sola.



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