la docente di ruolo
«In troppi sottovalutano il virus le lezioni in aula a rischio stop»
OLBIA. Lei sa come sono fatti gli studenti di quell’età. Non stanno un attimo fermi, hanno bisogno di parlarsi, vedersi, toccarsi. Ecco perché secondo Romina Fiore, docente di italiano e storia da 25...
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OLBIA. Lei sa come sono fatti gli studenti di quell’età. Non stanno un attimo fermi, hanno bisogno di parlarsi, vedersi, toccarsi. Ecco perché secondo Romina Fiore, docente di italiano e storia da 25 anni, sarà difficile riuscire a rispettare tutti i paletti che il Covid ha imposto alla scuola. Soprattutto negli istituti di grandi dimensioni come quello in cui lei ha la cattedra, il Deffenu di Olbia. «Temo che in poco tempo ci troveremo di fronte a una nuova emergenza – dice –. Il 1 settembre, primo giorno dei corsi di recupero, un padre ha chiamato l’istituto: “mio figlio ha la febbre a 38, lo mando?”. Porsi questa domanda significa che c’è una grande sottovalutazione del rischio. Per molti il Covid non esiste più». Ma a rendere tutto più in salita è anche la situazione delle scuole, che da un anno all’altro si trovano a dovere gestire regole e divieti prima inesistenti. «Con gli spazi a disposizione sarà difficile garantire la sicurezza – spiega Romina Fiore –. Anche perché gli studenti delle superiori tendono a circolare, muoversi. E gli scuolabus viaggeranno al massimo della capienza. È facile che il virus si propaghi. E noi non possiamo misurare la temperatura. Dovranno farlo i genitori. Ma siamo sicuri che lo faranno a un 16enne?». La docente è consapevole che sarà un anno scolastico particolare. «Faccio l’esempio dei compiti in classe: non li possiamo portare a casa, dobbiamo ritirarli con i guanti e lasciarli in giacenza per 48 ore. Per non parlare della mascherina che ogni alunno dovrà indossare quando si alza dal banco. Sarà una realtà in differita in cui si annulleranno tutti quei rituali che caratterizzano la scuola, che è fatta di vicinanza, empatia, pacche sulle spalle. I miei alunni dello scorso anno mi hanno detto: il Covid ci ha scippato il quinto anno, il pranzo dei 100 giorni, l’abbraccio dell’amico dopo l’orale». Ma anche quest’anno per la docente del Deffenu lo stop alle lezioni in aula rischia di essere più di una eventualità. «Lo dice la legge dei grandi numeri. Ma nel caso la situazione potrebbe essere gestita meglio. A marzo abbiamo dovuto improvvisare, ora potremmo evitare alcune ingenuità. L’anno scorso sono stata molto più indulgente verso i miei alunni, perché pensavo che il lockdown fosse più pesante per un adolescente che per un adulto. Ho sbagliato, faccio mea culpa. Quest’anno non lo rifarei». (al.pi.)
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