La Nuova Sardegna

Prof a ranghi ridotti e aule senza banchi

di Silvia Sanna
Prof a ranghi ridotti e aule senza banchi

A due settimane dall’inizio delle lezioni sono tante le criticità Supplenze ancora nel caos e non ci sono gli insegnanti di sostegno

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SASSARI. Si parte tra due settimane ed è ancora lungo l’elenco di ciò che manca all’appello. Gli insegnanti, innanzitutto, perché in 15 giorni non sarà possibile procedere alla assegnazione delle cattedre vacanti ed è scontato che si partirà a ranghi ridotti. L’opportunità di un contratto a tempo indeterminato con la procedura di immissione in ruolo è stata colta al volo da circa 600 docenti, gli altri 900 posti disponibili saranno coperti da supplenti per assenza di candidati con requisiti. Ma il calendario cammina veloce e complici le graduatorie provinciali farcite di errori, non sarà semplice mettere tutte le crocette al loro posto. Oltre agli insegnanti di ruolo – con assenze più marcate soprattutto nella scuola superiore di primo grado (ex Medie) – a mancare saranno gli insegnanti di sostegno: nell’isola sono circa 3000 i prof specializzati a fronte di 5500 posti previsti in organico e oltre 7mila alunni affetti da disabilità fisica o mentale. A coprire i posti vacanti anche in questo caso arriveranno i precari, molti di esperienza e altri no. E a complicare una situazione già penalizzante è stato anche l’insuccesso della call veloce: la procedura stabilita dal Ministero è stata un clamoroso flop nonostante sulla carte mostrasse un certo appeal. Metteva in palio cattedre a tempo indeterminato nelle rispettive discipline per i candidati disposti a spostarsi in altre regioni: in Sardegna alcuni posti saranno coperti da insegnanti di Scienze giuridiche, mentre tra Matematica, Italiano e Scienze alle Medie resteranno decine di caselle libere. All’origine dei rifiuti ci sono i costi da affrontare lontano da casa con stipendi che a inizio carriera non sono alti. E poi il vincolo voluto dal ministero: chi accetta il ruolo non può chiedere trasferimento in altra sede e avvicinamento a casa per i primi 5 anni. Un tempo lungo che ha indotto tanti a rinunciare in attesa del concorso a ottobre.

Ma a parte gli organici striminziti, a 15 giorni dall’inizio delle lezioni nelle scuole c’è preoccupazione perché mancano i banchi: quelli singoli con le rotelle voluti dal Ministero e oggetto di vivaci polemiche non sono arrivati. In alcuni istituti, per esempio a Oristano, per evitare di trovarsi nei guai all’ultimo minuto, è stata trovata questa soluzione: tagliare a metà i banchi tradizionali da due, delle rotelle si potrà fare a meno.

E poi l’altro dubbio che affligge insegnanti, genitori e alunni è quello dei test sierologici. Il commissario straordinario ha invitato i docenti e il personale della scuola a fare il test per garantire un rientro a scuola in sicurezza, perché anche se i test hanno una affidabilità bassa rappresentano comunque un filtro. Se una quota di insegnanti oppone resistenza, la maggior parte vorrebbe fare il test ma non sa come. Racconta una docente di un istituto superiore di Sassari: «Ho chiamato il mio medico di base e mi ha detto di non avere ancora ricevuto i kit. Ma in ogni caso ha specificato che non farà i test nel suo ambulatorio per ragioni di sicurezza perché se l’esito dovesse essere positivo o anche dubbio dovrebbe chiudere per un certo tempo». Gli insegnanti dovranno rivolgersi alle strutture pubblicate indicate dall’Ats oppure andare a fare il test nei laboratori privati. L’incertezza è tanta in un anno che si annuncia denso di incognite per tutti. Dai dirigenti scolastici che sentono la responsabilità di garantire serenità e sicurezza nelle loro scuole agli insegnanti che lo stesso clima dovranno crearlo nelle rispettive classi. Ma i più preoccupati (oltre ai genitori) sono gli studenti. Le linee guida del Covid disegnano una scuola completamente diversa dal passato, con la socialità azzerata. Pochi o zero contatti tra compagni e con gli insegnanti, mensa in aula, materie in bilico (come la musica) l’educazione fisica distanziati di due metri e molto altro ancora. Tanti dubbi destinati a rimanere per ora senza risposte. La certezza è che tutti vogliono ricominciare, dopo la clausura forzata. Con la speranza che il virus conceda una tregua.



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