Nella sfida per il Senato lavoro, turismo e Covid

Il dibattito tra i quattro candidati a Palazzo Madama nel collegio di Sassari. Al centro dell’incontro la crisi, ma anche ritorno alle Asl e Città metropolitana

SASSARI. Il lavoro che non c’è, la sanità che soffre, il turismo che si lecca le ferite, i trasporti che non fanno il loro dovere. La fotografia del Nord Sardegna scattata dai candidati al Senato è sempre e comunque in bianco e nero. E l’obiettivo di tutti è farla diventare a colori. Una missione difficile a cui si stanno prestando quattro aspiranti senatori. Tutti uomini, e questa è una critica che è stata sollevata nei confronti dei partiti, anche perché chi sarà eletto andrà a sostituire una donna, Vittoria Bogo Deledda, prematuramente scomparsa la scorsa primavera. Ieri i quattro sfidanti hanno partecipato al confronto organizzato dalla Nuova, moderato dal direttore Antonio Di Rosa e dal giornalista Luca Rojch. Un’ora di domande e risposte sulla situazione che sta vivendo l’isola in questa epoca targata Covid.

E proprio perché i problemi della Sardegna sono una lista senza fine ogni candidato ha annunciato quale sarà la prima battaglia che porterà avanti se eletto a Palazzo Madama. Lorenzo Corda, primo esperimento di Pd e 5 stelle alle politiche, non ha dubbi. «Chiederò di entrare a fare parte della commissione Attività produttive, perché voglio vigilare che i fondi destinati alla Sardegna ricadano sul nostro territorio». Agostinangelo Marras, che ha il sostegno dei partiti di Renzi, Pizzarotti e Bonino ma tiene sempre a rimarcare la sua indipendenza, cita «la lotta alla disoccupazione che combattiamo da decenni ma purtroppo non siamo mai riusciti a estirpare». Gian Mario Salis, candidato del Psi, si concentrerà sullo stato sociale. «Nuove assunzioni per la sanità pubblica». Invece, Carlo Doria, espressione del centrodestra unito e scelto direttamente dal governatore Christian Solinas, ha difficoltà a trovare un unico tema. «Non c’è un problema più importante di altri. Senza trasporti non c’è sviluppo economico. E neanche senza sanità, neanche senza energia».

Isola in crisi. Il tema economico è stato ovviamente al centro del confronto. E in particolare si è dibattuto sugli scenari a tinte fosche che attendono la Sardegna in autunno. I numeri, purtroppo, giocano tutti a suo sfavore: il 60 per cento degli stagionali rimasto senza lavoro e il monte ore della cassa integrazione aumentato di oltre il 6mila per cento. Per Corda un aiuto arriverà dall’Ecobonus varato dal governo Conte. «Uno strumento democratico eccezionale a cui possono accedere quasi tutti. Cittadini, piccole e grandi aziende». Marras, invece, sottolinea l’importanza delle competenze. «Per risolvere i problemi occorrono competenze specifiche. Finché i ruoli chiave continueranno a essere assegnati dalla politica non ne verremo fuori». Per Salis occorre un’iniezione di risorse per «far ripartire le microimprese, perché la maggior parte del Pil sardo arriva da esse. Di certo, non dalle grandi industrie». Doria, infine, non ha dubbi: la ricetta è la stessa del centrodestra nel 2018. «E di fatto è il programma messo in campo dalla giunta Solinas, dai trasporti alla sanità, alle infrastrutture».

Riforme. Alla domanda sull’istituzione della nuova Città metropolitana di Sassari e della provincia della Gallura tutti si soffermano solo sulla prima. Promossa a pieni voti da Doria. «Un’occasione unica per fare sistema. Tutto il nordovest della Sardegna ne verrebbe rivitalizzato, perché la Città metropolitana drenerebbe molti fondi europei che altrimenti il territorio non avrebbe». Anche Marras e Salis mostrano entusiasmo per la sua istituzione, mentre Corda preferisce non esprimersi. «Così com’è è ancora destrutturata. Fino ad ora non c’è, la potrò giudicare solo quando la vedrò». Ancora più decisa la bocciatura del ritorno alle 9 Asl. «Si dice soltanto che questa riforma la chiedono i sardi – dice il candidato di Pd e 5 stelle – ma in realtà i sardi chiedono servizi, risposte, certezze dei tempi. Tutte cose che oggi non ci sono». Salis aggiunge che la riforma avrà un senso solo «se porterà nuove assunzioni vista la grave carenza di personale», mentre Marras boccia la corsa di ogni giunta a mettere mano subito alla sanità. «È la prova più evidente che il sistema sanitario sia affidato alla politica». Doria, ovviamente, non concorda sulla stroncatura. «La nascita dell’Ats ha comportato la paralisi del sistema sanitario. Con il ritorno alle 8 Asl è stata restituita loro autonomia gestionale. Non è una moltiplicazione di poltrone».

Tra Regione e governo. Non sono mancate le polemiche di scuderia. Con Doria all’attacco del governo Conte e Corda della giunta Solinas, supportato anche da Salis e Marras, seppur con posizioni meno accese. Il candidato del centrodestra accusa Palazzo Chigi di aver affossato il passaporto sanitario. «Avevamo eradicato il virus e volevamo mantenere quella sicurezza. Ci è stato impedito». Il candidato di Pd e 5 stelle invece attacca Solinas sull’ordinanza dell’altro giorno. «Il turismo dovrebbe fare sistema, ma l’ordinanza non fa nulla di tutto questo. Molte attività turistiche hanno chiuso con largo anticipo per questo motivo. Inutile programmare il futuro se non sappiamo farlo nel presente». Anche Marras parla di «malgoverno della regione sarda, con un notevole disordine nella gestione dei flussi turistici».

Gli appelli al voto. Salis rimarca la sua battaglia a favore dello stato sociale. «I soldi che arrivano all’Italia dovranno andare alla sanità pubblica». Corda invita tutti ad andare a votare e a «dare fiducia a un tecnico ha dato la disponibilità a candidarsi». Marras si presenta come l’unico candidato indipendente, senza vincoli di partito. «La mia attenzione sarà solo per i sardi». Doria, anche lui, si dice in campo «per difendere la dignità e i diritti dei sardi contro un governo nazionale che si è dimostrato matrigna nei nostri confronti».

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