La Nuova Sardegna

Maltrattamenti all’asilo indagini su un’anziana suora

di Enrico Carta
Maltrattamenti all’asilo indagini su un’anziana suora

Denunciata dalle famiglie di cinque bambini. La religiosa è stata sospesa

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ORISTANO. Spensierati in braccio alle loro mamme e con qualche pupazzetto tra le braccia. Escono dalla saletta per le audizioni protette del tribunale dove hanno appena partecipato a qualcosa più grande di loro. Perché questa è una storia più grande di loro. Nasce dentro una scuola per l’infanzia, finisce in tribunale a Oristano dove due giorni fa, evitando i percorsi destinati a tutti gli altri utenti, sono entrati cinque bimbi che frequentavano sino a poco tempo fa una materna gestita dalle suore salesiane in un paese dell’hinterland. Proprio una di loro, a 81 anni, è indagata per maltrattamenti nei confronti dei cinque bambini che frequentavano l’asilo.

È dalle loro parole, dalle mezze frasi o dalle frasi intere dette in famiglia e dagli accertamenti fatti anche con le telecamere piazzate di nascosto nella struttura che l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Sara Ghiani ha preso corpo e ora viaggia verso un esito più certo. Lunedì c’è stato infatti l’incidente probatorio richiesto dalla procura e condotto dalla giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas, a cui ha preso parte la psicoterapeuta Sara Mannino che ora dovrà esaminare quanto riferito dai bambini e valutarne l’attendibilità. In mano però gli inquirenti hanno ben altro perché l’inchiesta, rimasta sotto traccia per mesi, poggia le sue basi anche sui filmati delle telecamere spia e su altre deposizioni.

Agli atti ci sono le testimonianze di maestre e personale della struttura. Conferme? Se ci saranno arriveranno nei prossimi mesi, intanto però la contestazione che si va formando è alquanto corposa e parla di metodi educativi quanto meno sorpassati, vecchi di decenni se mai si possano davvero ritenere metodi educativi. C’era la saletta del buio, dove i piccoli venivano isolati per qualche minuto senza un filo di luce. Secondo le prime ricostruzioni sarebbero stati lasciati all’interno per punizione, soli con se stessi a riflettere per qualche comportamento ritenuto non consono.

«Bestie» era l’appellativo che spesso sarebbe stato usato, ma il tentativo di riportare sulla retta via i bimbi non si limitava alle punizioni, all’isolamento o alle parole esagerate. Anche le botte sarebbero entrate nell’elenco delle opzioni per sistemare la disciplina all’interno dell’asilo. E così l’inchiesta ha il compito di accertare quando e come i bambini sarebbero stati picchiati o strattonati mentre venivano presi per i capelli o per le orecchie. La suora non avrebbe usato solo le nude mani, ma anche degli oggetti e, in qualche occasione, li avrebbe anche scagliati contro di loro con violenza. L’anno scorso però qualcosa accade, prima ancora che il Covid blocchi tutte le attività della scuola gestita dalle suore che però sono affiancate anche da alcune maestre, diventate poi testimoni importanti dell’accusa.

Una mamma, a casa, capisce che c’è qualcosa che non va. Non sono i soliti atteggiamenti strani da parte del figlio a preoccuparla, ma qualche racconto che non sembra lasciar spazio a dubbi. Serve prudenza, ma la madre capisce che è il momento di fare qualcosa e sceglie la strada della denuncia. Nella scuola vengono piazzate in gran segreto le telecamere e l’inchiesta va avanti. Alla prima denuncia se ne aggiungono altre quattro e le parti offese diventano cinque. Sono tutti bambini che hanno tra i sei e i tre anni e infatti alla più piccola che ne ha tre e qualche mese viene anche risparmiata l’audizione protetta e il rituale dell’incidente probatorio. Quello è un affare da grandi, meglio tenerla lontana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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