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Brexit, i timori per l’export dell’isola

Brexit, i timori per l’export dell’isola

Confartigianato: senza accordi Ue-Regno Unito a rischio mercato da 90 milioni

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SASSARI. La Brexit comincerà presto a presentare il conto alle imprese sarde che commercializzano i propri prodotti oltre Manica. A poco più di 3 mesi dall’uscita definitiva della Gran Bretagna dall’Ue non hanno certezze sul futuro mercato nel Regno Unito, vista l’assenza, per ora solo ventilata, di un’intesa tra Londra e Bruxelles, per evitare di mettere in seria difficoltà le realtà imprenditoriali europee che da gennaio vedranno cambiare in peggio le modalità di accesso a un mercato importante come quello britannico. Che vale circa 90 milioni di euro e che interessa soprattutto il settore agroalimentare.

Preoccupati Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, e il segretario Daniele Serra, che si fanno portavoce degli interrogativi delle imprese: cosa cambierà per chi vende prodotti nel Regno Unito? Come si dovranno comportare gli artigiani dell’area Casa per effettuare opere sul posto? Ci saranno complicazioni o verranno introdotte facilitazioni? Secondo Confartigianato se l’uscita dall’Ue avvenisse senza accordo è impensabile che con l’applicazione di regolamenti doganali un cambiamento così radicale non determini un impatto negativo sulle quote di import/export con il Regno Unito, almeno nel breve periodo.

Le principali preoccupazioni riguardano l’eventuale applicazione di Iva e dazi che comporterebbe un maggiore costo finale per l’acquirente britannico che, visto l’aumento di prezzo, potrebbe anche rinunciare a quel bene. Problema che, secondo le imprese, potrebbe non porsi per i prodotti sardi, fortemente tipicizzati, molto richiesti e, una buona parte dei quali, non sostituibili da prodotti locali inglesi o provenienti da altre nazioni.

Altro timore: la burocrazia: più dell’aumento delle tasse, si pensa che “fioriscano” norme, leggi, direttive, circolari esplicative che andrebbero a ingrossare il carico burocratico che già grava sulle attività produttive italiane. “L’auspicio è che fino all’ultimo istante siano posti in campo tutti gli sforzi possibili per trovare un accordo che consenta una uscita ordinata o comunque concordata – dicono Matzutzi e Serra – lo scenario internazionale è in questo periodo così complesso che una ulteriore complicazione, proprio “sull’uscio di casa”, deleteria anche dal punto di vista psicologico”. L’invito che Confartigianato rivolge agli imprenditori dell’isola è di essere, in ogni caso, preparati al fatto che il Regno Unito possa diventare, a tutti gli effetti, un Paese terzo. «Ma siamo fiduciosi che Italia e Ue possano trovare le modalità necessarie per minimizzare le ricadute di quanto si potrà verificare». (a.palm.)

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