Don Angelino, il dominus della chiesa sarda
di Mario Girau
Negli ultimi nove anni ogni decisione e nomina che riguardava l’isola doveva avere il suo via libera
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SASSARI. La Chiesa sarda ha perso il suo primate. «Sentiamo cosa dice Becciu», «parliamone con il cardinale», «se Angelino vuole, la cosa diventa fattibile». In queste parole la sintesi del prestigio, e anche del potere, di cui l’ex prefetto della Congregazione delle Cause dei santi godeva in Sardegna e a Roma dal 10 maggio 2011, quando Papa Benedetto XVI lo nominò Sostituto per gli affari generali della segreteria di Stato, “ministro dell’interno” vaticano, terzo nella gerarchia della Santa Sede dopo il Papa e il Segretario di Stato. Un incarico “mondiale”, mantenuto anche con papa Francesco, che rende il monsignore di Pattada responsabile del disbrigo degli affari riguardanti il servizio quotidiano del Papa, dei rapporti con i vari dicasteri della Curia Romana, di predisporre le carte per le nomine di competenza o approvate dal Papa. Anche l’organizzazione dei viaggi apostolici è compito del Sostituto.
Sicuramente uomo di fiducia di Bergoglio, che gli affida incarichi sempre delicati. La nomina cardinalizia, anticipata amichevolmente da Papa Francesco a Becciu, e ancor più l’averlo messo alla guida della “fabbrica dei santi”, sono segnali della enorme stima del Pontefice per il suo principale collaboratore.
«Nella Chiesa sarda non cade foglia che Becciu non voglia», si dice in Sardegna a indicare la condivisione col porporato di Pattada cercata e voluta dalla Conferenza episcopale sarda sulle grandi questioni che riguardano l’isola. Come quella della nomina dei vescovi. Negli ultimi 9 anni ogni nuovo presule destinato a una diocesi sarda ha avuto sicuramente il placet di “don Angelino”: tutto nella norma della rigida gerarchia ecclesiastica dove il giudizio del superiore prevale sempre. Vescovi isolani chiusi dall’altro ieri nel più assoluto riserbo in attesa di capirne di più. Solo uno stringato comunicato della Ces. «L’episcopato sardo, sempre in comunione con Papa Francesco, è vicino fraternamente a Sua Eminenza Angelo Becciu, condividendo con lui la forza della preghiera».
Becciu sempre pronto a mobilitarsi per portare sul tavolo e nei discorsi del Papa i problemi dei lavoratori sardi. Secondo una prassi collaudata: segnalazione dei sindacati al vescovo, telefonata al Sostituto, colloquio del monsignore con Benedetto XVI o Francesco e atteso appello papale all’Angelus domenicale. Intercessione sempre di “don Angelino” per far compiere il primo pellegrinaggio papale del neo eletto Bergoglio al santuario di N.S. di Bonaria. Alta diplomazia, al servizio della lingua sarda, per la grande conquista: la Messa in limba. L’anno scorso il cardinale celebra e predica in logudorese il pontificale in occasione di “Sa die de sa Sardigna”. Un precedente, sperano gli organizzatori, che la Santa Sede non potrà ignorare. Anche se a Roma, nel palazzo di Piazza Pio XII 10, da ieri non c‘è più il “prete di Pattada”, per nove anni “primate” della Chiesa sarda.
Sicuramente uomo di fiducia di Bergoglio, che gli affida incarichi sempre delicati. La nomina cardinalizia, anticipata amichevolmente da Papa Francesco a Becciu, e ancor più l’averlo messo alla guida della “fabbrica dei santi”, sono segnali della enorme stima del Pontefice per il suo principale collaboratore.
«Nella Chiesa sarda non cade foglia che Becciu non voglia», si dice in Sardegna a indicare la condivisione col porporato di Pattada cercata e voluta dalla Conferenza episcopale sarda sulle grandi questioni che riguardano l’isola. Come quella della nomina dei vescovi. Negli ultimi 9 anni ogni nuovo presule destinato a una diocesi sarda ha avuto sicuramente il placet di “don Angelino”: tutto nella norma della rigida gerarchia ecclesiastica dove il giudizio del superiore prevale sempre. Vescovi isolani chiusi dall’altro ieri nel più assoluto riserbo in attesa di capirne di più. Solo uno stringato comunicato della Ces. «L’episcopato sardo, sempre in comunione con Papa Francesco, è vicino fraternamente a Sua Eminenza Angelo Becciu, condividendo con lui la forza della preghiera».
Becciu sempre pronto a mobilitarsi per portare sul tavolo e nei discorsi del Papa i problemi dei lavoratori sardi. Secondo una prassi collaudata: segnalazione dei sindacati al vescovo, telefonata al Sostituto, colloquio del monsignore con Benedetto XVI o Francesco e atteso appello papale all’Angelus domenicale. Intercessione sempre di “don Angelino” per far compiere il primo pellegrinaggio papale del neo eletto Bergoglio al santuario di N.S. di Bonaria. Alta diplomazia, al servizio della lingua sarda, per la grande conquista: la Messa in limba. L’anno scorso il cardinale celebra e predica in logudorese il pontificale in occasione di “Sa die de sa Sardigna”. Un precedente, sperano gli organizzatori, che la Santa Sede non potrà ignorare. Anche se a Roma, nel palazzo di Piazza Pio XII 10, da ieri non c‘è più il “prete di Pattada”, per nove anni “primate” della Chiesa sarda.
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