La Nuova Sardegna

Il cuore grande di Olbia abbraccia i 125 profughi

di Serena Lullia
Il cuore grande di Olbia abbraccia i 125 profughi

Vestiti scarpe, giocattoli e pasti caldi sono stati donati da tanti cittadini Terminate le operazioni di sbarco. Tamponi per tutti, equipaggio in quarantena

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OLBIA. Travolti dalla solidarietà. Inondati di vestiti, scarpe, giocattoli, pasti caldi. L’altra Olbia, quella che non insulta i migranti disperati, che non augura la morte a 125 persone scappate dalla fame e dalla guerra, si materializza alle prime ore del giorno davanti alla caserma dei vigili del fuoco vestita da centro di accoglienza. E prende la forma di bustoni regalo. Li hanno portati tanti cittadini per i migranti sbarcati dalla nave Alan Kurdi al porto industriale. Nel silenzio, senza dirette Facebook, striscioni o con consegne a favore di telecamere. È l’Olbia buona e generosa, quella che le ha fatto conquistare sul campo il titolo di città dell’accoglienza. «Vogliamo ringraziare i volontari impegnati nella accoglienza dei migranti, il personale del porto di Olbia per il lavoro profuso e i semplici cittadini, che con piccoli gesti e la loro gentilezza hanno mostrato il cuore di Olbia e della Sardegna – è il commento di Salvatore Sanna per le Acli provinciali di Sassari –. Aiutare il prossimo, il meno fortunato e chi scappa dalla fame è un dovere per una società che si vuole definire civile. È fondamentale insegnare tolleranza e solidarietà in una società che oggi resta superficiale e individuale. Auspichiamo un futuro migliore per le 125 persone arrivate con la Alan Kurdi. Speriamo che gli oltre 50 bambini possano vivere in futuro una infanzia migliore. La Sardegna è sempre stata accogliente, continuerà ad esserlo».

C’è voluto un giorno intero per completare le operazioni di sbarco dei 125 migranti, di cui 56 minori e 8 donne, dalla nave diretta a Marsiglia. Il mezzo, poco più di un peschereccio appartenente alla ong tedesca Sea eye, era stato dirottato sul porto industriale Cocciani dopo essere stato rifiutato da Arbatax e Cagliari. Il Viminale, considerate le pessime previsioni del tempo, aveva autorizzato lo sbarco giovedì sera, una scelta contestata dalla classe politica regionale. Prima di poter accedere ai locali dei vigili del fuoco, le persone sono state tutte sottoposte a tampone Covid. Motivo per il quale una parte di loro ha trascorso la notte a bordo della Alana Kurdi, frullata dalle onde di maestrale. Cominciate solo nel primo pomeriggio di venerdì, le operazioni di identificazione, screening e sbarco sono andate a rilento.

La nave della Ong dovrà adesso essere sottoposta alla quarantena insieme all’equipaggio. Solo allo scadere dei tempi di legge la nave potrà riprendere il mare. Nel frattempo dovrà stare a mollo in rada in un punto in sicurezza che verrà indicato dalle autorità.

In serata le donne con i bambini sono stati trasferiti nella sala conferenze della Stazione marittima. Le condizioni igienico-sanitarie nella caserma dei vigili del fuoco sono precarie. Esiste un solo bagno chimico, sistemato all’esterno del locale e non ci sono docce. L’utilizzo di un’ala della stazione marittima messa a disposizione dell’Autorità portuale, all’interno dell’area sterile del porto, consentiranno di tenere al caldo le donne con bambini e di vigilare sulla loro sicurezza. Questura e prefettura, che gestiscono la logistica dell’accoglienza, ragionano anche su come comportarsi nel caso ci siano positivi tra i migranti. Fondamentale avere un altro locale in cui confinare gli eventuali contagiati da Covid-19.

Il futuro dei 125 migranti, come spiegato dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese prevede che, scaduto il termine della quarantena, solo 25 resteranno in Italia. Il resto sarà accolto da altri paesi europei.

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