La Nuova Sardegna

L’infettivologo Vella: «Usare anche l’esercito per far rispettare l’obbligo della mascherina»

L’infettivologo Vella: «Usare anche l’esercito per far rispettare l’obbligo della mascherina»

L'infettivologo e componente del Comitato scientifico che assiste la Regione Sardegna: «Andamento da tenere d’occhio. Questi numeri c’erano anche prima, ma non li scoprivamo»

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SASSARI. Quella linea che si impenna nel grafico dei contagi, andando a superare (e di molto) il punto più alto raggiunto nella fase peggiore della pandemia, mette paura. Dobbiamo essere preoccupati? «Un po’ dobbiamo esserlo - dice Stefano Vella, infettivologo e componente del Comitato scientifico che assiste la Regione -, soprattutto perché la situazione mondiale è negativa. È necessario monitorare la situazione. Ora c’è un’attività di tracciamento: bisogna spegnere i focolai con tracciamento e isolamento».

Secondo Vella questa ondata di ritorno «in realtà è il frutto di quella di prima, la conseguenza di ciò che è accaduto in agosto». Aumentare la soglia dell’attenzione di fronte a 139 casi (scoperti anche grazie a un tracciamento più capillare), è la prima cosa da fare: «L’importanza è che non aumentino troppo, che la curva non vada su in modo esponenziale, ma non penso che avverrà», dice ancora Vella.

Il consiglio è sempre il solito: rinforzare le misure territoriali di prevenzione e adottare comportamenti corretti: «Le mascherine funzionano - insiste Vella -, ormai lo sappiamo con certezza. E il loro uso va potenziato in modo pesante. Ci vogliono le forze dell’ordine, se serve anche l’esercito, per un controllo capillare e costante. non dico che chi non rispetta l’obbligo vada arrestato, ma va convinto a usare le protezioni. E poi va potenziata l’attività delle Usca, dei medici di famiglia, vanno potenziati i controlli nelle scuole».

L’insularità e la scarsa densità abitativa potrebbero ancora una volta essere degli alleati: «I viaggi verso l’isola sono diminuiti e da voi c’è un “distanziamento” naturale, con paesi lontani uno dall’altro, che dovrebbero aiutare a spegnere i focolai».

Rispetto ai mesi di aprile e maggio c’è una differenza fondamentale: «Ora si insegue la catena di contagio - ricorda Vella -. Un’operazione che andava fatta anche prima, ma c’era un’indisponibilità di tecniche avanzate. Ora la risposta è più veloce, andiamo a prendere anche gli asintomatici. Sono convinto che questi numeri ci fossero anche prima, ma vedevamo solo la punta dell’iceberg».

Attenzione sì, preoccupazione non tanta: «Vanno tenuti sotto controllo i ricoveri - conclude Vella -. Giovani positivi vanno isolati sul territorio, non in ospedale, visto che normalmente hanno sintomi lievi. Ora sappiamo come trattare l’infezione, abbiamo capito come non farla progredire, la parte clinica è meno preoccupante. Si possono ridurre terapie intensive. In vista dell’inverno sarà importante vaccinare il numero più alto di persone possibile contro l’influenza. Anziani, bambini, soggetti a rischio, ma anche giovani e adulti. La prima ondata non è mai andata via: ora dobbiamo evitare che si intersechino influenza e Covid. l’insularità salverà la Sardegna anche stavolta». (r.pe.)

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