«Costruire le basi della ripartenza senza lasciare indietro nessuno»
L’assessora regionale del Lavoro Alessandra Zedda parla del futuro ma avverte: ora bisogna uscire dalla fase acuta. Ricette per i giovani tra innovazione e tradizione
Assessora Alessandra Zedda, lei ha in mano carte difficili: il lavoro, la formazione professionale, la cooperazione e la sicurezza sociale. Quanto coraggio ci vuole per affrontare una giornata?
«In effetti il lavoro, la formazione professionale, la cooperazione e la sicurezza sociale sono argomenti impegnativi. Per ciascuno di loro ci vorrebbe una strategia di competenza, per non dire un assessorato ad hoc. Argomenti che richiedono certamente coraggio, ma anche molto impegno nel lavoro quotidiano che non può essere mai sottovalutato».
La Sardegna al tempo del Covid sta facendo fronte uno dei momenti più difficili per quanto riguarda il mercato del lavoro, soprattutto di quello stagionale, ma non solo. Come state gestendo la fase acuta di questa crisi?
«L’isola vive un momento difficilissimo. La pandemia Covid sta mettendo a dura prova tutte le istituzioni e in particolare il mercato del lavoro, soprattutto quello stagionale. È per questo che la Regione quest’anno ha deciso di investire in maniera significativa in questo comparto, non solo sotto il profilo risorse finanziarie. Parliamo di centinaia di milioni di euro, dai fondi prestito al taglio del costo del lavoro che è probabilmente l’intervento più significativo, che trova grande apprezzamento da parte delle parte delle imprese. C’è il massimo dell’impegno anche sotto il profilo della organizzazione e del radicamento nei territori, per esempio dei centri dell’impiego. E c’è soprattutto la possibilità di consentire un sostegno continuo al mondo dei disoccupati e di coloro che si trovano più in difficoltà».
Nel lungo periodo, ci sono strategie per la crescita del lavoro?
«Dovremo ripensare completamente un nuovo modello di sviluppo che porti a una crescita concreta del lavoro. Per quanto mi riguarda, lo dimostrano i fatti, siamo ancora in una fase di emergenza. Le attività messe in campo sono in questo momento a beneficio di una fase che è stata molto acuta, ma soprattutto di una ripartenza per garantire a coloro che hanno sfidato la pandemia, lasciando aperte le loro aziende, e che in questo momento hanno bisogno di un sostegno sia per quanto riguarda il sostegno al prestito, sia per quanto riguarda l’abbattimento dei costi di produzione con delle sovvenzioni a fondo perduto. Noi questo abbiamo messo in campo».
Il lavoro, la formazione e i giovani. Un tema che ci è molto caro è il rapporto tra il mondo della scuola e quello della formazione e della informazione sul fronte occupazionale. L’Aspal è un soggetto strategico. Quali sono le strategie della Regione per agevolare questa sinergia?
«Attraverso le funzioni di Aspal, le politiche attive ma io dico anche tutta la parte della formazione che riguarda il nostro assessorato del Lavoro, stiamo cercando di investire nel settore della cooperazione e della formazione in maniera integrata. Questo per far sì che anche attraverso l’autoimpresa si possano favorire settori delle produzioni che in questo momento stanno riscontrando il favore del mercato. Mi riferisco all’agroindustria e alle professioni qualificanti. Ma penso anche alla riscoperta e alla valorizzazione, con gli istituti tecnici professionali, di quei mestieri che riguardano i settori della carpenteria, della industria soft, delle imprese manifatturiere, delle produzioni agricole. Alle professioni, insomma, possano incontrare quelle fette di mercato che oggi fortemente legate alle produzioni agricole ma non solo anche a quelle delle industrie professionalizzanti che possano accogliere i nostri ragazzi che escono dalle scuole professionali».
Il progetto La Nuova@Scuola si propone, per il quarto anno consecutivo, di creare e rinsaldare il rapporto e l’incontro tra le giovani generazioni e il mondo del lavoro, della innovazione, della tecnologia e dell’alta formazione. Qual è secondo lei lo stato di salute di questi quattro soggetti su cui si regge il futuro della Sardegna che pensa, progetta e produce?
«La Nuova@scuola ha un obiettivo fondamentale, che è quello che cerca di rinsaldare il rapporto tra le nuove generazioni e il mondo del lavoro. Soprattutto tra coloro che devono essere sempre più professionalizzati. I nuovi skill vanno verso i settori della innovazione, della tecnologia e dell’alta formazione. Per quanto ci riguarda, noi sappiamo che quello è il futuro e su quello si dovrà reggere il nuovo modello di sviluppo. Proprio per questo, all’interno della legge 22 abbiamo favorito le filiere che riguardano proprio i settori della nuova economia».
L’Aspal è alleato dei giovani in una regione dove purtroppo appena il 21,5% dei ragazzi e delle ragazze tra i 30 e i 34 anni hanno conseguito un titolo universitario o equivalente, contro la media europea del 39,4%. In tutte le scuole sarde c’è un capitale umano da non disperdere. Secondo lei cosa bisogna fare, in più di quello che già si fa, per trattenerli?
«In questi anni c’è stato un forte rallentamento per quanto riguarda la formazione dei nostri giovani a livello universitario. C’è una fortissima offerta nelle nuove professioni della economia circolare, delle nuove tecnologie, della digitalizzazione. Le figure professionali “ordinarie” sono quelle che hanno risentito della crisi perché poco professionalizzanti. Allora è giusto che queste percentuali molto basse dei nostri giovani, di quelli tra i 30 e i 34 anni in particolare, debbano essere aumentate anche con un percorso che l’Università deve fare per ricercare insieme a noi la nuova frontiera che è oggi l’offerta del lavoro. Probabilmente con corsi più mirati ai nuovi settori. Credo che le professioni tradizionali dovranno essere riscoperte e valorizzate arricchendole con le nuove tecnologie. E allora ben vengano corsi che riempiano di competenze settori con la formazione di nuovi manager del turismo, della enogastronomia, della agricoltura. Tutto senza però mai dimenticare “su connotu”, come la medicina che la pandemia ha dimostrato essere molto lontana dalle esigenze dei nuovi mercati».
All’inizio dell’anno scolastico, che sarà complicato e ricco di incognite, tanti ragazzi e ragazze sardi si preparano ad affrontare l’ultimo anno delle superiori. Questo è un inserto dedicato alla scuola e al lavoro. Qual è il suo messaggio a entrambi all’inizio del nuovo anno scolastico?
«Un affettuoso e sentito in bocca al lupo a tutti coloro che si accingono a frequentare l’anno scolastico. E sottolineo la parola “frequentare” perché purtroppo le condizioni di questa pandemia mettono a serio rischio la frequenza dei ragazzi a scuola, nelle strutture scolastiche, favorendo magari ancora una volta la lezione da casa attraverso il computer ma che personalmente non apprezzo e non ritengo essere formante in maniera complessiva per i nostri giovani. Penso che la qualità del lavoro in classe, il rapporto tra insegnanti e alunni, sia il valore aggiunto che fa della istruzione e della formazione un aspetto determinante nella vita dei giovani. Quindi spero davvero che ci sia anche da parte del Governo la massima attenzione per quanto riguarda le nuove infrastrutture, le nuove attrezzature che devono servire per consentire ai ragazzi di seguire le lezioni in classe con i loro compagni di classe e soprattutto con i loro insegnanti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
