La misura per il mezzogiorno
Fiscalità di vantaggio, occasione a metà De Pascale: «È un inizio ma serve altro»
di Claudio Zoccheddu
SASSARI. Pianificazione più efficace degli investimenti e riorganizzazione delle imprese o degli asset aziendali. Ma anche occupazione e prospettive. In una sola parola, futuro. Anche se per adesso l’...
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SASSARI. Pianificazione più efficace degli investimenti e riorganizzazione delle imprese o degli asset aziendali. Ma anche occupazione e prospettive. In una sola parola, futuro. Anche se per adesso l’orizzonte temporale è limitato. L’arrivo di ottobre ha portato in dote una delle novità più attese dal mondo delle imprese del sud Italia: la fiscalità di vantaggio. Lo ha annunciato il ministero per il Sud e per la coesione territoriale: «Le aziende che operano nelle regioni del Mezzogiorno verseranno meno contributi per tutti i loro dipendenti o se vorranno assumerne di nuovi. In estrema sintesi: il carico contributivo sarà ridotto del 30 per cento per tutti i lavoratori».
La misura. Per mettere in pratica gli sgravi annunciati dal ministero verrà utilizzato il Temporary framework della Commissione europea, che però ha una data di scadenza piuttosto vicina: 31 dicembre 2020. Ed è per questo motivo che il Governo ha già annunciato l’apertura di una trattativa con l’Unione europea per spostare la dead line di nove anni, cioè al 31 dicembre del 2029: «Dalle prime interlocuzioni con Bruxelles – scrivono dal ministero – è emersa la disponibilità a considerare la proposta grazie al suo inserimento nel più vasto quadro di riforma previsto dal Piano Sud 2030. È fondamentale infatti che un sostegno di questo tipo sia duraturo, e non solo temporaneo, per permettere una pianificazione più efficace delle scelte di investimento e riorganizzazione delle imprese». E visto che lo Svimez segnala un sistema imprenditoriale in forte difficoltà nel sud Italia, con un calo dell’occupazione del 6 per cento, contro il 3,5 per cento registrato nelle altre zone del Paese, le imprese del Mezzogiorno hanno necessità di un sostegno immediato.
I riflessi nell’isola. La Sardegna è una delle regioni che rischia di essere travolta dalla valanga di licenziamenti prevista come effetto indesiderato del lockdown. La fiscalità di vantaggio, dunque, potrebbe tamponare la crisi in arrivo: «È una misura positiva che approviamo come confindustria e che ve nella direzione che avevamo indicato a livello nazionale già da tanto tempo – spiga Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria Sardegna – ed è giusto privilegiare provvedimenti come la fiscalità di vantaggio piuttosto che forme di intervento sussidiarie». Tuttavia, per Confindustria restano alcuni problemi: «Uno è che potrà impattare sul sistema economico sardo solo per tre mesi: ottobre, novembre e dicembre. Poi dovrebbe scadere, anche se il presidente Conte alla nostra assemblea nazionale, ha dichiarato di essere al lavoro per prorogarla sino al 2029. È solo una trattativa ma se le richieste dovessero essere accolte, dovrà essere modulata su percentuali più basse». Per dare davvero una mano alle imprese, però, servirebbe anche altro. Perlomeno secondo De Pascale: «La fiscalità di vantaggio può avere effetti molto evidenti anche in Sardegna ma deve essere accompagnata da riforme strutturali e dallo snellimento della burocrazia, diversamente credo che il suo impatto possa essere davvero modesto. Diciamo che potrebbe essere letta come un buon primo passo verso una nuova stagione di riforme destinate al mercato del lavoro». Le previsioni, però, non sono rosee: «No, la fiscalità di vantaggio non placherà l’emorragia di posti di lavoro che rischiamo di vedere nei prossimi tempi in Sardegna – conclude De Pascale –. Su questo aspetto non cambia nulla perché io non posso assumere personale se poi non lo posso utilizzare perché alcuni rami della mia azienda sono bloccati dalla burocrazia».
La misura. Per mettere in pratica gli sgravi annunciati dal ministero verrà utilizzato il Temporary framework della Commissione europea, che però ha una data di scadenza piuttosto vicina: 31 dicembre 2020. Ed è per questo motivo che il Governo ha già annunciato l’apertura di una trattativa con l’Unione europea per spostare la dead line di nove anni, cioè al 31 dicembre del 2029: «Dalle prime interlocuzioni con Bruxelles – scrivono dal ministero – è emersa la disponibilità a considerare la proposta grazie al suo inserimento nel più vasto quadro di riforma previsto dal Piano Sud 2030. È fondamentale infatti che un sostegno di questo tipo sia duraturo, e non solo temporaneo, per permettere una pianificazione più efficace delle scelte di investimento e riorganizzazione delle imprese». E visto che lo Svimez segnala un sistema imprenditoriale in forte difficoltà nel sud Italia, con un calo dell’occupazione del 6 per cento, contro il 3,5 per cento registrato nelle altre zone del Paese, le imprese del Mezzogiorno hanno necessità di un sostegno immediato.
I riflessi nell’isola. La Sardegna è una delle regioni che rischia di essere travolta dalla valanga di licenziamenti prevista come effetto indesiderato del lockdown. La fiscalità di vantaggio, dunque, potrebbe tamponare la crisi in arrivo: «È una misura positiva che approviamo come confindustria e che ve nella direzione che avevamo indicato a livello nazionale già da tanto tempo – spiga Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria Sardegna – ed è giusto privilegiare provvedimenti come la fiscalità di vantaggio piuttosto che forme di intervento sussidiarie». Tuttavia, per Confindustria restano alcuni problemi: «Uno è che potrà impattare sul sistema economico sardo solo per tre mesi: ottobre, novembre e dicembre. Poi dovrebbe scadere, anche se il presidente Conte alla nostra assemblea nazionale, ha dichiarato di essere al lavoro per prorogarla sino al 2029. È solo una trattativa ma se le richieste dovessero essere accolte, dovrà essere modulata su percentuali più basse». Per dare davvero una mano alle imprese, però, servirebbe anche altro. Perlomeno secondo De Pascale: «La fiscalità di vantaggio può avere effetti molto evidenti anche in Sardegna ma deve essere accompagnata da riforme strutturali e dallo snellimento della burocrazia, diversamente credo che il suo impatto possa essere davvero modesto. Diciamo che potrebbe essere letta come un buon primo passo verso una nuova stagione di riforme destinate al mercato del lavoro». Le previsioni, però, non sono rosee: «No, la fiscalità di vantaggio non placherà l’emorragia di posti di lavoro che rischiamo di vedere nei prossimi tempi in Sardegna – conclude De Pascale –. Su questo aspetto non cambia nulla perché io non posso assumere personale se poi non lo posso utilizzare perché alcuni rami della mia azienda sono bloccati dalla burocrazia».
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