La Nuova Sardegna

Le distillerie non brindano: si teme la crisi di Natale

di Antonello Palmas
Le distillerie non brindano: si teme la crisi di Natale

Pesante crollo del fatturato nel periodo del lockdown: meno 70-80 per cento Il settore è vivo e pieno di idee, ma le festività non promettono nulla di buono

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SASSARI. C’è chi reagisce con nuove produzioni, chi punta sulle vendite online, chi decide di legarsi maggiormente alla grande distribuzione. Il settore delle distillerie sarde dopo l’avvento della pandemia ha avuto ben poche occasioni per brindare, ma proprio nelle difficoltà ha confermato la sua vitalità legata alla riscoperta di sapori antichi e alla tradizione.

Spiega Raffaella Rau, discendente di una famiglia storica per il mondo dei liquori e distillati sardi, dell’azienda Lucrezio R di Berchidda, famosa per mirto, limoncello, filoeferru, grappe: «I nostri prodotti vanno consumati in situazioni di tranquillità e felicità, nei locali, chiaro che abbiano risentito molto della crisi. Nel periodo tra marzo e aprile parliamo di un calo del 70-80% del fatturato. Nel periodo di maggior espansione dei contagi da coronavirus, mentre tutto era fermo, per reagire alla situazione, ci siamo dati da fare con la creazione di 4 prodotti nuovi, chiamati Dr Koron (il nome non è casuale, ndr), miscelando bevande non appartenenti alla tradizione sarda con materie prime locali: bacche di ginepro, pompia, limoni nostrani, elicriso». Si partiva dall’idea che la gente chiusa in casa aveva difficoltà a preparare cocktail ma voglia di esorcizzare il virus. «Questo – spiega la Rau – ci ha dato la spinta per riprendere poi con la nostra attività classica, mirto, le varie acquaviti, e su quei prodotti su cui da qualche anno abbiamo puntato vista la riscoperta anche da parte dei giovani di sapori antichi come vermouth e gin. Negli ultimi mesi ci siamo rimessi in linea, anche se è impossibile recuperare le perdite».

Liquori al timo, finocchietto, elicriso, limone, melograno, e l’abbardente: sono i cavalli di battaglia della Distillerie Lussurgesi, piccola azienda di Santu Lussurgiu (4 dipendenti) che ha ripreso una tradizione centenaria, abbandonata bai primi del 900 in paese ma che evidentemente è rimasta nel cuore e nel Dna. «La crisi del Covid – racconta Carlo Pische, titolare – ha bloccato il sistema Horeca, quindi ristoranti, bar, i locali della movida. Nei mesi caldi della pandemia, quelli del lockdown, abbiamo fatturato il 70 per cento in meno. Pur potendo aprire, secondo i codici Ateco, abbiamo dovuto lasciare il personale a casa, in cassa integrazione: locali e anche negozi specializzati, ovvero tutte quelle attività che ci consentono di commercializzare i nostri prodotti, erano bloccati. A partire da luglio abbiamo ripreso con i numeri dello scorso anno». Scottato dall’esperienza, Pische punta a potenziare il settore e-commerce: c’è paura in vista del Natale. «Oltre che in primavera ed estate col turismo, noi lavoriamo molto bene sulla regalistica durante le festività di fine anno, facendo anche dolciaria. E temiamo che il Covid crei altri problemi. Anche se siamo una piccola azienda che punta sulla tradizione, pensiamo di puntare poi maggiormente sulla grande distribuzione dopo aver constatato che chi è inserito in quei canali ha risentito meno della crisi». E nel frattempo lavora per ingrandirsi visto i successi ottenuti, «ma restando piccoli».

Il gin è uno di quei prodotti che negli ultimi anni sta registrando un inatteso boom e Flavio Porcu, della sassarese Pure Sardinia, è uno di coloro che in anticipo hanno fiutato l’aria: «Producendo bottiglie che vanno a finire nel settore Horeca, completamente fermo per mesi, abbiamo avuto un crollo verticale – dice – Il nostro è un prodotto molto di nicchia che non va nei supermercati, abbiamo sofferto molto. E anche quando bar e locali hanno riaperto, le tante regole da rispettare e le paure dei clienti hanno rallentato tantissimo l’attività. Bloccato del tutto anche il nostro mercato estero, sino a luglio non abbiamo più venduto una bottiglia. In America, dove si andava fortissimo, abbiamo ripreso le consegne ad agosto. Resta comunque la paura per le curve della pandemia che non si abbassano e questo provoca la tendenza a non programmare. Facciamo molto affidamento sul Natale, dato che proponiamo anche un panettone al gin, ma l’incertezza ha la meglio, i clienti sono spaventati. Non aiuta la notizia che i locali potrebbero chiudere in anticipo». L’ora di tirare fuori i calici per festeggiare lo scampato pericolo sembra ancora lontana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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