Più poteri ai prefetti: in campo l’esercito
di Roberto Petretto
Circolare del ministero: in caso di necessità si potrà fare ricorso ai militari Vella, infettivologo consulente della Regione, aveva auspicato questa scelta
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SASSARI. Per ora non ci sarà un nuovo lockdown totale. E forse non ci sarà mai, a meno di catastrofi a cui non si vuole nemmeno pensare. Però potrebbe esserci una stretta nei controlli sul rispetto delle regole: una circolare del capo di Gabinetto del ministero dell’Interno, Bruno Frattasi, raccomanda ai prefetti «l’adozione di tutte le misure di propria competenza per limitare il rischio di contagio da Cocid 19». Tra queste misure non è escluso l’uso dell’esercito per il pattugliamento delle città italiane.
L’appello di Vella. Nei giorni scorsi, in un’intervista alla Nuova Sardegna l’infettivologo Stefano Vella, esperto chiamato dalla Regione a far parte del comitato scientifico che ha supportato la Giunta durante la pandemia, era arrivato a ipotizzare proprio il ricorso ai militari per rendere più stringente il rispetto delle norme che prevedono fondamentalmente due cose: distanziamento e, soprattutto, uso della mascherina in luoghi pubblici dove possono verificarsi assembramenti di persone.
Controlli rafforzati. In perfetta sintonia con il pesniero di Vella, il ministero ha aperto la strada a un’azione più incisiva da parte dei prefetti che potranno valutare, all’interno dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, una serie di misure di “contenimento” dell’epidemia. Il ministero fornisce una serie di «indicazioni in merito alle modalità di programmazione e svolgimento delle attività di controllo». «Il contenimento della diffusione del Covid 19 - si legge nella circolare - continua a richiedere un notevole impegno operativo che andrà condotto, anche in questa fase, in stretta sinergia con tutti gli attori del sistema pubblico, statale, regionale e locale».
Le attività di controllo dovranno corrispondere «soprattutto nei contesti territoriali più interessati alla diffusione del contagio anche all’esigenza di garantire il rigoroso rispetto delle prescrizioni». Ma l’andamento del contagio è imprevedibile e i prefetti potrebbero essere costretti a un passo più lungo. Quindi il ministero ha previsto che potranno essere valutate «ulteriori e mirate attività di controllo sulla base delle concrete situazioni riscontrate in ambito territoriale, da definire con il contributo delle amministrazioni locali interessate».
Strade sicure. Nel concreto, cosa potranno fare i prefetti più di quanto facciano adesso? Le «ulteriori attività» potranno essere modulate «in relazione a specifici quadranti territoriali e a determinate fasce orarie, in cui risulti maggiore il rischio di assembramenti» e con il consueto concorso delle polizie locali anche «con l’eventuale ausilio del personale militare appartenente al dispositivo “strade sicure”».
Un’operazione del 2008. Il ministero dell’Interno fa dunque riferimento all’operazione avviata nell’agosto del 2008 che doveva far fronte «alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo» con l’impiego di «un contingente di personale militare delle Forze armate, che agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza». Ora si potrebbe estendere il ruolo dei militari da compiti di ordine pubblico a compiti di controllo sul rispetto delle norme anti Covid.
Le ipotesi. Questo non significa che dobbiamo aspettarci di vedere i blindati nelle nostre città. È chiaro che l’utilizzo dell’esercito è ipotizzabile solo nelle città e in particolari circostanze. Quindi l’interesse della Sardegna, per ora solo ipotetico, potrebbe essere limitato solo ai capoluoghi. Sempre che i prefetti ne ravvisino la necessità. Le decisioni saranno quindi legate, anche nell’isola, all’andamento del contagio e alle condizioni di allarme che dovessero essere segnalate nel territorio.
Le cifre. Il ministero ha reso noti i numeri dei controlli effettuati dall’11 marzo al primo ottobre: ono stati oltre 31 milioni. Quasi 24 milioni hanno riguardato le persone e più di 7 milioni e mezzo gli esercizi e le attività commerciali. Soltanto nel mese di settembre sono state controllate, sull’intero territorio nazionale, 1.695.024 persone e 202.753 attività ed esercizi commerciali.
L’appello di Vella. Nei giorni scorsi, in un’intervista alla Nuova Sardegna l’infettivologo Stefano Vella, esperto chiamato dalla Regione a far parte del comitato scientifico che ha supportato la Giunta durante la pandemia, era arrivato a ipotizzare proprio il ricorso ai militari per rendere più stringente il rispetto delle norme che prevedono fondamentalmente due cose: distanziamento e, soprattutto, uso della mascherina in luoghi pubblici dove possono verificarsi assembramenti di persone.
Controlli rafforzati. In perfetta sintonia con il pesniero di Vella, il ministero ha aperto la strada a un’azione più incisiva da parte dei prefetti che potranno valutare, all’interno dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, una serie di misure di “contenimento” dell’epidemia. Il ministero fornisce una serie di «indicazioni in merito alle modalità di programmazione e svolgimento delle attività di controllo». «Il contenimento della diffusione del Covid 19 - si legge nella circolare - continua a richiedere un notevole impegno operativo che andrà condotto, anche in questa fase, in stretta sinergia con tutti gli attori del sistema pubblico, statale, regionale e locale».
Le attività di controllo dovranno corrispondere «soprattutto nei contesti territoriali più interessati alla diffusione del contagio anche all’esigenza di garantire il rigoroso rispetto delle prescrizioni». Ma l’andamento del contagio è imprevedibile e i prefetti potrebbero essere costretti a un passo più lungo. Quindi il ministero ha previsto che potranno essere valutate «ulteriori e mirate attività di controllo sulla base delle concrete situazioni riscontrate in ambito territoriale, da definire con il contributo delle amministrazioni locali interessate».
Strade sicure. Nel concreto, cosa potranno fare i prefetti più di quanto facciano adesso? Le «ulteriori attività» potranno essere modulate «in relazione a specifici quadranti territoriali e a determinate fasce orarie, in cui risulti maggiore il rischio di assembramenti» e con il consueto concorso delle polizie locali anche «con l’eventuale ausilio del personale militare appartenente al dispositivo “strade sicure”».
Un’operazione del 2008. Il ministero dell’Interno fa dunque riferimento all’operazione avviata nell’agosto del 2008 che doveva far fronte «alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo» con l’impiego di «un contingente di personale militare delle Forze armate, che agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza». Ora si potrebbe estendere il ruolo dei militari da compiti di ordine pubblico a compiti di controllo sul rispetto delle norme anti Covid.
Le ipotesi. Questo non significa che dobbiamo aspettarci di vedere i blindati nelle nostre città. È chiaro che l’utilizzo dell’esercito è ipotizzabile solo nelle città e in particolari circostanze. Quindi l’interesse della Sardegna, per ora solo ipotetico, potrebbe essere limitato solo ai capoluoghi. Sempre che i prefetti ne ravvisino la necessità. Le decisioni saranno quindi legate, anche nell’isola, all’andamento del contagio e alle condizioni di allarme che dovessero essere segnalate nel territorio.
Le cifre. Il ministero ha reso noti i numeri dei controlli effettuati dall’11 marzo al primo ottobre: ono stati oltre 31 milioni. Quasi 24 milioni hanno riguardato le persone e più di 7 milioni e mezzo gli esercizi e le attività commerciali. Soltanto nel mese di settembre sono state controllate, sull’intero territorio nazionale, 1.695.024 persone e 202.753 attività ed esercizi commerciali.
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