Polemica sui leghisti avvolti nei 4 Mori
di Roberto Petretto
Assessori e consiglieri regionali a Catania per sostenere Salvini
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SASSARI. La pattuglia leghista in consiglio regionale non teme i pericoli connessi a viaggi e spostamenti e non disdegna di salire in auto o su un aereo se c’è da perseguire qualche azione che sia utile allo scopo del movimento. E così, dopo la trasferta in Gallura, al seguito del deputato Eugenzio Zoffili, coordinatore del movimento in Sardegna, con l’obiettivo dichiarato, ma non centrato, di impedire lo sbarco dei profughi della Alan Kurdi al porto di Olbia, ieri c’è stata una nuova e più impegnativa trasferta per i militanti sardi del Carroccio.
Stavolta l’appuntamento era su un’altra isola, in Sicilia e per l’esattezza a Catania dove era in programma l'udienza preliminare a carico dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sul caso Gregoretti.
La Lega, a sostegno del proprio leader nazionale, ha organizzato una maratona oratoria. Tra il pubblico anche un manipolo di fedelissimi provenienti dalla Sardegna con alcune importanti figure istituzionali. Tra loro il neo senatore Carlo Doria, il presidente del consiglio regionale, Michele Pais, gli assessori alla Sanità, Mario Nieddu, e quella agli Affari generali, Valeria Satta, i consiglieri regionali Annalisa Mele, Michele Ennas e Andrea Piras.
La partecipazione, nonostante il profluvio di post e foto che hanno invaso i vari social, sarebbe forse passata pressoché inosservata se la pattuglia leghista si fosse bardata con le bandiere raffiguranti Alberto da Giussano.
Invece ha preferito caratterizzare la propria adesione alla giornata dell’orgoglio leghista esibendo in trasferta le bandiere dei quattro mori.
Le foto del gruppo avvolto dalle bandiere sarde di varie dimensioni che garrivano nel vento della Sicilia, sotto il palco allestito per ospitare gli oratori che hanno dato vita alla maratona dialettica, hanno scatenato gli ovvi commenti di approvazione delle persone vicine alla Lega, ma anche una marea di reazioni piccate per l’uso di quello che per molti è considerato emblema di un intero popolo non asservibile alle esigenze contingenti di un partito. A meno che questo partito non sia il Psd’Az.
Eppure il Partito sardo d’Azione alla manifestazione di Catania, almeno ufficialmente, non c’era. Così come è rimasto alla Regione, legato ai suoi impegni istituzionali, il presidente Christian Solinas. Per assessori e consiglieri leghisti una giornata di pausa dalle fatiche del Palazzo.
Stavolta l’appuntamento era su un’altra isola, in Sicilia e per l’esattezza a Catania dove era in programma l'udienza preliminare a carico dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sul caso Gregoretti.
La Lega, a sostegno del proprio leader nazionale, ha organizzato una maratona oratoria. Tra il pubblico anche un manipolo di fedelissimi provenienti dalla Sardegna con alcune importanti figure istituzionali. Tra loro il neo senatore Carlo Doria, il presidente del consiglio regionale, Michele Pais, gli assessori alla Sanità, Mario Nieddu, e quella agli Affari generali, Valeria Satta, i consiglieri regionali Annalisa Mele, Michele Ennas e Andrea Piras.
La partecipazione, nonostante il profluvio di post e foto che hanno invaso i vari social, sarebbe forse passata pressoché inosservata se la pattuglia leghista si fosse bardata con le bandiere raffiguranti Alberto da Giussano.
Invece ha preferito caratterizzare la propria adesione alla giornata dell’orgoglio leghista esibendo in trasferta le bandiere dei quattro mori.
Le foto del gruppo avvolto dalle bandiere sarde di varie dimensioni che garrivano nel vento della Sicilia, sotto il palco allestito per ospitare gli oratori che hanno dato vita alla maratona dialettica, hanno scatenato gli ovvi commenti di approvazione delle persone vicine alla Lega, ma anche una marea di reazioni piccate per l’uso di quello che per molti è considerato emblema di un intero popolo non asservibile alle esigenze contingenti di un partito. A meno che questo partito non sia il Psd’Az.
Eppure il Partito sardo d’Azione alla manifestazione di Catania, almeno ufficialmente, non c’era. Così come è rimasto alla Regione, legato ai suoi impegni istituzionali, il presidente Christian Solinas. Per assessori e consiglieri leghisti una giornata di pausa dalle fatiche del Palazzo.
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