I laboratori di analisi sardi: «Abbiamo le casse vuote, siamo costretti a far pagare le analisi»
Da mesi i laboratori privati convenzionati hanno esaurito il budget annuale
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CAGLIARI. Le analisi del sangue ora si pagano. È un altro diritto alla salute negato e pare sempre per colpa del Covid. Da mesi i laboratori privati convenzionati hanno esaurito il budget annuale stanziato dalla Regione, è intorno ai 20 milioni, e da settimane il cittadino è costretto a mettere mano al portafogli se vuole ritirare l’esito degli esami. Non basta più che paghi solo il ticket, 45 euro: deve aggiungere almeno tre volte tanto per lo stesso pacchetto di analisi. A ridosso di Ferragosto gli oltre 50 laboratori accreditati avevano lanciato un primo allarme, qualche settimana fa sono ritornati alla carica con l’assessorato alla sanità, sollecitando un finanziamento straordinario, ma il loro appello sarebbe caduto nel vuoto. I centri diagnostici privati non avrebbero voluto certo la serrata, ma visto che non è cambiato nulla dicono di essere stati costretti a metterla in atto.
L’emergenza. Il perché del caos è presto spiegato: ad aprile, marzo e maggio, ma anche dopo, le strutture pubbliche hanno funzionato solo a scartamento ridotto dopo i vincoli imposti dai rigidi protocolli sanitari anti-pandemia. Con il passare delle settimane, nonostante la fine del lockdown, la situazione è ben presto degenerata fino ad esplodere. Messi alla porta dagli ospedali e poliambulatori, blindati al mondo esterno o comunque aperti solo in pochi casi, i cittadini hanno potuto (e dovuto) prenotare gli esami soprattutto nei centri diagnostici privati. Sarebbe stata proprio questa improvvisa valanga di richieste a far saltare il banco. E infatti gran parte delle prestazioni diagnostiche, leggi prelievi, si sono riversate sul sistema privato. Per qualche settimana i laboratori hanno resistito all’ondata, poi sono stati obbligati a sventolare bandiera bianca, considerando che – stando ai dati del 2019 – gli esami diagnostici effettuati ogni anno in Sardegna sono circa 25 milioni nelle strutture pubbliche e convenzionate.
Effetti devastanti. Col sistema pubblico bloccato, lo è ancora oggi, il già risicato budget per le prestazioni esterne – almeno così sostengono da anni le associazioni dei laboratori privati – è finito più velocemente del previsto, arrivando a un passo dallo zero diversi mesi prima rispetto al 2019. Tant’è che da settimane i centri diagnostici hanno messo le mani avanti: «Ci dispiace, ma d’ora in poi le analisi saranno a pagamento». In un battibaleno questa risposta secca, seppure seguita da un’infinità di «non possiamo fare diversamente», ha provocato un preoccupante effetto a catena: la rinuncia alle analisi. Finora a fare un passo indietro sarebbero state soprattutto le categorie sociali più deboli, cioè quelle che non si possono permettere di pagare il triplo del previsto. Con il rischio che presto l’inaspettato esborso possa mettere in ginocchio anche i pazienti finora coperti dall’esenzione dal pagamento del ticket.
La pressione. In un recente comunicato, i laboratori privati hanno scritto: «Di fronte al silenzio della Regione, non possiamo continuare a lavorare in perdita visto che non sono diminuiti i costi fissi e quelli dei reagenti. Se il budget non aumenterà al più presto, tra l’altro le tariffe sono bloccate da anni, tutte le analisi saranno sempre e solo a carico dei cittadini».
L’emergenza. Il perché del caos è presto spiegato: ad aprile, marzo e maggio, ma anche dopo, le strutture pubbliche hanno funzionato solo a scartamento ridotto dopo i vincoli imposti dai rigidi protocolli sanitari anti-pandemia. Con il passare delle settimane, nonostante la fine del lockdown, la situazione è ben presto degenerata fino ad esplodere. Messi alla porta dagli ospedali e poliambulatori, blindati al mondo esterno o comunque aperti solo in pochi casi, i cittadini hanno potuto (e dovuto) prenotare gli esami soprattutto nei centri diagnostici privati. Sarebbe stata proprio questa improvvisa valanga di richieste a far saltare il banco. E infatti gran parte delle prestazioni diagnostiche, leggi prelievi, si sono riversate sul sistema privato. Per qualche settimana i laboratori hanno resistito all’ondata, poi sono stati obbligati a sventolare bandiera bianca, considerando che – stando ai dati del 2019 – gli esami diagnostici effettuati ogni anno in Sardegna sono circa 25 milioni nelle strutture pubbliche e convenzionate.
Effetti devastanti. Col sistema pubblico bloccato, lo è ancora oggi, il già risicato budget per le prestazioni esterne – almeno così sostengono da anni le associazioni dei laboratori privati – è finito più velocemente del previsto, arrivando a un passo dallo zero diversi mesi prima rispetto al 2019. Tant’è che da settimane i centri diagnostici hanno messo le mani avanti: «Ci dispiace, ma d’ora in poi le analisi saranno a pagamento». In un battibaleno questa risposta secca, seppure seguita da un’infinità di «non possiamo fare diversamente», ha provocato un preoccupante effetto a catena: la rinuncia alle analisi. Finora a fare un passo indietro sarebbero state soprattutto le categorie sociali più deboli, cioè quelle che non si possono permettere di pagare il triplo del previsto. Con il rischio che presto l’inaspettato esborso possa mettere in ginocchio anche i pazienti finora coperti dall’esenzione dal pagamento del ticket.
La pressione. In un recente comunicato, i laboratori privati hanno scritto: «Di fronte al silenzio della Regione, non possiamo continuare a lavorare in perdita visto che non sono diminuiti i costi fissi e quelli dei reagenti. Se il budget non aumenterà al più presto, tra l’altro le tariffe sono bloccate da anni, tutte le analisi saranno sempre e solo a carico dei cittadini».
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