La Nuova Sardegna

Il pecorino romano sorride Ora piace anche ai cinesi

di Antonello Palmas
Il pecorino romano sorride Ora piace anche ai cinesi

Palitta, presidente del Consorzio: «Risultati molto positivi nonostante il Covid»

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SASSARI. È la tendenza alla crescita in un mercato strategico come quello cinese la sorpresa che emerge scartabellando tra i dati della campagna casearia 2019/2020 del Pecorino romano Dop, annata che sarebbe potuta essere considerata a forte rischio, tra i postumi della guerra del latte e la pandemia che ha condizionato produzione e commercializzazione. Eppure il Consorzio sorride: produzione cresciuta, prezzo fra 7,30 e 7,55 euro, più export nei Paesi europei e in Canada che compensa il calo negli Stati Uniti.

Sfida vinta. Salvatore Palitta, presidente uscente del Consorzio, in sella sino al rinnovo delle cariche, parla di «risultati molto positivi: siamo riusciti a contenere le produzioni e tenere in equilibrio la crescita nonostante il latte destinato ai prodotti freschi da tavola durante il lockdown sia stato dirottato interamente sul pecorino romano. È stata una bella sfida dover gestire l’intero monte latte raccolto in Sardegna, non disperderlo, lavorarlo e destinarlo alla produzione. Ed è stata una scelta importante quella dei produttori di lavorare insieme e rafforzare i rapporti fiduciari, condividere scelte di mercato, valorizzare il prodotto sul mercato senza sottostare a pratiche svalorizzanti spesso tipiche del settore grattugia».

Il ruolo delle famiglie. Si potrebbe pensare che lo stop dei canali Horeca durante il lockdown abbia messo in ginocchio la Dop, invece no: «I consumi domestici e familiari – spiega Palitta – hanno compensato abbondantemente i consumi della ristorazione. Non sempre, infatti, i ristoratori scelgono di usare la Dop, mentre il consumatore sì, perché così ha un’assoluta garanzia di qualità. Le più grandi aziende alimentari la utilizzano in misura sempre maggiore per i loro prodotti e sale il consenso da parte degli acquirenti. Tanto è vero che il nostro formaggio è diventato la terza referenza nella scelta di consumatori e addetti del settore dopo Parmigiano Reggiano e Grana Padano, il che significa che il lavoro che abbiamo fatto per migliorarne la qualità sta dando i risultati desiderati». Palitta ricorda come il Consorzio stia avviando un progetto di vigilanza sulla ristorazione insieme a Parmigiano Reggiano e Gorgonzola, «proprio per incentivare e favorire sempre più la presenza della Dop in ristoranti e pizzerie».

I numeri. Il Consorzio fa sapere che sono 254 milioni (+12% rispetto alla stagione precedente) di litri di latte conferiti ai caseifici inseriti nel sistema di controllo del pecorino romano: ebbene, per la produzione di questa Dop ne sono stati utilizzati 180 milioni, cioè il 15% in più rispetto al 2019, per un totale di 309mila quintali di formaggio prodotto, aumento che è servito ad assorbire in maniera non scriteriata il maggior afflusso di latte non utilizzabile per i freschi. Il prezzo rilevato nella Camera di Commercio di Milano e aggiornato a ottobre va dai 7,30 ai 7,55 euro al chilo (dati pubblicati da Clal) e risulta in costante crescita da febbraio-marzo 2019.

Meno Usa. I dati del Dipartimento per il Commercio estero americano dicono che l’export del pecorino romano verso gli Usa nel periodo gennaio-luglio ha fatto registrare un -28% (60mila quintali). Sino a qualche anno fa avremmo parlato in termini drammatici di questo calo, gli States erano un mercato quasi esclusivo, ma ora per fortuna non è più così: «Il dato statunitense – spiega Palitta – è dovuto in buona parte al fatto che il valore è cresciuto di un dollaro al chilo, elemento determinante in un mercato estremamente sensibile ai prezzi, soprattutto in alcuni segmenti. Ma è un dato che non ci preoccupa, perché in questo modo diminuisce la dipendenza quasi totalitaria da quel mercato e dal suo andamento, basti pensare che prima l’export verso gli USA si attestava a oltre il 70% e ora siamo fra il 40% e il 50%».

Più Ue e Canada. Palitta non è preoccupato soprattutto perché ci sono ottimi risultati nell’export sia verso i Paesi Ue, (secondo l’Istat nel periodo gennaio-giugno è cresciuto del +9% (30mila quintali, ma anche verso il Canada, dove nel primo semestre di quest’anno si registra un +16% (2mila quintali). «Ormai – dice il presidente del Consorzio – ci siamo consolidati sui nuovi segmenti di mercato a elevata qualità con un riposizionamento oltre la tradizione, e continuiamo in quella direzione per far conoscere e apprezzare il pecorino romano in tutta la sua bontà».

Apertura a Oriente. E poi la crescita in Cina (+147%), importante non tanto per le quantità attuali (stiamo parlando di 125 quintali) quanto perché, dice Palitta, «rappresenta un segnale molto incoraggiante di un mercato dalle notevoli potenzialità, che dimostra apertura e disponibilità, ancora inesplorato, e dove il pecorino romano può trovare grande spazio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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