La Nuova Sardegna

Costumi, bon-ton e una cena lunga due secoli

di Giovanni Fancello
Costumi, bon-ton e una cena lunga due secoli

Alghero, al ristorante La Lepanto verrà proposto un menù con ricette tipiche dell’800. Servizio a tavola alla francese  Si parte con l’insalata di gallina a lesso senza brodo

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Da oggi al 18 ottobre la città di Alghero ospita la IV edizione dell'evento “L'800 ad Alghero”. Tutto nasce da un’idea di Andrea Sini, presidente dell’Associazione Itinerari nel tempo. Una curiosa rievocazione - evocazione storica, con l’obiettivo di diffondere e infondere la conoscenza della storia locale e nazionale, del secolo in cui si fece l’Unità d’Italia. L’invito è rivolto agli appassionati delle rievocazioni storiche, ma anche a tutti quei curiosi che, attratti dagli abiti d’epoca, dalle cene d’atmosfera e di bon-ton, possono diventare per una volta, veri e propri protagonisti di una festa “storica”. L’800 non fu solamente il secolo del Regno d’Italia, tanti furono gli avvenimenti che si avvicendarono e contraddistinsero il suo tempo. Tutto lo stivale fu terra di conquista e tante furono le dominazioni, gli idiomi, le abitudini ed anche le maniere a tavola risentirono di tutte quelle trasformazioni sociali, politiche ed economiche che caratterizzarono il primo secolo dell’età contemporanea. Sarà lo storico ristorante La Lepanto, ad ospitare una cena con le tipiche preparazioni dell’epoca dedotte e reinterpretate dai ricettari di cuochi italiani o circolanti nella penisola italica, come: Giovanni Vialardi, Ippolito Cavalcanti, Giovanni Felice Luraschi e Alexandre Dumas.

La Minuta sarà così cadenzata: Insalata di gallina a lesso senza brodo; Risotto giallo con salsiccia; Coniglio in fricassea con purè di cipolle bianche; Angelotos; Torta di noci e cioccolato “Itinerari nel Tempo”; Bevanda al cioccolato; e i vini delle Tenute Delogu. Una cena complessa da assemblare perché la cucina ufficiale delle corti italiane dell’800 era ispirata principalmente da quella francese; i nomi delle pietanze nei pranzi ufficiali, avevano nomi d’oltralpe: quenelles, potage, sourtout e fricandeau. Non solo i nomi, anche la struttura del pranzo o della cena, era marcatamente “alla francese”, si iniziava sempre con un potage.

I cuochi italiani di corte erano personaggi famosi: oltre ai già citati, c’erano anche Francesco Chapusot, Vincenzo Corrado, Vincenzo Agnoletti e i celebri Monzù, che si ispiravano direttamente alla gloriosa cucina francese che trionfò quando era attivo il grande innovatore della pasticceria Marie Antoine Careme. È con Pellegrino Artusi e soltanto trenta anni dopo l’unificazione dell’Italia, che si cominciò a tracciare la strada per definire un’identità gastronomica italiana. Rievocare un pranzo storico, è da sempre un compito arduo, per una serie di ragioni. Cambiano le condizioni sociali ed economiche; i prodotti si trasformano inevitabilmente; il gusto muta; le maniere a tavola si modificano; proporre un servizio alla guisa dell’epoca sarebbe inconcepibile, proprio per le numerose portate che nessuno oggi, riuscirebbe a consumare. Di indubbio fascino era il servizio a tavola “alla francese”, tutte le portate facevano bella mostra su lunghe tavole imbandite, prima ancora dell’arrivo dei commensali, esaltavano opulenza e grandiosità. Iniziò a diventare “alla russa” a metà secolo, su idea di un principe russo ambasciatore a Parigi. Il principe, ai suoi ricevimenti, faceva trovare a tavola grandi trionfi di argento Vermeil, piatti, posate, bicchieri, lasciando ai valletti il compito di offrire ai commensali le vivande una alla volta. Tramestii, fruisci di trine e merletti, gagliarde uniformi, il sommesso vociare; galateo e buone maniere, un tuffo in un passato prossimo che sembra molto lontano. Itinerari nel tempo, con la sua cena storica, le sue promenades, i suoi balli, le sue evocazioni, fa rivivere momenti di un’epoca passata, che affascinano, sorprendono e stordiscono come giocare con la storia che è simbolo di appartenenza e solide radici.

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