Positivi 55 migranti: fa paura il focolaio nel centro d’accoglienza
di Luigi Soriga
Sassari, contagiati anche due operatori del Pagi Alcuni ospiti giocano a calcio: una squadra è in isolamento
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Il focolaio è concentrato nel centro di accoglienza, ma la bomba potrebbe essere già esplosa in tutta la città.
55 migranti del Pagi di via Predda Niedda martedì scorso si sono sottoposti al tampone, da sabato sono in isolamento fiduciario, e ieri mattina hanno saputo di essere positivi.
O meglio: quando si è diffusa la notizia dei contagi, ancora l’Ats non aveva comunicato l’elenco con i nominativi. «Una situazione surreale, di panico – dice il gestore Pier Paolo Cermelli – e anche complicata da gestire. Perché gli ospiti sono 72, i positivi 55, ma nessuno è sicuro della propria salute perché i nomi ancora non ci sono. Pensate qual è il clima».
Anche due operatori che lavorano nella struttura risultano contagiati. Lo screening è partito dal momento in cui uno degli ospiti, che lavorava in un locale pubblico chiuso per Covid, è risultato positivo al tampone. E anche un altro giovane, al controllo medico di fine permanenza nel centro, è risultato affetto dal virus. Quindi test per ospiti e personale, e focolaio con una percentuale altissima di contagi. «Ora aspettiamo le direttive dell’Ats – dice Cermelli – ma non sarà un problema gestire la quarantena nella struttura. Riserveremo uno o due piani di contenimento, e disponiamo già di tutti i dispositivi di protezione. Abbiamo già avuto esperienza con Casa Serena nella gestione del Covid, non è questo che ci spaventa».
L’aspetto più preoccupante invece è un altro: la maggior parte dei migranti passa ben poco tempo all’interno della struttura di accoglienza. Ritornano prevalentemente la sera per dormire. Innanzitutto ogni giorno incontrano gli extracomunitari che risiedono negli altri centri di accoglienza. Si tratta di una comunità con relazioni molto strette, che interagisce col contatto fisico. Molti di loro si incontrano ogni giorno al centro storico di Sassari. Perciò se dovesse partire uno screening negli altri centri migranti, è probabile che il numero di positivi risulti altrettanto elevato.
Non basta: molti di questi ragazzi sono integrati all’interno della comunità, vivono a Sassari ormai da tre o quattro anni, lavorano e hanno una rete di amicizie. Perciò anche il tracciamento dei contatti sarà molto difficoltoso, perché 55 positivi possono aver interagito con una quantità enorme di persone. Alcuni giovani, tra l’altro, per guadagnarsi da vivere, frequentano i posti più affollati, come i supermercati o comunque le vie del commercio. Non si tratta perciò di un cluster circoscritto e isolato come quello di una casa di riposo, dove gli ospiti mantengono una cerchia di contatti ben definita. In questo caso il la diffusione potenziale del virus potrebbe essere capillare e ad ampio raggio, e molto complicata da tracciare. Ci sono ragazzi, ad esempio, che praticano sport, e una squadra di calcio al momento si trova in isolamento. In ogni modo lo scenario è in rapida evoluzione, e l’Ats sta ancora processando altri tamponi e ne dovrà effettuare diverse centinaia.
Sarà fondamentale osservare la curva dei contagi in queste settimane, per capire se in città la situazione Covid sarà ancora gestibile, oppure occorrerà assumere dei provvedimenti più restrittivi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
55 migranti del Pagi di via Predda Niedda martedì scorso si sono sottoposti al tampone, da sabato sono in isolamento fiduciario, e ieri mattina hanno saputo di essere positivi.
O meglio: quando si è diffusa la notizia dei contagi, ancora l’Ats non aveva comunicato l’elenco con i nominativi. «Una situazione surreale, di panico – dice il gestore Pier Paolo Cermelli – e anche complicata da gestire. Perché gli ospiti sono 72, i positivi 55, ma nessuno è sicuro della propria salute perché i nomi ancora non ci sono. Pensate qual è il clima».
Anche due operatori che lavorano nella struttura risultano contagiati. Lo screening è partito dal momento in cui uno degli ospiti, che lavorava in un locale pubblico chiuso per Covid, è risultato positivo al tampone. E anche un altro giovane, al controllo medico di fine permanenza nel centro, è risultato affetto dal virus. Quindi test per ospiti e personale, e focolaio con una percentuale altissima di contagi. «Ora aspettiamo le direttive dell’Ats – dice Cermelli – ma non sarà un problema gestire la quarantena nella struttura. Riserveremo uno o due piani di contenimento, e disponiamo già di tutti i dispositivi di protezione. Abbiamo già avuto esperienza con Casa Serena nella gestione del Covid, non è questo che ci spaventa».
L’aspetto più preoccupante invece è un altro: la maggior parte dei migranti passa ben poco tempo all’interno della struttura di accoglienza. Ritornano prevalentemente la sera per dormire. Innanzitutto ogni giorno incontrano gli extracomunitari che risiedono negli altri centri di accoglienza. Si tratta di una comunità con relazioni molto strette, che interagisce col contatto fisico. Molti di loro si incontrano ogni giorno al centro storico di Sassari. Perciò se dovesse partire uno screening negli altri centri migranti, è probabile che il numero di positivi risulti altrettanto elevato.
Non basta: molti di questi ragazzi sono integrati all’interno della comunità, vivono a Sassari ormai da tre o quattro anni, lavorano e hanno una rete di amicizie. Perciò anche il tracciamento dei contatti sarà molto difficoltoso, perché 55 positivi possono aver interagito con una quantità enorme di persone. Alcuni giovani, tra l’altro, per guadagnarsi da vivere, frequentano i posti più affollati, come i supermercati o comunque le vie del commercio. Non si tratta perciò di un cluster circoscritto e isolato come quello di una casa di riposo, dove gli ospiti mantengono una cerchia di contatti ben definita. In questo caso il la diffusione potenziale del virus potrebbe essere capillare e ad ampio raggio, e molto complicata da tracciare. Ci sono ragazzi, ad esempio, che praticano sport, e una squadra di calcio al momento si trova in isolamento. In ogni modo lo scenario è in rapida evoluzione, e l’Ats sta ancora processando altri tamponi e ne dovrà effettuare diverse centinaia.
Sarà fondamentale osservare la curva dei contagi in queste settimane, per capire se in città la situazione Covid sarà ancora gestibile, oppure occorrerà assumere dei provvedimenti più restrittivi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
