Violenze alla moglie, assolto dopo otto anni
Finito l’incubo giudiziario per un medico anestesista, l’uomo era stato anche allontanato dai figli
2 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Per otto anni un medico anestesista ha vissuto con una grave imputazione sulle spalle: una ripetuta violenza sessuale sulla moglie, istruttrice di palestra, compiuta usando un mestolo da cucina. Accusa pesante, cui s’era aggiunta quella di averla maltrattata irridendola per il suo aspetto fisico e per il ritardo negli studi. Ieri l’incubo giudiziario è finito in tempi da considerarsi inaccettabili: il giudice Simone Nespoli l’ha assolto perché il fatto non sussiste malgrado il pubblico ministero avesse chiesto la condanna a due anni di reclusione. Al dibattimento non sono emersi riscontri processualmente certi delle accuse che la moglie ha confermato in aula e che il medico - difeso da Leonardo Filippi e Lorenzo Sessini - ha respinto con determinazione così come aveva fatto nel corso dell’istruttoria.
I fatti contestati dalla Procura sono collocati fra settembre 2011 e agosto 2012, quando il medico insiste con la moglie per ottenere la separazione a causa dei rapporti coniugali ormai irrimediabilmente deteriorati. La donna - difesa da Paola Pischedda - si oppone, quindi denuncia ingiurie e umiliazioni continue («sei grassa, stai diventando una balena»), fino alle violenze sessuali che il marito avrebbe compiuto servendosi di un mestolo.
Parte anche una controversia sul fronte civile e il medico - patrocinato da Denise Mirasola e Ilaria Secci - perde temporaneamente la possibilità di incontrare i figli insieme all’appartamento coniugale. Fra testimonianze, consulenze e perizie la vicenda assume nel corso del procedimento penale condotto da Gilberto Ganassi connotati diversi: mancano le prove a confortare le accuse e già in fase di indagini, nel 2015, per l’imputazione più grave, quella di violenza sessuale, arriva la richiesta di archiviazione. Mentre la moglie dell’indagato rilancia, presentando una querela per maltrattamenti nei confronti della piccola figlia. Cade anche quella, finché il processo approda finalmente in aula dove la difesa contesta una per una le prove d’accusa. Nel frattempo l’anestesista ha potuto riabbracciare i figli, dopo l’assoluzione potrà riacquisire anche altri diritti di cui è stato privato dal tribunale civile in seguito alle accuse. Ora la parte offesa potrà ricorrere in appello contro la sentenza di assoluzione. (m.l)
I fatti contestati dalla Procura sono collocati fra settembre 2011 e agosto 2012, quando il medico insiste con la moglie per ottenere la separazione a causa dei rapporti coniugali ormai irrimediabilmente deteriorati. La donna - difesa da Paola Pischedda - si oppone, quindi denuncia ingiurie e umiliazioni continue («sei grassa, stai diventando una balena»), fino alle violenze sessuali che il marito avrebbe compiuto servendosi di un mestolo.
Parte anche una controversia sul fronte civile e il medico - patrocinato da Denise Mirasola e Ilaria Secci - perde temporaneamente la possibilità di incontrare i figli insieme all’appartamento coniugale. Fra testimonianze, consulenze e perizie la vicenda assume nel corso del procedimento penale condotto da Gilberto Ganassi connotati diversi: mancano le prove a confortare le accuse e già in fase di indagini, nel 2015, per l’imputazione più grave, quella di violenza sessuale, arriva la richiesta di archiviazione. Mentre la moglie dell’indagato rilancia, presentando una querela per maltrattamenti nei confronti della piccola figlia. Cade anche quella, finché il processo approda finalmente in aula dove la difesa contesta una per una le prove d’accusa. Nel frattempo l’anestesista ha potuto riabbracciare i figli, dopo l’assoluzione potrà riacquisire anche altri diritti di cui è stato privato dal tribunale civile in seguito alle accuse. Ora la parte offesa potrà ricorrere in appello contro la sentenza di assoluzione. (m.l)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
